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Daniele Mazzia: le partite di cash game a Montecarlo

Scritto da
30/11/2013 11:06

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Daniele Mazzia divenne molto conosciuto fra gli appassionati di poker grazie al quarto posto raggiunto nel 2008 all’EPT di Barcellona, eppure il professionista ligure è da tempo un giocatore di cash game live.

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“In estate continuo ancora a giocare quella partita – ci confida – si tratta veramente di una realtà a sé stante, dove più che le capacità tecniche servono tanta sensibilità e capacità di adattamento alle più diverse situazioni.
Nel corso degli anni ho visto molti giocatori fortissimi ostinarsi a puntare su tre street in bluff contro stimati 65enni, che hanno hittato una carta al flop e ma si sogneranno di passare second pair neppure sotto tortura.
Adattarsi a quel tipo di partita, così come cogliere un certo tipo di tell sono tutte capacità che si affinano con l’esperienza, dopo migliaia di ore trascorse a giocare dal vivo. Da questo punto di vista, penso di averne accumulata molta negli anni.
Purtroppo la rake incide in maniera devastante: a Montecarlo è il 3% senza CAP, mentre in Francia arriva al 4% senza CAP, quindi oggi l’azione è molto diminuita. E’ rimasto un tavolo di NL5000 con soprattutto regular che si gioca fra giugno ed agosto.
E’ un peccato che il casinò abbia favorito altri giochi, poteva diventare la poker room live numero uno in Europa, grazie alla location ed al denaro che vi circola”

  • Guardando al field medio contro cui giochi di solito, in cosa pensi sia migliorato maggiormente?

“I giocatori che finiscono col regalare soldi ormai sono quasi del tutto spariti, in quanto o si sono resi conti che il poker non è un gioco che fa per loro oppure sono molto migliorati. Per fortuna mi rendo conto di essere migliorato sensibilmente anch’io, magari potessi tornare a giocare le partite degli anni passati con l’esperienza che ho adesso!
Allora era sufficiente giocare un poker ABC per poter registrare un buon profit, e inevitabilmente chi non ha evoluto il proprio bagaglio tecnico non vince più, o perde addirittura”

  • Come professionista hai sempre avuto un profilo lontano dallo stereotipo del giocatore di poker, sei d’accordo?

“Diciamo che da quando ho deciso di fare del mio lavoro lo scommettere soldi con un vantaggio nei confronti dei miei avversari, troverei stupido chiudere una sessione di poker per bruciarmi tutto il profit in quei giochi dove il vantaggio è tutto in favore del banco.
Per quanto riguarda invece le serate ballas, ho avuto la fortuna (o sfortuna) di entrare in questo mondo ad un’età ormai matura, dove la ricerca degli eccessi è ormai un po’ sopita e soprattutto con un’attività lavorativa alle spalle.
Oggettivamente, penso sia più difficile approcciarvisi con questa mentalità se ci si trova in una situazione analoga quando si hanno vent’anni” 

  • Come pensi debba amministrare il proprio denaro un giocatore professionista?

“Intanto, i conti si fanno a fine anno, visto che è normale poter avere periodi di varianza negativa anche prolungati. Personalmente, non spendo più del solito quando le cose vanno bene né di meno quando vanno male.
Il mio tenore di vita è rimasto lo stesso di quando non giocavo, e soprattutto dovrà rimanere tale anche quando avrò magari deciso di smettere di giocare per dedicarmi ad altro.
Sono un risparmiatore convinto, e guardando anche a quel che accade nel nostro mondo sono sempre più contento di questa mia natura. Meglio mantenere un tenore di vita medio/alto e costante, piuttosto che alternare periodi da milionario ad altri dove sei costretto a stringere la cinghia.
Noi non abbiamo contributi, né tredicesime o liquidazione, quindi chi oggi da giocatore spende la maggior parte di quel che guadagna dal mio punto di vista sta commettendo un errore, in un’ottica di lungo periodo”