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PL50: Phil Galfond e Zenfish passano una mano ai raggi X

Scritto da
03/12/2013 23:09

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Se intendente avvicinarvi al Pot Limit Omaha o migliorarvi, questa è un’occasione da non perdere: non capita spesso che giocatori di livello commentino infatti una mano di PL50.

Hero siede sul cut-off con uno stack di cento big blinds ed in mano k k 4 2 . Decide di flattare l’openraise dell’hi-jack che apre a 1.50 $, ed anche il grande buio chiama: “Il giocatore sul bottone gioca 32/3 3-bet 1 quindi non mi aspetto squeezi light – spiega – e la mia mano è buona, ma nulla di più”.

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Il flop è 6 9 2 , e l’original raiser punta 3 dollari su un piatto di 4.75 $ dopo il check del big blind, venendo chiamato da entrambi. Il turn è il j , ed il copione si ripete: il big blind checka, l’original raiser punta 6.5 $ su un piatto di 13.75, una nuova size bassa che lascia hero indeciso sul da farsi. Ed è qui che entrano in scena i professionisti.


Dapprima interviene “Zenfish“, rispettato regular dei midstakes che spiega: “Non mi dispiacerebbe foldare già al flop. La tua mano ha pochi out su un board connesso, ed in un piatto 3-way. Se decidi di continuare chiamare è comunque meglio di foldare, sia perché il giocatore sul grande buio potrebbe check/raisare, per rilanciare light al flop preferirei avere una mano come un draw debole, che però contenga dei blocker e ci conceda qualche buon out per il turn.
Tieni comunque presente che in un piatto 3-way le tue frequenze di bluff e di floating devono essere ridotte rispetto a quando sei heads-up“.

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Una volta al turn, però, il fold a “Zenfish” pare scontato: “E’ per questo che avrei foldato al flop, ci sono troppi turn su cui sei costretto a passare e troppo pochi in grado di aiutarti”.

Phil Galfond è d’accordo con la sua analisi, ma come spesso è abituato a fare va oltre: “Quel turn cambia parecchio le cose. Per esempio, quando il big blind check/calla puoi pensare che non abbia granché, ma adesso potrebbe nascondere una doppia coppia, magari addirittura con progetto di scala o colore, e perfino topset”.

“OMGClayAiken” spiega inoltre come la “sequenza” del board faccia la differenza: “Se il flop fosse stato j 9 6 ed il turn 2 , allora avrei potuto immaginare anche un raise/fold in bluff, perché in questo scenario il range del big blind è molto più cappato“. Ovvero, contiene poche mani davvero forti.

Secondo Galfond dovremmo avere un raising range al turn, composto sia da mani forti che semibluff, ed anche un range di raise/fold, sebbene su questo punto si mostri più indeciso: “Non so bene con quali mani vorrei raise/foldare, e magari qualcuno potrebbe convincermi che non sia una buona idea. Di sicuro, se il piatto fosse heads-up o se l’ordine delle carte fosse ancora diverso avrei un’opinione differente”.

A dimostrazione, ancora una volta, che quando si analizza una mano di poker spesso ci sono più elementi da tenere in considerazione di quanto in molti siano soliti esaminare.

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