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Poker e droghe: chi le usa, perchè e con quali danni

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30/08/2013 13:57

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Greg Merson commosso dopo il trionfo WSOP dell'anno scorsoChe rapporto c’è tra poker e droghe? Naturalmente non c’è alcun legame diretto tra i due mondi, ma se la dipendenza da sostanze stupefacenti ha intaccato pressochè tutti i campi e tutti gli strati della società, non c’è motivo di supporre che il poker dovrebbe costituire un’eccezione.

La storia dice ad esempio che il più forte di sempre – Stu Ungar – è morto a causa dell’abuso di droghe, e che anche l’ultimo vincitore di WSOP Main Event – Greg Merson – è faticosamente riemerso da una storia di dipendenza.

Questo ovviamente non lega in alcun modo il fenomeno delle droghe alla particolare realtà del poker, ma essendo il nostro mondo frequentato in larga parte da giovani e giovanissimi, far finta di nulla sarebbe altrettanto sbagliato.

Oggi cercheremo di capire in quale modo e per quali ragioni nel mondo del poker si faccia uso di sostanze stupefacenti, e quali possono essere le conseguenze a breve e medio termine.

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Frequentando gli eventi live nazionali come internazionali, non è raro imbattersi in “strani odori” e occhi lucidi, quando si fa un giro in una chillout zone all’aperto durante la pausa di un torneo.

CANNE” – E partiamo allora proprio dai cannabinoidi, il cui uso – come avviene peraltro fra i giovani a tutte le latitudini – è largamente diffuso anche fra i pokeristi. In generale, il THC (tetraidrocannabinolo) ha effetti rilassanti e socializzanti, fa sentire in pace con il mondo e in armonia con chi ti sta intorno.
Sulla sua utilità a livello del gioco ci sono però molti dubbi: difficile infatti pensare che un giocatore “fumato” abbia maggiori capacità di prendere una decisione corretta rispetto ad uno sobrio, anche se gli effetti sulla concentrazione sono soggettivi.

Dall’altro lato, se è vero che non si hanno notizie di effetti letali di queste sostanze, è altrettanto assodato che un abuso prolungato di cannabinoidi tenda a “scollegare” un soggetto dalla realtà che lo circonda, con possibili ricadute in sindromi depressive, in problemi di fertilità e anche di natura cardio-circolatoria (analoghi a quelli dei fumatori di sigarette).

Stu Ungar: in molti si chiedono quanto ancora avrebbe vinto senza il fardello delle drogheCOCAINA – Del tutto inutile parlare di possibili effetti positivi sul gioco: si tratta di una sostanza che dà solo in apparenza un aumento delle capacità cognitive: in realtà, a fronte di un aumento delle capacità recettive, l’eccitazione che la cocaina provoca ha conseguenze nettamente negative sulla concentrazione.

Ben note invece le conseguenze dell’abuso di cocaina sull’organismo: dall’ipertensione arteriosa all’aterosclerosi, dalla trombosi alle disfunzioni erettili, all’infarto e via dicendo, fino alla morte che può sopraggiungere per cause legate alle complicazioni cardiache o respiratorie.

Il fatto che grazie al poker diversi ragazzi si ritrovino molti soldi in tasca, e che la cocaina sia erroneamente associata con un’idea “figa” della vita, la rende comunque un pericolo implicito anche per i pokeristi, che dovrebbero però tenere bene a mente la storia di Stu Ungar. Il “kid” si lasciò convincere che sniffare cocaina potesse aiutarlo a resistere alle lunghe sessioni di gioco rimanendo concentrato, ma sappiamo tutti com’è andata a finire…

ANFETAMINE – Il vero pericolo, nel rapporto tra poker e droghe, è rappresentato dalle droghe sintetiche, in particolare dalle anfetamine. Negli USA se ne parla, sia nei media generalisti che ovviamente in quelli di settore. In particolare, è rimasta celebre una intervista di Brandon Adams alla popolare trasmissione 60 Minutes in cui l’ex pro di Full Tilt ammise di fare un uso regolare di Adderall per aiutarsi nell’attività di scrittore, ma non per giocare a poker. Contestualmente, Adams sosteneva che tale farmaco fosse già molto usato sia fra gli studenti universitari che fra i suoi colleghi poker players.

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Farmaco a base di sali di anfetamina prescritto solitamente per sindrome da deficit di attenzione (ADHD), l’Adderall è guarda caso la stessa sostanza che indusse alla dipendenza Greg Merson, ma a quanto pare il suo uso (come anche del Ritalin, altro farmaco simile) nel mondo dei pokeristi online oltreoceano è abbastanza diffuso.

Nell’immediato, queste anfetamine aumentano la soglia di attenzione, migliorano la concentrazione e la percezione dei dettagli ma anche la resistenza, poiché riducono nettamente la percezione di fatica.

Già da queste prime caratteristiche si comprende come mai diversi grinder dell’online vi abbiano fatto e vi facciano ricorso, viste le lunghe sessioni con molti tavoli aperti da sostenere. Tra gli effetti principali vi è anche la diminuzione del senso di fame, che rende le anfetamine molto utilizzate (illegalmente) anche nel campo dietetico.

Come previsto, però, queste sostanze poi presentano il conto. Ad una iniziale sensazione di forte benessere e di sicurezza in se stessi, nel medio e lungo termine le anfetamine portano crescenti problemi cardiocircolatori ma non solo: fra gli effetti ci sono anche disturbi del sonno, vomito, tremori e allucinazioni. In generale, il deperimento psico-fisico che consegue dall’abuso di queste sostanze può portare anche alla morte.

E non si pensi che un uso saltuario o episodico metta al sicuro da questi pericoli estremi: l’abuso è una diretta conseguenza della forte e rapida dipendenza che le anfetamine come l’Adderall provocano, generando un crescente bisogno di assunzione e quindi un innalzamento delle quantità.

Sul forum americano di twoplustwo c’è un interessante thread sull’argomento, con schieramenti suddivisi tra chi ne predica i potenziali effetti benefici e chi invece mette in guardia da tutte le conseguenze a cui porta l’affidarsi a questi “aiutini”, smontando anche alcune delle tesi “positive”. In particolare, secondo alcuni il generale “sprezzo del pericolo”, che si prova assumendo Adderall e simili, ha una effetto peggiorativo sulla capacità di foldare in situazioni complesse.

CUI PRODEST? – Il dibattito, che riguarda in generale l’uso di droghe nel poker, è però abbastanza viziato in partenza a causa di una contraddizione di fondo, del tutto simile a quella in cui cadono gli atleti che fanno uso di doping.

Che senso ha alterare il proprio organismo per ottenere un beneficio immediato (economico e/o di altra natura), quando il prezzo da pagare sarà molto probabilmente quello di terribili patologie financo alla morte?

A questo interrogativo – ad oggi – nessuna medaglia olimpica, nessun record del mondo e nessun winrate clamoroso al NL400 hanno saputo dare risposta.

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