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Joseph Cheong story: quel ragazzino scappato dalla Corea con una poker face di ghiaccio da $12 milioni

La storia di un predestinato: da bambino scappa da Seoul per laurearsi in psicologia a San Diego ma la strada per il successo la trova a Las Vegas. Della gloria e dei braccialetti non gliene importa nulla. Il suo obiettivo è un altro...

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13/06/2017 12:30

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Nel 1992, La Miranda, città del sud della California da 50mila anime, vede sbarcare un timido ragazzino coreano di soli 6 anni, arrivato con la famiglia, in fuga da Seoul: il ragazzino è Joseph Cheong.

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Joseph Cheong

American Dream

La Corea del Sud sta vivendo una fase di transizione negli anni ’80, e 4 anni prima la sua città natale ha ospitato un’edizione controversa delle Olimpiadi (molti i casi di presunta corruzione soprattutto nella boxe) ed in un paese da  50 milioni di abitanti distribuiti in 100mila metri quadrati, non c’è spazio per tutti. La famiglia Cheong è in grosse difficoltà economiche, così gli USA possono essere la soluzione, visto che gli immigrati sono ancora ben accetti.

Il piccolo Joseph riuscirà in California a realizzare il suo American Dream: è sveglio, intelligente, ha fame e talento per lo studio,  a tal punto che riesce ad ottenere una laurea in psicologia (ma gli vengono riconosciuti anche due diplomi  in Economia e Matematica) all’Università di San Diego.

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Materie che gli serviranno come il pane nelle card rooms californiane per leggere l’anima degli avversari. Eh si perché al college ‘Sanghyon‘ (così lo chiamano a Las Vegas) si innamora del texas hold’em e da quel momento diventa uno dei più forti torneisti in circolazione. In meno di tre anni, da studente modello approda al tavolo finale più bello di sempre (per noi italiani sicuro considerando la presenza del primo November azzurro, Filippo Candio). La sua è un’ascesa impressionante e nel 2010 arriva la svolta

Il mito “subiime”

Ma facciamo prima tre passi indietro. E’ il 2007 e con il nick “subiime” inizia a grindare nelle rooms americane. Due anni dopo esplode e vince in un torneo del circuito FTOPS $55.000 su Full Tilt che gli consente di fare level up. Non perde tempo ed in una manciata di giorni vince 6 tornei da $100 su PokerStars. E’ arrivato il momento di mettere in un cassetto le lauree  e di darsi al professionismo. Una scelta difficile e da ponderare attentamente, ma stiamo parlando di un predestinato che, solo online, riesce a vincere oltre 3 milioni di dollari (1,9 solo su PS.com).

Lo scoppio

Arriva così a Las Vegas dove può sfruttare meglio di chiunque altro la sua poker face. Il suo volto è di ghiaccio, non trasmette mai informazioni o emozioni, neanche quando il nostro Filippo Candio gli fa esplodere gli assi con una scala runner-runner e lui non fa una piega, rimane con pochi spiccioli ma risale la china fino al tavolo finale più importante della sua vita.

Gioca in modo brillante davanti a milioni di americani (e non solo), fa innamorare tutti perché dimostra di non aver paura di perdere, non teme nessuno al tavolo. E’ il vero bullo tra i November Nine.

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La frase

Pochi giorni prima dell’inizio dei November Nine, Joseph Cheong aveva mostrato tutta la sua feroce determinazione asiatica: “del braccialetto non me ne frega nulla, mi interessano solo i soldi”. E tornerà a casa con oltre 4,1 milioni di dollari ma rimangono ancora molti rimpianti per la sua spewata contro Jonathan Duhamel che gli è costata l’eliminazione al terzo posto, quando era di fatto pari stack con il canadese.

Alle WSOP può vantare 34 in the money (per circa 6 milioni di dollari) ma mai una vittoria, d’altronde come disse quel giorno di 7 anni fa, a lui dei braccialetti poco importa. I trofei non contano per chi ha sofferto la fame da bimbo. Meglio le coppe stampate sulle banconote verdi: in carriera ha vinto quasi 12 milioni nei tornei dal vivo da aggiungere ai 3 milioni negli Mtt online.

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