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Clamoroso! I bookmakers inglesi chiudono migliaia di agenzie: quale futuro per le scommesse terrestri?

E' una calda estate quella dei bookmakers inglesi che sono sempre più schierati contro il Governo britannico, ma le motivazioni che li stanno inducendo a tirare giù le saracinesche di molti negozi, potrebbero essere legate alla natura di un business che sta cambiando radicalmente (con una raccolta crescente online).

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22/08/2019 20:03

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William Hill, uno dei più storici brand di scommesse, ha annunciato la volontà di voler chiudere la bellezza di 700 betting shops nel Regno Unito che potrebbe costare il posto di lavoro a 4.500 dipendenti. Si tratta di una percentuale considerevole della rete di agenzie del book della Regina (viene chiamato da decenni in questo modo), considerando che in UK dispone di 2.300 agenzie e 12.500 persone impegnate sul business del retail.

Un betting shop nel centro di Londra

Ma William Hill non è l’unico book che sta tirando i remi in barca. La rivale storica Ladbrokes Coral (del gruppo fa parte anche Eurobet) ha annunciato a marzo che potrebbe tagliare più di 1000 shops. Al momento la stima è stata rivista a 900. Betfred ha reso noto che un gran numero di negozi di scommesse è destinato a chiudere.

GVC (che si è fusa con Ladbrokes-Coral ed è proprietaria di altri book come SportingBet e Bwin), nella relazione di bilancio del 2018, ha anticipato che il nuovo tetto massimo di puntata ridurrà le entrate da 135 milioni a 120 milioni di pounds in due anni. La stessa GVC ha fatto sapere che le entrate dal retail saranno minori del 19%.

Il motivo di questa drastica decisione di William Hill e company nel voler tagliare? Ad aprile il Governo ha deciso di imporre un tetto massimo di puntata da 100 a 2 sterline delle macchinette FOBTs (fixed-odds betting terminals). Cosa sono le FOTB?  Si tratta di terminali, una sorta di slot machines, ma con giochi da casinò che, in questi anni, ha permesso alle società di scommesse inglesi di poter incassare una vera fortuna nelle agenzie fisiche.

Le revenues delle FOBTs trainavano il mercato del betting terrestre nei 4 regni considerando che per quanto concerne solo il betting, la concorrenza era oramai selvaggia con troppi shops attivi e una polverizzazione dell’offerta preoccupante. Gestire il banco non è facile (soprattutto nell’ippica), i margini sono sempre minori ed inoltre bisogna tener  conto anche della crescente tendenza degli appassionati di voler scommettere dal proprio telefonino o computer (il gioco online sarà sempre più il futuro del settore). Un trend che nessuna azione di lobby (come sta accadendo in Italia ad esempio) riuscirà ad arrestare, perché oramai i gusti delle nuove generazioni vanno in quella direzione.

Il mercato terrestre era quindi drogato da queste super entrate extra derivanti dalle FOBTs, macchinette che però hanno alimentato il proliferare delle dipendenze da gioco d’azzardo. Proprio per causa di questi terminali è esplosa l’emergenza ludopatia in UK ed il Governo è intervenuto in modo drastico.

Il settore ora si sente sotto attacco a 360 gradi anche in terra d’Albione. I bookmakers hanno capito che sta tirando una brutta aria anche al di là della Manica ed hanno approvato una auto-regolamentazione molto intelligente sugli spot televisivi (non saranno trasmessi durante le partite di Premier League), evitando così ban della pubblicità come è accaduto in Italia (dove non siamo stati capaci neanche di proporre o discutere di una autoregolamentazione dei messaggi pubblicitari).

Gli esperti nel Regno Unito ora si chiedono quale sarà il futuro del betting terrestre. Le conseguenze le capiremo solo nei prossimi mesi quando i bookmakers inizieranno a tagliare i propri betting shops.

Ma se in UK si pongono delle domande legittime nonostante non vi siano incertezze normative, in Italia si invoca da anni una regolamentazione del terrestre che possa poi portare ad un nuovo bando di gara (utopia?). Si vive nel Bel Paese tra mille incognite tra distanziometri, regolamenti comunali e concessioni che vengono prorogate di anno in anno, creando mille dubbi tra gli investitori. Il business però rimane bello solido: nel 2019, nei primi 7 mesi dell’anno, in agenzia gli scommettitori hanno perso 476 milioni di euro.

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