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ABC del Poker · Strategie di Poker

Diventare pro di poker: perché sì e perché no

Che cosa significa, nel 2019, diventare pro di poker? Quella del giocatore professionista è una carriera che ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Sui piatti della bilancia vanno pesati sia la libertà e la possibilità di fare ciò che si ama, sia varianza, stress, insicurezza e instabilità.

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15/04/2019 15:29

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Ciò che distingue il poker dagli altri passatempi è la possibilità che il gioco diventi qualcosa in più di un hobby: diventare pro di poker, per quanto possa essere una strada non semplice, è un’opzione che qualsiasi appassionato ha la facoltà di valutare.

Spesso chi segue i professional poker player vede soltanto la parte affascinante e divertente di tale carriera, ma la realtà è che diventare pro di poker non è tutto rose e fiori. Anzi. In questo articolo, tratto dal blog di PokerStars.com, andiamo ad analizzare qualche pro e qualche contro.

 

Diventare pro di poker

Volete diventare come Daniel Negreanu? La strada è lunga e faticosa!

 

Pro: poter fare ciò che si ama

Per quanto idealmente dovrebbe essere prerogativa di chiunque, purtroppo non tutti possiamo svolgere il lavoro dei nostri sogni, un lavoro che ci appaghi al 100% non soltanto dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista emotivo.

La sensazione di doversi alzare tutte le mattine e andare a fare qualcosa che non soddisfa pienamente è comune a tante persone. In molti, poi, odiano doversi chiudere in un ambiente per 8-10 ore al giorno, svolgendo qualcosa magari di ripetitivo, 5 giorni alla settimana – magari anche 6.

Ci sono tante carriere soddisfacenti, ma diventare pro di poker è sicuramente un modo per sfuggire a quella che per molti è una trappola: tirare avanti dal lunedì al venerdì per poi godersi il weekend. Certo, ci vogliono talento, etica del lavoro, passione e un mindset di ferro per poter trasformare questo hobby in un lavoro a tempo pieno. Difficile? Moltissimo. Impossibile? No di certo.

Contro: varianza, stress e insicurezza

Ribaltando i concetti di cui sopra, un lavoro che non ci soddisfa potrà essere monotono, ripetitivo, a tratti anche alienante, ma quel che è certo è che finché non lo molleremo, arriverà quel fatidico giorno del mese dove ne raccoglieremo i frutti certi sotto forma di uno stipendio.

Diventare pro di poker significa lanciarsi tra le braccia della varianza, un concetto al quale non possono sfuggire neppure i supercampioni che abbiamo imparato ad ammirare e conoscer in tv: ci saranno periodi in cui le carte ci volteranno le spalle e non vinceremo un piatto neppure contro un avversario bendato.

Lavorare duramente, magari giocare oltre 40 ore a settimana e poi arrivare a fine mese in pari, o peggio ancora in perdita, è qualcosa di altamente stressante. Uno stress che deriva anche dall’insicurezza: impossibile sapere come andrà una singola sessione, figurarsi fare piani troppo precisi sull’aspettativa di guadagno mensile o annuale.

La varianza, poi, può scatenare un meccanismo diabolico che porta a mettere in dubbio le proprie qualità. Il poker si trasforma dunque in un incubo: cooler che si susseguono, scoppi incredibili, ore passate a foldare in attesa di una mano buona che quando ci capita, però, sarà comunque meno buona dell’avversario.

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Pro: libertà

Poter decidere autonomamente i propri orari, prendersi quante pause si vuole e quando si vuole, staccare completamente la spina senza dover aspettare le ferie di agosto, non avere il fiato di nessuno sul collo: sono tutte sensazioni tipiche di chi ha scelto di diventare pro di poker.

Essere padroni di se stessi, poter scegliere di lavorare di più quando ci si sente produttivi e concentrati e di lavorare di meno quando non si è al top. Un controllo totale sul proprio lavoro è un lusso per la stragrande maggioranza delle persone, un lusso tipico invece di chi gioca a poker per vivere.

Anche se a volte il poker può diventare un po’ ripetitivo, come qualsiasi altro mestiere, questo senso di libertà permane. Occhio però a non farsene inebriare troppo, perché il rischio di cadere nel “lo faccio dopo” – e poi non lo faccio proprio – è sempre dietro l’angolo.

Contro: un ambiente super competitivo e l’instabilità

Il poker si evolve ad una velocità tale che fermarsi dallo studio e dalla pratica anche soltanto per un mese significa rimanere indietro e abbattere il proprio winrate. Oggi ci sono tanti strumenti per informarsi e studiare, tanto che persino chi non è in possesso di un talento naturale può arrivare a giocare a buonissimo livello.

Questo significa che l’edge dei professionisti è molto minore rispetto all’epoca pre-boom, quando bastava un buon cervello e un computer per vincere denaro. Oggi la competizione è talmente serrata che l’instabilità nel lungo periodo è un problema di cui tenere conto.

Oggi magari siamo tra i migliori al nostro stake, ma lo saremo ancora tra 6 mesi, 1 anno, 2 anni? E se per qualche motivo non potessimo più giocare a poker da qui a 3 anni? A meno che non siamo in grado di guadagnare davvero tanti soldi, come solo i top player fanno, diventare pro di poker può essere un salto nel buio.

D’altro canto, la libertà ha il suo prezzo.

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Diventare pro di poker: in conclusione

I giocatori di poker professionisti scambiano un lavoro stabile nel lungo periodo e un guadagno mensile garantito con la libertà di inseguire la propria passione.

Attenzione però, questo non significa che il professionismo sia la scelta di vita giusta anche per chi ha talento e skill, perché come abbiamo visto ci sono tante altre considerazioni da fare prima di mollare il proprio lavoro per andare a caccia di un sogno!

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