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Cash Game

Abbandonare una sessione vincente… Perché no? E soprattutto…quando?

Scritto da
23/10/2019 14:00

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Le domande che ci poniamo al tavolo da Poker sono molteplici. Ci sono quelle che riguardano il singolo passaggio di una singola mano, quelle che fanno capo ad un momento importante del torneo, quelle che ci portano a capire se dobbiamo attaccare un particolare avversario, ecc. ecc. Oggi ci chiediamo se sia sempre sbagliato abbandonare una sessione vincente

Domande e risposte

In molti si sono posti la domanda che porremo noi in questo articolo e altrettanti hanno dovuto attendere del tempo per trovare una risposta.

Parliamo di quel momento in cui ci chiediamo se sia giusto o meno abbandonare una sessione che stiamo cavalcando nel migliore dei modi. 

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Siamo nel campo del cash game e, visti i tempi che corrono, stiamo probabilmente giocando una partita di Texas Hold’Em, la disciplina più battuta da due decenni a questa parte. 

Giusto abbandonare una sessione vincente?

La risposta che alla maggior parte di voi è venuta subito in mente, è abbastanza comune e scontata e non sarà di certo lontana da quello che i vecchi padri del poker moderno ci hanno consigliato quando eravamo giovani o, nel caso di chi gioca da poco tempo, è stata letta su qualche libro o su qualche forum. 

E quella risposta è: “non esiste una sola ragione per cui si debba abbandonare una partita profittevole, così come non ne esiste una che ci obblighi a rimanere seduti se stiamo perdendo”. 

In linea di massima l’enunciato appena riportato è tutto sommato inattaccabile.

Le sessioni in cui va tutto liscio sono davvero molto rare, ti senti inattaccabile, una sorta di eroe dei nostri tempi che non conosce sconfitta. E non si capisce per quale motivo dovremmo abbandonare tale splendore. 

Ma non tutti la pensano così

Eppure c’è una corrente, capitanata da Lee Jones, ottimo scrittore di articoli pokeristici, nonchè uomo di poker a tutto tondo che ha lavorato per lunghissimo tempo nell’ambiente, che non la pensa al 100% in questo modo, anzi, fa una netta distinzione che, d’altro canto, è parimenti inattaccabile almeno quanto la precedente. 

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Si potrebbe pensare ad una scelta più conservativa, secondo Jones, quella di abbandonare i compagni di gioco che stiamo riuscendo a dominare in una sessione dorata, semplicemente nel momento in cui cominciano a venirci i primi dubbi sul fatto che sia piacevole o meno continuare a rimanere seduti. 

La distinzione fondamentale è quella di guardarsi dentro e capire se quella partita fa capo a una delle tante che ci devono portare un profitto da incasellare in un medio lungo periodo, stiamo quindi parlando di professionisti, di “lavoro”, di “carriera”, oppure se stiamo partecipando a quella partita semplicemente perché siamo dei giocatori occasionali, o ricreativi e volevamo passare qualche ora a far girare le carte. 

La differenza tra professionista e amatore

Attenzione… Sedersi senza avere i crismi del giocatore professionista, non vuole dire che lo stiamo facendo alla carlona e non sia importante il risultato finale, tutt’altro. 

Vincere è piacevole per chiunque, perdere è in altrettanta misura decisamente fastidioso.

Ma nessuno, se siete dei giocatori amatoriali, vi può giudicare se vi state alzando dal tavolo con un bel profitto che avrebbe potuto essere ancora migliore. 

Siete voi i padroni del vostro destino e, se state cominciando solo a pensare che sia ora di alzarsi, semplicemente prendete il vostro box di plastica, se sono più di un paio di racks ancora meglio e… Alzatevi!

Il ragionamento è ovviamente diverso per coloro i quali hanno deciso di fare del poker una professione, allora in quel momento il divertimento e i ragionamenti meno speculativi possono essere lasciati da parte.

Comunque sia, in bocca al lupo!