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Perché è così difficile foldare nel poker (e come imparare a farlo)?

Riuscire a foldare è uno degli esercizi più complicati per un giocatore di poker, soprattutto alle prime armi: ma niente paura, è perfettamente normale! L’attitudine al fold, però, è una componente fondamentale che impatta in maniera significativa sul nostro mental game.

Scritto da
10/04/2019 11:30

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Alzi la mano chi non ha mai provato la spiacevole esperienza di dover foldare senza soluzione di continuità per buona parte di una sessione di poker. Purtroppo, a volte, capitano giornate in cui le carte non girano, mentre gli avversari sembrano sempre avere qualcosa in più, anche in quelle rare occasioni in cui ci vengono servite mani decenti.

Eppure, saper effettuare fold disciplinati fa parte di una strategia vincente. Il fatto è che, per l’appunto, foldare lascia sempre quella brutta sensazione di aver perso la battaglia, rappresentata da un bel piatto finito tra le braccia del nostro avversario.

 

Foldare

“Mannaggia a me, ho foldato un piattone!”

 

Ma perché foldare ci fa stare male?

Perché, semplicemente, non siamo programmati per investire tempo, energia o risorse senza ottenere nulla in cambio. Che cosa penseremmo se i nostri risparmi, accantonati in maniera certosina, d’improvviso sparissero dal nostro conto in banca senza possibilità di recuperarli? La reazione sarebbe esplosiva a dir poco – e ne avremmo ben donde.

Perciò, è umanamente normale rimanere attaccati a qualcosa su cui abbiamo speso le nostre risorse. Sfortunatamente, nel poker, è l’esatto opposto di ciò che dobbiamo fare.

Spesso capita che il board sia pessimo per la nostra mano, e invece ottimo per il range dell’avversario. Oppure che un giocatore tight improvvisamente rilanci la nostra value bet al river. O ancora che un giocatore passivo chiami la nostra puntata al turn senza che chiudiamo il nostro progetto al river.

In casi come questi, concedere il piatto è obbligatorio, ma non è mai facile. Ciò che dobbiamo ricordare è che quando sperimentiamo il forte desiderio di non foldare, questo è soltanto un istinto (di preservazione delle risorse). Dobbiamo dunque allenare il nostro cervello a funzionare in maniera diversa nel poker, e ad accettare che molte volte investiremo in un piatto che poi non sarà nostro.

Altrimenti, diventeremo delle calling station e perderemo quell’enorme vantaggio insito nel saper foldare mani buone contro player che non bluffano abbastanza spesso.

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La forza di volontà e il fold

Foldare richiede uno sforzo mentale e una determinazione ferrea. Chi più chi meno, tutti noi abbiamo una riserva di forza di volontà che si riempie ogni volta che riposiamo. Ma durante una sessione particolarmente negativa, con gli avversari che sembrano sempre avere proprio ciò che serve per batterci, foldare a ripetizione ci porterà non solo a consumare le nostre chip, ma anche la nostra riserva di forza di volontà.

Che cosa possiamo fare per evitare tutto ciò?

  • Imporci una regola: se la nostra sessione inizia in maniera pessima per la prima mezz’ora, ci prendiamo una pausa e facciamo in modo di recuperare la nostra forza di volontà al 100%.
  • Ci ricordiamo che la varianza non ha memoria. Anche se negli ultimi tre piatti giocati gli avversari avevano il top del loro range, questo non significa che nel quarto piatto ciò sia meno probabile.
  • Ci ricordiamo di guardare al lungo periodo. Una sessione non sposta gli equilibri: il nostro obiettivo è quello di migliorare il nostro grafico a lungo termine. Una sessione negativa su 50.000 mani risulterà quasi ininfluente – a meno di non tiltare!

Il valore atteso del fold

Naturalmente, più la varianza negativa si abbatte su di noi, più è difficile attingere alla nostra forza di volontà e continuare a foldare. Ma dobbiamo ricordare che il denaro perso non ha lo stesso valore del denaro vinto.

Immaginiamo di foldare al river su una puntata da €50 in un piatto di €70, e che la nostra equity sia solo del 10% perché il nostro avversario non bluffa abbastanza spesso in questa situazione. Il nostro valore atteso per il fold è zero: il denaro che abbiamo investito in questo piatto è già perso. Ciò che conta è se possiamo recuperarlo chiamando o se in media perderemo di più.

Il valore atteso del call si può calcolare semplicemente aggiungendo ogni risultato e moltiplicandolo per la sue frequenza. In questo caso, visto che abbiamo detto che vinceremo solo il 10% delle volte, possiamo calcolare così: il totale del piatto moltiplicato per la probabilità di vincerlo (120 x 0,1) + l’investimento che dobbiamo ancora fare al river per la probabilità di perderlo (-50 x 0,9) = 12 – 45 = -€33.

33 euro che abbiamo appena “vinto” semplicemente perché abbiamo deciso di foldare.

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Foldare fa bene!

Da ripetere come un mantra. L’idea è quella di allenare il subconscio ad applicare emozioni positive o negative non in base al loro risultato economico, ma alla loro correttezza. Sentirsi orgogliosi al termine di una sessione priva di errori è fondamentale per costruire questa nuova forma mentis.

Subito dopo il fold continueremo sempre a sentirci un po’ tristi, o a provare un po’ di rimorso, ma dobbiamo fare in modo che questa emozione passi. Quando si dissipa questa negatività, si lascia spazio alla positività di aver effettuato un buon fold, che permette al cervello di rilasciare endorfine che poi verranno riconosciute come causa proprio del fold stesso, creando un circolo virtuoso che ci permette di replicare l’accaduto in futuro.

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