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Psicologia

Alec Torelli: “Come sono uscito dal momento più buio della mia carriera”

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04/02/2016 11:00

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Qualunque professionista del poker ha vissuto un periodo estremamente negativo nella sua carriera, da quelli più noti e affermati a quelli che si sono affacciati da poco al mondo del professionismo. Anche Alec Torelli non scappa da questa regola: per quanto sia da oltre dieci anni uno dei regular delle partite più alte al mondo tra online e live, il player statunitense di origini italiane ha toccato il fondo qualche anno fa, rischiando di compromettere tutta la sua carriera di poker pro. Sul suo canale Youtube Alec ha voluto raccontare quei momenti difficili e spiegare ai suoi sempre più numerosi follower come è riuscito a uscirne. Ecco la trascrizione delle sue interessanti parole:

La mia storia nel poker inizia nell’estate del 2007. Stavo vivendo una godrun straordinaria, avevo vinto il Main Event FTOPS per 250.000$, il torneo online più ricco di sempre fino a quel momento ed ero vincente a qualsiasi limite nel No-Limit Hold’em, dal 25$/50$ al 200$/400$. Era un momento straordinario, ero uno dei dieci giocatori più vincenti dell’online.

In quel momento feci quello che qualsiasi 21enne avrebbe fatto al mio posto. Presi una pausa dal poker per divertirmi e godermi le vincite. Ma quando tornai a giocare percepii che c’era qualcosa di diverso, un’energia differente. Avevo perso il mio ritmo e iniziai a perdere anche ai tavoli. Invece di fare quello che farei oggi, prendermi del tempo per capire cosa c’è che non va, insistetti a giocare per provare a uscire da quella brutta situazione. Non andò bene, ovviamente: persi mezzo milione di dollari, che all’epoca era una cifra altissima per me, ma persi anche tutta la sicurezza nei miei mezzi. Non erano solo i soldi persi a preoccuparmi, ma il fatto che avessi smarrito la mia capacità di tornare a giocare al meglio.

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Feci un grosso level down ma non riuscivo a passare dal 200$-400$ al 5$/10$. Ovviamente anche al NL 1.000$ i soldi erano tanti ma quando ti ritrovi a giocare con uno stack che è inferiore al rilancio preflop dei limiti precedenti è difficile dare il meglio. Non riuscivo a essere stabile mentalmente, anche per colpa del downswing da 500.000$. Un conto è perdere un bankroll di 50.000$, perché comunque sai che è una cifra che ha un determinato valore nella vita di tutti i giorni, ma mezzo milione di dollari? Con quella cifra mi sarei potuto sistemare a vita usando la testa.

Questo è stato il momento più basso della mia carriera, senza dubbio. Ne sono uscito con tre step che voglio condividere con voi:

1. Prendere una pausa. Anche se era l’ultima cosa che volevo fare, perché ero ossessionato dall’idea di recuperare le perdite, riuscii a comprendere che dovevo fermarmi. Staccai dal poker e cercai qualcosa a cui dedicare tutte le mie energie, un progetto che fosse completamente differente e che mi avrebbe permesso di riconquistare la fiducia in me stesso. Così mi allenai duramente e completai un Triathlon su distanza olimpica, qualcosa che volevo fare da tanto tempo. Mi trasferii in Italia, imparai l’italiano e in generale mi staccai completamente dal poker. Questo mi aiutò a ricostruire la confidence. Promisi a me stesso che sarei tornato a giocare solo quando si sarebbero verificate due condizioni: mi fossi alzato al mattino con una voglia fortissima di giocare e fossi stato certo di dare il giusto valore ai soldi in ballo.

2. Lasciare perdere. Lasciai perdere tanti aspetti superficiali della mia vita che non facevano altro che penalizzarmi. All’epoca ero un giocatore high stakes che sfidava chiunque e a qualsiasi limite e questo atteggiamento aveva anche un forte impatto sulla mia vita: con i primi soldi vinti comprai un’automobile sportiva perché ero convinto che mi definisse per quello che ero, anche se lo faceva solo in maniera superficiale. Non appena riuscii a lasciare andare queste cose iniziai a chiedermi perché avessi iniziato a giocare a poker, quale fosse la motivazione originaria. Il poker doveva essere una frustrazione? Un modo per mettere alla prova il mio ego? No, non era niente di tutto ciò: il poker per me era uno strumento per ottenere una vita completamente libera e indipendente.

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3. Grindare. Non c’è niente che sostituisca il duro lavoro per raggiungere gli obiettivi che ti poni. L’unica cosa che sapevo mi avrebbe fatto tornare a vincere era rendere il cash game una sfida. Invece di approcciarmi con depressione a causa del level down, l’ho fatto diventare entusiasmante ponendomi una serie di obiettivi molto impegnativi, che mi costringessero a mettermi alla prova, che fossero il mio carburante per non mollare. Per diverso tempo sono stato molto negativo ma per uscire dalla mia crisi personale mi sono imposto di essere positivo. Iniziai a pensare che dopo aver toccato il fondo avrei soltanto potuto risalire e che se toccare il fondo voleva dire avere 21 anni e giocare il 5$/10$ allora stavo andando decisamente bene. Per ripartire ho speso più soldi di quanti potessi permettermi ma è servito: sono andato più volte in vacanza alle Hawaii e ho acquistato un ufficio per grindare. Fare questo è servito perché mi ha dato un assaggio della vita che avrei potuto ottenere con il poker, mi ha motivato.

Sono riuscito a riprendermi da quel downswing da 500.000$. Il 2009 è stato un anno fantastico, ho distrutto tutti i livelli e sono tornato ai limiti del 2007. La vera svolta c’è stata quando sul finire del 2011 sono andato a Macao e ho vinto molto bene. Negli ultimi anni ho giocato diverse sessioni al cash game No Limit Hold’em con blinds 2.000$/4.000$. Il resto è storia, ho ottenuto risultati straordinari nel cash game high stakes e sono tornato a competere nelle partite più alte del mondo

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