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Psicologia · Visitatore

Cash game: quando è la paura a guidare il nostro gioco

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05/08/2013 14:26

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La paura può giocare brutti scherzi, nelle decisioni prese per la vita reale come in quelle prese al tavolo da poker. In particolare, nel texas hold’em le paure più diffuse sono quella di subire un bluff, di perdere i propri soldi e anche quella di apparire un pollo o un giocatore scarso.

Quando le decisioni pokeristiche vengono influenzate da fattori come quelli appena citati, allora i risultati ne risentiranno. Ne è convinto Corwin Cole, coach di CardRunners e autore di questo articolo.

Di recente, mentre mi trovavo a Las  Vegas, un amico mi ha chiesto un parere su una mano che aveva giocato qualche sera prima ad un tavolo live 2$/5$, durante le WSOP.

L’azione prende il via con due giocatori che limpano da middle position, e il nostro amico si ritrova sullo small blind con a k . La sua mossa è stata quella corretta, ovvero un raise fino a 35$. Uno dei due limpers folda, l’altro fa call.

Sul flop scendono k 10 6 , ottimo per il mio amico che centra top pair top kicker e decide di puntare 60$. L’avversario fa call e al turn scende un j , carta che complica non di poco la situazione.

Corwin ColeIl mio amico punta 150$, con l’intenzione di chiamare l’eventuale allin dell’avversario che in tutto aveva davanti ancora 340$. Così infatti avviene..

Quando gli ho chiesto perchè avesse scelto questa lnea, lui mi ha spiegato che non voleva checkare e concedere una carta gratis. Mi ha anche detto che la sua mano lì è avanti un certo numero di volte e, anche nel caso fosse stato dietro, avrebbe avuto degli outs a disposizione. Quindi, dopo un po’, ha aggiunto “E poi, se non betto quel turn con una delle migliori mani che possa avere, allora che senso avrebbe rilanciare AK preflop?”

Dunque, la sostanza delle cose è che ha giocato la mano in quel modo semplicemente perchè aveva paura di giocarla in modo differente. Apparentemente il suo thinking process non fa una grinza, e non è raro sentirne di simili in simili situazioni. La verità è però che tale ragionamento viene applicato in maniera sbagliata, un po’ come una coperta per non vedere le altre opzioni possibili.

Nella fattispecie, il mio amico aveva paura di dare una free card al turn ma, cosa ancora più importante, ha avuto paura di giocarla in modo più accorto e di apparire dunque debole o scarso. Era totalmente inconsapevole di cosa lo avesse portato a prendere quella decisione, e pertanto non c’erano praticamente speranze che tale decisione fosse quella corretta.

Infatti, i due sono finiti allin al turn e il mio amico ha perso contro a q .

Puntanto 150$ al turn, sicuramente avrebbe vinto il pot uncontested un certo numero di volte, e magari qualche volta avrebbe preso molto valore da mani come KQ. Ma se avesse calcolato l’equity della sua mano al turn, avrebbe capito che lì troppe vlte ti trovi a fronteggiare una scala, un colore o una doppia coppia, perdendo dunque un sacco di soldi.

In questi contesti, ciò che si guadagna vincendo piccoli piatti non compensa quanto si perde in caso di allin. E in fin dei conti, perdere questi grossi piatti fa molto più male rispetto al sentirsi un retard.

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