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Chrome · Psicologia

Il poker e la ricerca dell’equilibrio

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14/05/2010 00:30

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Ammettiamo che siate dei grinder, giocatori abituali e costanti. Poniamo che ogni giorno vi prefiggiate di giocare 1200 mani di cash game, o 40 sit&go, e che siate in grado di farlo senza essere condizionati dall’esito della sessione che state disputando: un equilibrio per molti aspetti ideale ma difficile da mantenere.

A chi infatti non è mai accaduto di trovarsi in una sessione particolarmente vincente, e quindi di decidere di accontentarsi per non rischiare di perdere quanto guadagnato? O chi non si è mai trovato a giocare più di quanto previsto, per cercare di raddrizzare una sessione storta?

Nel primo caso, anche se vi rendete conto che continuando a giocare probabilmente guadagnereste ancora, il timore di rovinare quanto di buono fatto finora è assai maggiore della voglia di ottimizzare i vostri profitti. Nel secondo invece, la voglia di chiudere almeno in pari la vostra sessione vi spinge a giocare vittime di una smania che probabilmente non vi consentirà di esprimervi al vostro meglio: lo sapete, ma vi trovate a farlo comunque.

Per quanto non sia semplice, un vero giocatore cerca di vedere il poker come un’unica, interminabile sessione, e reagisce quindi in modo casomai opposto rispetto agli scenari descritti poco fa.

Nel caso di una sessione negativa, se sente che questo lo ha infastidito o deconcentrato, potrà decidere di terminarla anzitempo, limitandosi a scrollare le spalle di fronte ad una giornata storta. Quando al contrario si troverà in una situazione favorevole, in cui le carte girano per il verso giusto, gli avversari sembrano scarsi e le sensazioni buone, continuerà a battere il ferro finché caldo, ovvero il più possibile.

Riuscire a raggiungere un simile equilibrio nel proprio modo di vivere il poker, una volta che si decide di essere dei grinder, è esercizio faticoso quanto fondamentale. Alcuni potranno essere aiutati in questo dalla propria indole, dal proprio carattere, laddove altri dovranno invece lavorarci sopra, ma quello che fa davvero la differenza è probabilmente l’esperienza.

Chi infatti gioca costantemente vive con sempre maggior distacco le proprie sessioni particolari, perché l’esperienza lo ha reso sempre più indifferente alle oscillazioni nel breve termine: il vero giocatore si preoccupa soltanto del lungo periodo, quello che conta davvero.

Più facile a dirsi che a farsi, naturalmente, ma la ricerca di un sempre più perfezionato equilibrio nel proprio modo di vivere il gioco del poker è uno degli innumerevoli, ineludibili passi da compiere volendo diventare players significativamente migliori.

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