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Assopokerista · Psicologia

Il poker e la trappola della superiorità illusoria

Scritto da
10/02/2013 08:08

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Luke Schwartz ha dimostrato in più di una dichiarazione di sovrastimarsi non poco...La stragrande maggioranza degli automobilisti pare ritenga di avere capacità alla guida superiori alla media, creando evidentemente un paradosso statistico. Quando si parla di capacità nel gioco del poker, le cose non sono poi molto diverse.

In qualsiasi ambito della vita siamo portati a sovrastimare le nostre capacità ed a minimizzare le nostre lacune, questo perché abbiamo bisogno di coltivare una buona immagine di noi stessi tanto a beneficio nostro che altrui. Tuttavia, nonostante questa tendenza generale, parlando con i giocatori di poker texas hold’em ci si potrà rendere conto di un fatto curioso.

Accadrà spesso cioè che cattivi giocatori tendano a sovrastimare le proprie capacità, mentre giocatori abili saranno più inclini a sottovalutarsi. Se la prima volta che ci si approccia al gioco si è tutti degli incapaci, pokeristicamente parlando, col passare del tempo alcuni players diventano sempre più abili e vincenti, altri continuano a perdere: perché questo avviene?

Occorre anzitutto fare una distinzione, pensando a quei giocatori occasionali che vivono il poker online come uno svago saltuario, per i quali il denaro in palio è solo un incentivo, non un fine. Queste persone non trovano interesse nell’investire tempo e sforzi in qualcosa che praticano solo una volta ogni tanto. Il discorso si fa diverso quando si parla di giocatori assidui.

Sostanzialmente, un giocatore diventa abile non tanto perché possiede una predisposizione innata per il gioco, ma prima di tutto perché si approccia a questo in modo costruttivo. Si mette in discussione, affronta le proprie debolezze dando loro il giusto nome e facendo quanto possibile per eliminarle.

La sfortuna è sempre un buon alibiAnche il giocatore perdente si trova presto o tardi innanzi alle proprie debolezze, ma vittima della trappola della superiorità illusoria dà loro il nome sbagliato, con la prevedibile conseguenza di continuare a perdere. Le ragioni possono essere molte: mancanza di umiltà o costanza, poca voglia di lavorare duro e forse anche una virilità fraintesa che gli impedisce di associare a se stesso una debolezza qualsiasi, pena un’inaccettabile senso di frustrazione.

Ecco allora che le sue debolezze vengono mistificate e proiettate all’esterno, prendendo il nome di sfortuna, poker room truccate o giocatori incapaci che – comportandosi al contrario di come dovrebbero – li intralciano inevitabilmente, facendoli perdere. Ancora, e ancora, e ancora. La realtà è che discorsi simili li potrete sentir fare dai giocatori di tutto il mondo, ma ben difficilmente da qualcuno di cui abbiate stima come player.

Sovrastimare se stessi come giocatori non solo impedisce di migliorare negli aspetti in cui si è più carenti, ma probabilmente spinge anche a sottovalutare gli altri, rivelandosi infine un pericoloso, doppio errore per chi voglia essere vincente. Un errore che dovremmo tutti guardarci dal commettere.

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