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Iron · Psicologia

Poker e tilt: uno studio finlandese scopre le carte!

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19/10/2012 10:11

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Ilari 'Ziigmund' Sahamies, finlandese dal tilt facileIl gioco del poker e il tilt sono due facce di una stessa medaglia che gli appassionati conoscono fin troppo bene, ma gli studi su aspetti del genere scarseggiano: ecco perché un gruppo di ricercatori finlandesi guidati da Jussi Palomaki ha indagato il fenomeno, con risultati in parte attesi ed in parte controintuitivi, almeno apparentemente.

Lo studio è stato condotto prendendo come campione di riferimento un gruppo di 417 giocatori finlandesi con età media di 28 anni, iscritti a vari forum di poker, che sono stati suddivisi in due gruppi distinti, in base alla loro esperienza maturata nel gioco.

Da un lato c’erano quindi giocatori amatoriali e piccoli grinder alle prime armi, dall’altro giocatori professionisti, vincenti, esperti. I due gruppi hanno quindi compilato una scala in grado di determinare il loro grado di “sensibilità alle perdite”, ovvero quanto provano sentimenti di rabbia e frustrazione in conseguenza di periodi lungamente negativi, o di grosse perdite in brevi periodi di tempo.

Come i ricercatori si attendevano, non solo chi ha una sensibilità alle perdite maggiore è più soggetto al tilt, ma i giocatori con maggiore esperienza sono anche coloro che hanno un valore  più basso di questa sensibilità: in altre parole, le perdite li lasciano emotivamente più indifferenti, a causa dell’esperienza acquisita.

Fin qui nulla di sorprendente insomma, ma lo stesso non vale per l’ultimo punto preso in esame dalla ricerca.

L’elaborazione statistica dei dati ha infatti evidenziato una significatività inattesa, ovvero che i giocatori con maggiore esperienza (ovvero quelli con più di 2.500.000 mani in carriera, che erano attivi da almeno cinque anni e a livelli non inferiori al NL600) riportano in realtà esperienze di tilt più frequenti e più intense rispetto ai giocatori amatoriali, ma anche questo a ben guardare ha una sua logica.

I professionisti giocano infatti un volume di mani molto maggiore rispetto ai principianti, ed anche se su una singola mano è molto più probabile che rimangano indifferenti, nel lungo periodo è assai più probabile che siano esposti a stress importanti, considerando anche quanto i risultati del gioco siano più significativi nella vita di un professionista che non in quella di un giocatore più o meno occasionale.

Si trattano dei primi passi nello studio di un fenomeno relativamente giovane come quello del poker online, e tuttavia considerando gli importanti risvolti psicologici connessi è molto probabile che non si tratterà dell’ultimo.

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