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Iron · Psicologia

Psicologia e poker: il grinder e l’arte di resistere

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23/11/2012 07:41

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Ilari 'Ziigmund' Sahamies mostra di conoscere pienamente il significato di 'to grind'Con l’esplosione del poker texas hold’em in Italia, sempre più persone si sono affacciate con regolarità ai tavoli di poker online, diventando dei grinder, ovvero giocatori abituali, costanti.

Esistono varie sfumature attorno a questo fenomeno: c’è chi ha deciso di farne la propria professione, chi lo considera un secondo lavoro o chi vi dedica non più di due ore al giorno. Allo stesso modo, esistono sfumature attorno al termine “to grind”, che da un punto di vista pokeristico ben sottolineano quello che vuol dire davvero grindare.

Infatti, “to grind” in inglese significa macinare, richiamando così le ore spese di fronte al pc. Ma, nello stesso tempo, significa anche sgobbare, nonché digrignare, stringere i denti. Macinare, sgobbare, stringere i denti: ecco cos’è il gioco del poker, per un grinder.

Grindare costa tempo, impegno e qualche frustrazione. Ma, come tutto ciò che nella vita segue questa strada, probabilmente rende migliori, non solo come giocatori, se si hanno forza e coraggio abbastanza per resistere.

Un buon grinder teme soprattutto il caso e se stesso. Teme il caso, perché la varianza insita in una singola partita a volte gli sarà amica, ma più spesso avversa, e in un certo senso tanto più avversa quanto più sarà preparato. Un grinder gioca molto proprio per questo: per annullare i capricci delle carte in modo da far emergere quella che è la sua abilità.  Perciò si parla così spesso di lungo periodo, perché è solo lì che i veri valori emergono.

Questo non è facile da accettare nei momenti più duri, quando diamo il nostro meglio e in cambio non abbiamo altro che polvere. Tuttavia, per quanto sia umano provare sconforto nel momento in cui qualcosa ci sfugge, i traguardi più ricchi sono forse quelli in cui le gratificazioni lungo il cammino sono più aride. In questo senso, il poker può essere considerato una buona metafora della vita.

Rudolf Nureyev, uno dei più grandi ballerini di sempreSiamo spesso abituati a cercare risultati immediati nelle nostre esperienze, e se i nostri sforzi non sono subito ricompensati ci assale la rabbia, ci sembrano inutili, ed assieme a loro rischiamo di sentirci inutili  perfino noi. Siamo affascinati dalla bellezza, ma non siamo disposti a percorrere i passi per raggiungerla. Chi non vorrebbe pattinare come Plushenko, o suonare il pianoforte come Horowitz, o danzare come avrebbe fatto Nureyev? Ma quanto spesso ci chiediamo cosa ci sia dietro tanta bellezza, quanto tempo speso, quante rinunce e tentativi andati a vuoto?

Ecco perché un grinder teme se stesso: perché sa che un giorno potrebbe cedere all’umana tentazione di mollare, scoraggiato dai risultati o dall’idea che in fondo non diventerà mai come Patrik Antonius o Phil Ivey. Ma questo, in realtà, ha poca importanza.

Ciascun grinder deve ambire a qualcosa di più, che non emulare i campioni: deve saper scovare in sé il proprio meglio ogni giorno, cercarlo sapendo che c’è anche quando è più buio,  raggiungerlo senza mai accontentarsi per scoprirsi più forte.

Il nostro leopizzo – uno dei più stimati moderatori dell’ area tecnica – tempo fa scrisse nel nostro forum, a proposito dell’atteggiamento che si può avere nei confronti del poker e non solo: “C’è chi impreca contro il destino cinico e baro, e chi si sbatte per cercare di capire le cose: chi avrà successo e chi farà la fame? La risposta non è difficile”. E se quella risposta la conoscete anche voi, nel poker come nella vita non vi resta che scegliere da che parte stare.

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