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Strategie di Poker · Tornei

La size dello stack nei tornei e la preparazione al final table: parola agli esperti

Steffen Sontheimer, Bryn Kenney, Jake Schwartz e Bert Stevens ci parlano dell’importanza della size dello stack e di come approcciare il final table.

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30/04/2021 18:31

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Una delle caratteristiche principali dei tornei di poker, rispetto al cash game, è che la size dello stack è in costante mutamento. Questo perché non dipende soltanto dal numero di chip vinte o perse, ma anche e a volte soprattutto dal rapporto con i bui.

Se nel cash game il big blind è fisso, come ben sappiamo, nei tornei è incrementale: ad ogni nuovo livello corrisponde un aumento della dimensione del grande e del piccolo buio. Facciamoci aiutare allora da quattro top player, per capire come gestire la size dello stack nei tornei.

Le diverse size durante il torneo

Bryn Kenney, Steffen Sontheimer, Bert Stevens e Jake Schwartz hanno condiviso le loro considerazioni ai colleghi di CardPlayer. Ecco come la pensano:

Bryn Kenney: “Le considerazioni sulla size dello stack sono molto importanti nei tornei, specialmente nelle diverse fasi. Bisogna fare attenzione al flow e allo stack di tutti gli avversari. Per esempio, a volte in bolla potrete vincere tutte le mani, perché il tavolo è passivo; in altri casi, troverete avversari aggressivi. Capire le dinamiche del tavolo è fondamentale

Poi dovete capire le dinamiche delle diverse fasi di un torneo. Di solito, più un giocatore dà valore alle sue chip, più dovete giocare aggressivi”.

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Steffen Sontheimer: “Per me il poker è un insieme di più spot o situazioni. Dobbiamo capire che il gioco cambia parecchio in base alla dimensione dello stack. Sto giocando con 20, 40 o 60 bui? Questo influenza la mia strategia.

Ci sono molti giocatori che giocano con 100 bui come farebbero con 40. Quel che vogliamo fare è usare il nostro full stack per fare massima pressione nelle situazioni giuste, ovviamente prima dobbiamo imparare a farlo”.

Bert Stevens: “Nei tornei, lo stack medio durante tutto l’evento di solito è tra i 20 e i 35 grandi bui. Perciò, in generale è difficile fare un confronto col cash game. Nel cash game non vuoi mai andare all-in pre-flop con A-J”

Jake Schwartz:Essere bravi a giocare con tutte le size dello stack è molto importante. Se sei short stack in bolla, ogni decisione che prendi viene amplificata e le conseguenze sono più importanti. Con uno stack medio, hai più margine di manovra, più opzioni. Bisogna però capire bene come non arrivare in bolla da short.

Ovviamente da big stack in bolla siete in posizione invidiabile. Potrete bullare gli short e i mid stack. I tell live sono le cose più importanti in bolla, perché è fondamentale capire quanto un giocatore tiene ad andare a premio”.

 

Steffen Sontheimer

Steffen Sontheimer

 

Le considerazioni sugli stack al final table

Una volta arrivati al tavolo finale, come cambia la strategia dei giocatori di poker professionisti, in base alle variabili legate alla dimensione dello stack?

Bryn Kenney: La dimensione dello stack e la posizione al tavolo determinano quanta pressione potete applicare sugli altri giocatori. Anche il tipo di avversario è importante: c’è chi guarda ad ogni pay jump, c’è a chi non importa nulla e pensa solo a vincere il torneo.

Altra cosa da tenera a mente è lo stile di gioco del player alla vostra sinistra: come si comporta se iniziate ad aprire con molte mani? È passivo? E poi, qual è la dimensione dello stack degli altri giocatori?”

Steffen Sontheimer: “Mi preparo ad ogni final table allo stesso modo e cerco di ridurre tutte le situazioni potenziali a qualcosa a cui sarò pronto. Cerco di andare di posizione in posizione e pensare a tutte le situazioni che potrebbero verificarsi in base agli avversari che affronterò.

In pratica, la mia è una strategia da dividi e conquista. Ovviamente questo implica molto più lavoro rispetto a dire ‘ok, sono middle stack, cercherò di giocare tight e recuperare posizioni’. Se investi tempo per prepararti al meglio, ne coglierai i frutti nel lungo periodo”.

Bert Stevens: “Il final table è la parte più importante di un torneo. Molta della mia strategia si basa sull’ICM. Anche la dimensione degli stack è uno dei fattori più importanti. Ogni final table è diverso, in base anche a come ci arrivi.

Sei chip leader? Puoi allargare i range di apertura, aprire quasi col 100% delle mani e fare pressione. Sei mid-stack? Hai le mani legate, devi lasciare l’iniziativa agli stack più grossi: non venire eliminato prima degli short è fondamentale. Non dovete foldare ogni mano, ovvio, ma il range deve essere solido.

Sei short stack? Puoi azzardare di più, ma dovrai comunque foldare molto. Questo perché il fold non ha un EV solo neutrale, ma può farti guadagnare soldi nel caso qualcun altro venga eliminato”.

Jake Schwartz: “Se sei short stack, è importante non avere paura e prendere rischi calcolati per fare chip. Mi piace pensare che sia quel tipo di mindset per cui non hai nulla da perdere. Se sei big stack, è più importante fare pressione con un occhio all’ICM.

Sapere quanto è importante per gli avversari salire di premio è fondamentale. Tutto sta nelle letture, dovete fidarvi delle vostre letture e delle informazioni che avete raccolto sugli avversari fino a quel momento”.