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Strategia tornei di poker: 3 miti ai quali troppi giocatori credono ancora

In questo articolo di strategia sui tornei di poker, andiamo ad analizzare 3 miti ampiamente sfatati ai quali però ancora in molti si affidano.

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24/05/2020 17:00

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Puoi essere aggressivo anche senza un big stack

Molti player presumono che per applicare la famosa “pressione” sugli avversari ci voglia per forza un big stack. Allo stesso modo, automaticamente chi ha lo stack più grosso del tavolo viene definito come il “capitano”, che tutti gli stack più piccoli devono rispettare.

In primo luogo, una partita di poker è fatta da ogni singola mano, che ha un suo inizio, un suo svolgimento e una sua conclusione. Lo scopo è fare il meglio possibile in ogni singola mano, dove lo stack è solo uno dei fattori da considerare e non è neppure il più importante. A volte dovrete giocare con uno stack short in maniera loose, e altre con uno stack grosso in maniera tight.

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L’aggressività non deve tenere conto soltanto delle chip, ma anche della situazione particolare al tavolo. Perciò, non è detto che non sia giusto “fare pressione” su un big stack. L’importante è che il piano di battaglia sia studiato in base all’avversario e al determinato momento nella mano.

Non per forza se sei short devi giocarti il tutto per tutto

Un altro mito piuttosto comune nei tornei di poker è che una volta raggiunta una certa soglia di bui, l’unica opzione possibile e immaginabile sia andare all-in o foldare.

Esistono situazioni dove è corretto andare all-in con 7-2 e 10 big blind, e altre in cui è altrettanto corretto foldare una mano forte come una pocket pair di 7 con lo stesso stack. Sono esempi estremi, questo è vero, ma spot del genere capitano molto di frequente.

In generale, quando siete short (sotto ai 15 bui) e non avete una mano monster, per investire tutto il denaro del piatto avete bisogno di almeno una di queste due cose:

  • Parecchia dead money già nel piatto
  • Una buona fold equity

Si può difendere il grande buio anche con uno short stack

Tanti giocatori di poker pensano che non bisogna mai chiamare un raise con meno di un numero specifico di grandi bui. Forse una cosa del genere aveva senso a inizio secolo, ed effettivamente in parecchi libri la teoria indicava proprio questo. Ma Rounders è uscito nel 1998 e oggi le cose sono decisamente cambiate.

Nel poker moderno, i giocatori tendono ad adottare una size di apertura pre-flop molto più piccola rispetto a tanti anni fa. Quando vi trovate sul big blind e affrontate un mini-raise, per esempio, avete bisogno di circa il 20% di equity per continuare – e gran parte delle mani hanno almeno il 30% contro quasi tutti i range d’apertura pre-flop.

Tra l’altro, realizzare la vostra equity quando siete fuori posizione (e sul big blind lo sarete, a meno di non sfidare lo small blind) è addirittura più semplice con uno short stack, perché non ci sarà molto da giocare post-flop.

Per esempio, supponiamo che il cutoff piazzi un mini raise: voi avete 6 bui e difendete con 10 8 : come fate a sbagliare post-flop? Se centrate qualcosa, andate all-in; se il flop non vi aiuta, vi mettete in check-fold e risparmiate gli ultimi big blind.

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