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MTT live: come sfruttare l’overthinking degli avversari

Scritto da
04/01/2016 09:00

1.988


Durante l’ultimo WSOP Millionaire Maker, torneo da 1.500$ con più di 7mila iscritti e una prima moneta da oltre 1,2 milioni di dollari, mi sono trovato in uno spot interessante contro un avversario con una marcata tendenza all’overthinking.

overthinking

Siamo in early stage, su livelli 100/200 e ante di 25. Dopo fold generale, la palla passa a questo signore sul bottone, che rilancia fino a 425. Si trattava di un giocatore molto attivo e aggressivo, che era già stato colto un paio di volte in semibluff, riuscendo però sempre a trovare qualcuno dei suoi outs in aiuto dal board per scoppiare gli avversari. In generale, oltre alla sua chiara tendenza all’overthinking, avevo la netta impressione di trovarmi di fronte a uno che avesse quasi il terrore di venire bluffato.

Io mi trovo sul big blind e chiamo con a 7 , una mano forte abbastanza per difendere i bui contro un range ragionevolmente ampio di un avversario di questo tipo sul bottone.

Il flop 7 9 5 mi regala la middle pair top kicker, che non è male ma accompagnata da un board che presenta diversi pericoli. Checko dando la parola al mio iper-aggressivo avversario, che decide di checkare dietro.

La sua scelta non mi ha sorpreso. Ero ragionevolmente certo che il suo check, in luogo della continuatio bet, fosse segno di una mano con un decente valore di showdown, come bottom pair o anche Asso alta. Nella mia valutazione, in nessun caso lui avrebbe checkato con mani deboli come ad esempio K4, nè tantomeno lo avrebbe fatto con mani ben hittate come 98. Perciò la mia convinzione era che avesse una sorta di via di mezzo tra queste due ipotesi.

Sul turn scende un k , una carta che è normale percepire come scary. Ma ragionandoci bene, in realtà non cambiava gran che: gli unici K che il mio oppo avrebbe potuto ragionevolmente avere qui erano K5, K7 o al massimo AK, che rappresentano una porzione ridicolmente piccola del suo range preflop. Così, nella convinzione di essere ancora davanti e che lui avesse dello showdown value, leado per 675 chips sperando in un call. Lui infatti chiama, e tutto sembrava mettersi nel migliore dei modi per me.

Sul river scende un j , e ovviamente non sono contento che la mia sia diventata la quarta coppia del board. Tuttavia, credo che neanche qui sia cambiato moltissimo, e che questo J sia sostanzialmente simile al K cascato sul turn. La mia convinzione qui era ancora quella di battere molte delle mani disposte al call, così effettuo una puntata piuttosto alta, per uno scenario del genere: 1425 chips.

Il mio avversario ci pensa per qualche istante, poi chiama e mucka all’istante dopo avere visto la mia coppia di 7.

Ricordate: non lambiccatevi il cervello inutilmente, non infilatevi da soli in situazioni di call o bluff che in realtà potrebbero funzionare solo di fronte a una combinazione di più fattori insieme. Cercate di mantenere i piedi ben piantati per terra, cercando di ridurre al minimo il rischio di passi falsi. Innamorarsi di un hero call, senza che ci siano le circostanze adatte perchè si verifichi, può portare a perdere porzioni di stack importanti, come è accaduto a questo mio avversario.

Articolo a cura di Corwin Cole, coach di CardRunners

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