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Allin per sette volte il piatto, in bolla tavolo finale televisivo: cosa fai qui?

All'ultimo PPTour Malta, la composizione del final table è stata decisa da una mano molto particolare. La analizziamo per voi.

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04/04/2019 07:47

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Se c’è una cosa bella dei tornei di poker è che nessuna mano è uguale ad un’altra, o almeno ciò capita molto raramente. Se infatti nel cash game è frequente che ci si scontri con 100 big blinds a testa, negli MTT la casistica è molto più complessa da sintetizzare. Dunque, oltre che l’avversario e le sue caratteristiche contano gli stack effettivi e soprattutto il momento del torneo.

Al PPTour di Malta conclusosi lunedì, è capitata una mano quantomeno singolare proprio alla fine del penultimo giorno, in bolla final table. Vediamo di ricostruirla insieme.

Lo showdown della mano che analizziamo oggi

Mizzi vs Matarazzi: la situazione prima dello spot

Siamo al day 3 del torneo, con 9 giocatori rimasti in quello che si suole chiamare “tavolo finale ufficioso”. Ancora una eliminazione e la giornata si concluderà, con gli 8 superstiti che si daranno appuntamento al final table ufficiale e televisivo, previsto il giorno dopo.

Siamo quasi a ora di cena e si gioca da tanto ma non tantissimo. Il livello è 30.000/60.000 con button ante 60.000. L’average è davvero alta: 2.2 milioni. In termini di big blinds sono ben 38 e questo è il risultato di più fattori: la giocabilità implicita nella struttura, la fase bolla velocissima (scoppiata alla prima mano dell’hand-for-hand) ed eliminazioni abbastanza veloci nel day 3 che partiva con 28 giocatori.

Mi dilungo nel presentarvi lo scenario perché ogni elemento è importante, per capire la situazione in cui è maturata questa mano. Al tavolo non ci sono torneisti professionisti in senso stretto, ma tre pro di cash game (Stefano Mazzaferro, Eugenio Cupellini e Germano Cervetti), un pro di sit’n’go lottery (Fabrizio Marancio), tre amatori di lungo corso (Andrea Schettino, Erminio Tofù e Gregor Skawinski), un neolaureato semi-professionista di MTT (Samuele Matarazzi) e una amatrice pura (Marion Mizzi) del posto.

Marion Mizzi

Chi sono i due giocatori

La mano che vi stiamo per raccontare è avvenuta proprio tra questi ultimi due. Marion Mizzi è una imprenditrice molto nota a Malta, non ha certo problemi di bankroll ma si è comunque qualificata con un satellite live. Dallo stile piuttosto allegro, ha “spitato” diverse volte gli avversari con mani marginali, ma ha anche l’abitudine di overbettare spesso e soprattutto di effettuare pesanti “donkbet” (uscire in puntata dopo aver chiamato un rilancio nella strada precedente).

Samuele Matarazzi invece è un 23enne da poco laureato in radiologia e già impiegato nel settore, ma che da 3-4 anni si diletta giocando con profitto MTT. Si è qualificato online con 15€ ed è alla sua prima esperienza in assoluto in un torneo live.

Marion vs Samuele: lo spot

Dopo fold generale, sul bottone Marion Mizzi limpa a 60.000, Marancio da small blind folda e Matarazzi da big blind checka.

Sul flop 8 7 5 Samuele esce puntando 80.000 su pot 210.000, ma Marion sorprende tutti e decide di andare direttamente allin per 1.5 milioni!

Matarazzi ci pensa per un minuto scarso, poi getta una fiche in mezzo dichiarando un call che vale quasi mezzo stack. Prima della mano infatti Samuele aveva 3,5 milioni e l’investimento in questo call equivale al 42,8% del suo stack.

Allo showdown sorprende più la mano di Samuele che quella di Marion:

Marion Mizzi a 10

Samuele Matarazzi 8 4

Turn 5 e river 7 consegnano il piatto a Matarazzi, eliminando la Mizzi e definendo il final table ufficiale del PPTour.

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Anatomia di un push “di braccio”

Samuele l’aveva “giurata” a Marion, in un paio di situazioni precedenti. L’immagine della signora è certamente non delle più  solide, ma ciò può giustificare un call per una porzione importante del proprio stack a un passo dal final table?

Le possibili combo di Marion

In generale questo è uno spot che non tutti i torneisti sarebbero felici di prendere. Marion Mizzi è una giocatrice d’istinto, di braccio. Avendola osservata un po’, si può stimare che entri limpando da bottone con un range vicino al top 60% delle mani. Invece il range di push su quel flop, e dopo la puntata di Samuele, si può forse restringere a: tutte le coppie dagli assi fino ai 4, tutte le combinazioni con due overcards rispetto al flop. A queste vanno aggiunte tutte le combo presenti nel range di apertura, che hanno preso un pezzo al flop: quindi A8, K8, Q8, J8, T8, 98, 87 (sia suited che off suited), 86, 85 (solo suited), ma anche A7, K7, Q7, J7, T7, 97, 87 (sia suited che off), 76, 75 (solo suited), e infine A5, K5 (sia suited che off), Q5, J5, T5, 95, 85, 75, 65, 54 (solo suited). Considerando questo range di push, con 8 4 staremmo al 62,7%. Una situazione profittevole, considerando che dovremmo investire circa il 42% dello stack.

Samuele Matarazzi

L’eV e il lungo periodo

Da un punto di vista del valore atteso sarebbe dunque un call nettamente positivo e dunque non chiamando, nel lungo periodo, perderemmo soldi. Tuttavia non va dimenticato che il poker da torneo è un gioco situazionale e quello live lo è ancora di più. Nei tornei dal vivo il concetto di lungo periodo è da prendere con le proverbiali molle. Provate a chiedervi quante volte, nella vita, ci potrebbe ricapitare di giocare uno spot analogo 9 left a un torneo che paga 60.000€ al vincitore, come questo PPTour. La risposta sarà sempre un numero vicino allo zero.

Vincendo il colpo, come poi ha fatto, Matarazzi salirebbe a 5,1 milioni, mentre perdendo sarebbe sceso a 2 milioni. In quest’ultimo caso la sua posizione relativa nel torneo sarebbe ovviamente peggiorata, da secondo a quinto, anche se con ancora circa 35 big blinds da far valere.

L’overplay e il rischio di lasciarsi trascinare

Va infine considerata la tipologia di avversario. Senza ovviamente alcuna offesa nei confronti di Marion Mizzi, che interpreta il poker come crede ed è giusto che giochi nel modo che la diverte di più, quando ti ritrovi di fronte a un allin da 7 volte il piatto ci sono dei ragionamenti che occorre fare.

Considerata la nota tendenza della signora a “overplayare” (puntare sovrastimando il valore della mano che si ha), è facile immaginare che ci sarebbero potuti essere spot migliori per cercare di concretizzare l’edge, il vantaggio competitivo nei confronti di un avversario che gioca tendenzialmente peggio. Dall’altra parte, tuttavia, la Mizzi aveva perso un grosso piatto qualche orbita prima e c’è la possibilità che questa “sbracciata” l’avrebbe fatta con qualcun altro. Infatti Samuele mi ha confessato che aveva già deciso che contro di lei avrebbe “messo”, alla prima situazione utile.

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Il poker e i “marginali”

Giusto o sbagliato? Difficile dirlo. Nel poker si usa l’espressione “marginale” per definire un call o uno spot in cui il saldo tra valore atteso e rischio è troppo risicato, o solo marginalmente positivo. Qui, anche considerando range leggermente più prudenti rispetto a quello di Marion Mizzi, il call sarebbe corretto da un punto di vista matematico. Tuttavia, anche se non matematicamente, potrebbe essere stato un call strategicamente marginale.

Forse l’inesperienza live di Samuele Matarazzi ha giocato un ruolo importante, nella determinazione a fare questo call. Stefano Mazzaferro, che dei 9 era forse il giocatore più esperto e con una conoscenza profonda di queste dinamiche, ha avuto Matarazzi per diverse ore al tavolo, durante il torneo. Parlando di questo spot a caldo con il diretto interessato, Stefano ha detto al suo giovane collega: “Senti a me, se ci pensavi altri due minuti foldavi”.

E voi cosa avreste fatto? Sareste stati più conservativi di Samuele oppure avreste seguito l’istinto killer?

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