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Strategia MTT: la size delle puntate – prima parte

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15/07/2010 06:30

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Nuovo appuntamento con la guida strategica per gli MTT scritta dal professionista americano Tony “Bond18” Dunst. In questo lungo articolo, che per agevolarne la lettura verrà diviso in due parti, ci parlerà della corretta size delle puntate, aggiungendo alla parte teorica anche diverse analisi di mani realmente giocate.

“I giocatori cash game non hanno troppo rispetto per quelli che fanno solo tornei. Ed una delle cause è che gli specialisti degli MTT non capiscono bene il bet-sizing e le diverse linee post-flop. Soltanto di recente sono riuscito a migliorare su quest’ultimo aspetto, grazie all’aiuto di Andrew “Luckychewy” Lichteberger e Noah “NoahSD” Stephens-Davidowitz. Comunque, per meglio farci spiegare le differenze nel bet-sizing tra il cash game ed i tornei, ho pensato di fare intervenire Aaron “Aejones” Jones.

– Di solito il bet sizing dei cash player è migliore di quello dei torneisti per via della profondità di stack con cui possono operare. Nel cash game dovete spesso capire come avere un grosso ammontare di Big Blind nel piatto per valore, oppure usare tutte le chips del vostro arsenale per rappresentare una mano che davvero non avete.

Nel cash game, il bet-sizing è correlato alle dimensioni del piatto. Tutto quello che ne supera la misura viene considerata come una overbet, mentre una puntata pari a circa le dimensioni del piatto è considerata accettabile o comunque normale. A volte, nei tornei, si vedono giocatori tight che rilanciano pre-flop, checkano sul flop e sul turn e poi bettano due volte il piatto sul river.

Un player del genere ha evidentemente un leak spaventoso: probabilmente non ha idea di come gestire il piatto con la sua mano forte e spera che qualcuno peggio di lui lo paghi su una street con qualcosa di leggermente più debole del suo punto. Come si può ovviare ad una linea del genere? Semplice, basta acquisire valore su più street, magari puntando tutte le volte 2/3 del piatto, oppure check-raisando un oppo aggressivo o ancora estraendo valore tramite il variare delle size delle bet.

Un altro errore che mi capita di vedere nei tornei è quello di limitare le puntate all’ammontare che si pensa possa essere pagato. Tipo: “Punterò solo 1/10 del piatto perchè ho il nuts e non credo che l’altro possa avere granchè. Come potrebbe callarmi, altrimenti?” Questa linea è assolutamente fallace, e con uno che fa simili puntate è abbastanza facile giocarci contro. Comunque, per non perdere il filo del discorso vi dico che il bet-sizing di un torneo dovrebbe essere riferito alla texture del board e non alla forza della propria mano. Inoltre bisogna sforzarsi di costruire i piatti considerando anche i giri di puntate successivi. –

Quindi, come possiamo sfruttare quello che ci ha appena spiegato Aejones? Cominciamo innanzitutto col fare delle puntate che ci possano far ottenere specifici risultati nelle street successive perchè dobbiamo sempre considerarle come un tutt’uno invece di qualcosa di indipendente. Facciamo qualche esempio:

L’errore più comune è quello di non riuscire ad estrarre il massimo valore da una mano forte: o perchè la si slowplaya oppure perchè si ha paura che l’avversario possa foldare. Invece l’idea da seguire è quella di aumentare le dimensioni delle puntate (quando ovviamente ne vale la pena) in modo da arrivare a giocarsi l’intero stack – o una grossa porzione di esso – sulle street successive. Ipotizziamo che stiate giocando un torneo freezout da 55 dollari e che abbiate 3.000 chips iniziali. I bui 20/40 e tutti hanno ancora lo stack di partenza. Ricevete 7-7 da middle position e aprite di 120. L’Hi-jack e il Big Blind chiamano mentre tutti gli altri foldano.

Sul flop scendono K 7 5 rainbow: il piatto è di 380 e BB checka. Questo è uno spot dove in parecchi potrebbero perdersi. Potrebbero checkare invece di puntare per paura di fare scappare gli avversari, oppure potrebbero bettare tipo il 40-50% del piatto per essere sicuri di farsi callare. Invece dovete capire questo: in situazioni del genere se una persona ha una mano abbastanza forte da callare 200 allora probabilmente chiamerà anche 300. Più chips riuscite a far mettere nel piatto e meglio sarà.

Diciamo che puntiamo 300: se uno dei due ci rilancia allora questo è il genere di board dove possiamo chiamare con l’intenzione di mandare i resti al turn, visto non non ci sono carte particolarmente pericolose. Ma supponiamo invece che soltanto uno degli altri due decida per il call.  Quindi, il Big Blind checka, noi puntiamo 300, l’Hi-jack vede e l’altro folda. Il turn è un J ed il piatto è di 980.

Con 2580 di stack rimanente, se bettiamo 700 e l’altro chiama nel pot ci sarà 2400 e ci resteranno 1900 chips, cosa che rende lo shove al river quasi naturale. Come già detto prima, questo non è uno spot dove giocare basso per estrarre valore; il vostro obiettivo è avere un sacco di chips nel piatto. Pertanto, puntate 700 e se l’altro vi flat-calla pushate pure su qualsiasi river.”

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