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Avv. Giulio Coraggio: “il ban della pubblicità lede l’art. 41 Costituzione e il principio europeo di libertà di servizi”

L'analisi e le argomentazioni dell' Avvocato Giulio Coraggio in merito al ban della pubblicità contenuto nel Decreto Dignità.

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13/08/2018 12:30

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L’Avvocato Giulio Coraggio, partner di DLA Piper, è uno dei legali più esperti in materia di e-gaming. Aveva già espresso tutte le sue perplessità su come era strutturato il divieto assoluto sulla pubblicità, in un’intervista per Assopoker quando era stato annunciato da Luigi Di Maio prima dell’approvazione del Decreto Dignità in consiglio dei ministri.

Il Decreto è stato poi convertito in legge la scorsa settimana in Senato con un voto di fiducia.

Una volta approvato, è interessante capire quali siano le impressioni del legale dinanzi al testo ufficiale della legge. Le sue obiezioni e critiche sono ancora più convinte e radicate. Le ha espresse in una suo articolo sul blog GamingTechLaw.com .

Ha espresso, innanzitutto, un parere tecnico: “le disposizioni della legge (per fortuna) sono state redatte con un linguaggio abbastanza confuso”. L’avvocato poi si sofferma sui vari punti del divieto della pubblicità. Vi invitiamo a leggere integralmente il suo intervento in inglese. In ogni caso ci sono alcuni passaggi molto interessanti che meritano una riflessione.

“Dal mio punto di vista, oggi nulla cambia per la pubblicità relativa al gioco per due motivi:

il regime applicabile per “qualsiasi altro tipo di comunicazione di contenuto promozionale” relativo al gioco d’azzardo ha un periodo transitorio fino all’1 gennaio 2019.

Il regime applicabile per gli “accordi in corso” concede un ulteriore periodo transitorio fino al 14 luglio 2019.

Ma non c’è dubbio che gli operatori che fanno investimenti nel settore vogliono avere certezze sulla possibilità di fare pubblicità in futuro. Questa opzione può ora passare solo attraverso i tribunali e le autorità competenti poiché non è richiesta alcuna ulteriore approvazione da parte del Parlamento. Perché il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo può essere messo in discussione?

Esistono diversi motivi per cui il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo può essere contestato, tra cui:

  • È in contrasto con il principio enunciato nella Costituzione italiana sulla libertà di fare impresa, poiché – come espressamente previsto dalla relazione che accompagna il Decreto dignità – tale misura impedisce agli operatori di gioco online di fare affari, in quanto non possono informare e rendere i loro clienti consapevoli dei loro prodotti e servizi in qualsiasi modo, considerando che gli operatori stessi possiedono una licenza che li autorizza e li obbliga effettivamente a offrire i loro giochi;
  • Non è stato notificato il divieto alla Commissione europea secondo la procedura prevista dalla direttiva (UE) 2015/1535 che è applicabile a regolamenti tecnici come quello sulla pubblicità per il gioco d’azzardo;
  • È in contrasto con i principi dell’UE in materia di fornitura di servizi, poiché sta creando una barriera importante all’ingresso nel mercato dei giochi italiano, poiché i nuovi entranti non sono nella posizione di promuovere i loro prodotti e competere sul mercato.

Cosa stanno facendo gli operatori ora?

La strategia degli operatori di gioco potrebbe essere duplice. Si aprirà una nuova stagione di controversie e allo stesso tempo gli operatori potrebbero diventare maggiormente “creativi” per supportare la propria attività.

I canali potenziali per contestare la legge sono entrambi a livello europeo davanti alla Commissione europea e (indirettamente) alla Corte di giustizia europea e, a livello nazionale, dinanzi alla Corte costituzionale che ha già annullato in passato ampi divieti.

Tuttavia, data la lunghezza del processo dinanzi a tali autorità, è necessario procedere rapidamente in quanto il 16 luglio 2019 non è troppo lontano.

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