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Erik Seidel story: dal backgammon al poker via trading, e quello storico heads-up…

Erik Seidel è un’istituzione nel mondo del poker, ma non tutti sanno che l’americano ha cominciato con il backgammon. La svolta è arrivata frequentando lo storico Mayfair di New York, dove ha conosciuto il mondo del trading ma soprattutto quello del Texas Hold’em.

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19/02/2019 11:33

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Per molti appassionati di poker, il primo ‘incontro’ con Erik Seidel è stato… al cinema. Il professionista americano, infatti, è uno dei due protagonisti di una delle scene cult di Rounders, il manifesto del Texas Hold’em. L’altro, ovviamente, è Johnny Chan“il maestro”.

Da quel lontano 1988, Erik Seidel ne ha fatta di strada, come dimostrano i suoi record più che invidiabili. Dopo oltre trent’anni di carriera, il nativo di Manhattan è ancora tra i più forti giocatori al mondo. E dire che il poker lo ha incontrato quasi per caso…

 

Erik Seidel

Erik Seidel

 

La scoperta del Mayfair Club e del trading

Per la rubrica Before the Game, i colleghi di PokerNews.com hanno ripercorso con Seidel la sua storia, cominciata tanti anni fa… grazie al backgammon. Erik imparò il gioco al Mayfair Club, locale storico di cui spesso vi abbiamo parlato: fu lì che incontrò giocatori del calibro di Paul Magriel (definito “un pioniere del backgammon”, Dan Harrington ed Howard Lederer.

A quel tempo, Erik Seidel era un ragazzino abbastanza timido, con qualche difficoltà a socializzare, ma desideroso di imparare dai migliori: “Ai ragazzi andrebbero insegnati di più i giochi; c’è tanto da imparare in termini di teoria dei giochi, ha dichiarato. “Mia figlia più piccola si è interessata molto al backgammon e al poker e ha sviluppato forti capacità matematiche”.

Nonostante un carattere molto schivo e insicuro, Seidel riuscì a trovare lavoro al banco delle ipoteche, prima di passare al trading: Roger Low aveva guadagnato una fortuna l’anno prima. Era un ragazzo brillante, mi insegnò a fare trading e pensai di aver trovato una fonte stabile di guadagno… per circa tre mesi”.

La crisi dell’87 e il poker

Nell’ottobre del 1987, infatti, un crash finanziario mandò in bancarotta la compagnia dove Seidel lavorava, e così Erik si trovò praticamente in mezzo a una strada. Fu in quel momento che gli amici gli consigliarono di provare un gioco diverso dal backgammon: il Texas Hold’em.

“C’era una partita in corso [al Mayfair, ndr] e partecipai. All’epoca erano un po’ tutti agli inizi, e molti di noi erano davvero scarsi. Ebbi l’opportunità di imparare giocando con altre persone al mio stesso livello”, ricorda Seidel: al Mayfair, infatti, a lungo i professionisti non potevano entrare. Dopo un anno gli fu permesso, e a quel punto avevamo gente come Harrington e Lederer ai tavoli”.

Così, dopo aver studiato e imparato il backgammon rubacchiando dai migliori, Erik fece lo stesso anche con il poker. E lo fece benissimo.

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Erik Seidel e l’avventura alle World Series of Poker

Il pokerista americano racconta di aver imparato in fretta: “Stavo facendo davvero bene. L’anno precedente, sia Howard sia Dan avevano raggiunto il tavolo finale del Main Event ed entrambi mi incoraggiarono ad andare a Las Vegas per giocare le World Series of Poker. Mi sembrava una cosa eccitante, e così andai”.

Un ventinovenne Erik Seidel, alla prima esperienza live al di fuori del Mayfair, riuscì ad arrivare all’heads-up del WSOP Main Event 1988, dove se la dovette vedere con Sua Maestà Johnnny Chan: uno scontro che avrebbe fatto storia, non solo per la citazione in Rounders.

“Fu tutto così surreale. Magriel viveva a Vegas e mi ricordo di averci parlato prima dell’inizio del torneo. Mi disse che Johnny Chan era il giocatore più forte del mondo. Ci pensai durante tutto il torneo”. E il destino scelse di mandarlo al testa a testa proprio contro il Maestro.

Il fatto che eravamo in heads-up mi mise in soggezione. All’epoca non avevo consapevolezza di quanto potessi essere bravo al di fuori della nostra partita a New York”, spiega Seidel.

Alla fine, come tutti sappiamo, Erik Seidel fu sconfitto da Chan e si portò a casa $280.000, anche se di quella cifra mantenne solo il 30%. Il resto, infatti, lo avevano comprato amici e colleghi di New York.

[Fine prima parte]

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