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Curiosità

Stu Ungar story: quando vinse torneo di Gin Rummy da 50.000$ indovinando tutte le carte

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25/09/2015 19:55

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Viaggio nel mito di Stu Ungar, scopriamo le curiosità e gli aneddoti più interessanti su uno dei personaggi più noti e controversi del gambling mondiale. Lungi da noi fare i moralisti o esprimere un giudizio sulla sua vita sfrenata e senza limiti, ma è nostro obbligo etico (ed anche legale), mettere in guardia le nuove generazioni sui pericoli subdoli del gioco minorile, patologico e non responsabile (la gestione del bankroll non esisteva per lui), oltre che sull’uso di droghe ed alcool.

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Prima parte – Il “mito” di Stu Ungar ha sempre diviso l’opinione pubblica, la sua figura è stata amata e criticata al tempo stesso, per una condotta di vita sempre oltre il limite. Ma Stuart Errol Ungar quando si sedeva ad un tavolo da gioco metteva tutti d’accordo, fin dai primi anni della sua vita.

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In pochi sanno che Stu ha vinto il suo primo torneo di gin rummy alla tenera età di 10 anni, organizzato al Catskill Mountain Resort dove era in vacanza con i suoi genitori. Un esempio non proprio da imitare, visto i danni subdoli che può provocare la dipendenza all’azzardo nei primi anni di vita.

A 14, era considerato il migliore giocatore in circolazione a New York e per la sua età, era noto nell’ambiente come “The Kid“: batteva regolarmente tutti i giocatori più forti della Grande Mela il piccolo Stu.

Un soprannome che l’ha sempre accompagnato per il suo aspetto giovanile e il suo fisico esile, quasi fanciullesco.

Raccontano che nei primi anni non riusciva neanche a raggiungere il tavolo da gioco. La sua infanzia non è stata semplice: suo padre, un allibratore clandestino, è morto molto giovane e Stu Ungar si è trovato orfano a soli 13 anni.  “Grazie” alle vincite a gin rummy però riuscì a mantenere la sorella e la madre.

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A 15 anni abbandonò gli studi e, stakato da uno scommettitore dalla vista lunga, partecipò ad un torneo da 500$ di buy-in, il più caro della storia di New York. Stu vinse e con le tasche piene di dollari si recò all’Aqueduct, l’ippodromo di New York e perse tutto scommettendo sui cavalli sbagliati. In questa vicenda è racchiusa la sintesi della sua vita. Sono stati parecchi i cavalli sbagliati nella sua intensa ma breve esistenza. Nella grande Mela nessuno più voleva sedersi ad un tavolo con lui. Trovare azione ai cash era un tabù.

Decise di trasferirsi a Miami, la patria del gin rummy. Solita storia: nessun rivale al tavolo verde ma un disastro nella gestione delle sue risorse finanziarie. I suoi soldi finivano sempre nelle tasche dei bookmakers, facendo la fortuna di molti allibratori. La bancarotta era vicina.

Non gli rimaneva che Las Vegas, ultima chance: la capitale mondiale dell’azzardo fu una città molto pericolosa per lui ma anche per i suoi avversari. Stu era sempre in rosso ma racimolò i soldi per pagare il buy-in da 50.000$ e distruggere un torneo di gin rummy, indovinando tutte le carte dei suoi avversari.

Da qui nacque il mito in Nevada, un’eredità e una fama talmente pesante che nessuna persona sana di mente voleva sedersi contro di lui. Iniziò l’isolamento di un giovane fenomeno. La sua era una superiorità schiacciante e i regular non volevano più partecipare ai tornei quando vedevano il suo nome nella lista degli iscritti.

Così i casinò lo pregavano di rimanere fuori dalla lotta. Stu, alla fine, fu prigioniero del suo infinito talento ma anche dei suoi vizi.

Stu Ungar Story – prima parte – continua

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