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Il Tempo: “banda truccava partite di poker. Truffati anche Minieri e Genovesi”

Il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma ha arrestato tre persone perché, secondo gli investigatori, truccavano partite di poker. Le ordinanze sono state emesse dal Gip Giacomo Ebner, del tribunale di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia per i presunti collegamenti dei tre accusati con la Banda della Magliana.

VITTIME

Secondo i quotidiani capitolini “Il Tempo” e “Il Messaggero“, vittime di queste partite truccate, diversi noti politici romani che avrebbero perso al tavolo verde cifre importanti (si parla anche di poste da 170.000€) ed anche due giocatori di poker molto famosi.

Il Tempo, nella sua versione online, ha reso noto che nella rete sono finiti anche “i giocatori professionisti Jackson Genovesi e Dario Minieri, che hanno lasciato sul tavolo verde, rispettivamente, 7mila 400 euro e 12mila 900″.  I due players romani quindi sono stati entrambi truffati in queste partite private secondo le fonti investigative citate dal quotidiano.

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ORGANIZZAZIONE

Per il Tempo, a capo dell’organizzazione c’era “Vincenzo De Angelis alias «Er Caprotto». In manette sono finiti con De Angelis anche Vincenzo Stamegna e Brunella Conforti“. La stampa della Capitale ha poi puntato il dito dei legami dei tre arrestati con alcuni noti politici.

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Ma come avveniva la presunta truffa in queste discusse partite private romane?

PARTITE PRIVATE TRUCCATE

Secondo gli investigatori “la tipica partita di poker si svolgeva così: Vincenzo De Angelis, Vincenzo Stamegna e Brunella Conforti normalmente trovavano i giocatori da invitare all’evento e organizzavano la giocata; prima della partita De Angelis e Stamegna la pianificano scrupolosamente, decidendo quali fra i loro gregari o dealer invitare. A questo punto i due uomini decidevano l’entità della ricompensa da riconoscere ai gregari, solitamente una somma ad importo fisso, e le percentuali con cui spartire fra loro il profitto illecito. Nel dettaglio le indagini consentivano di enucleare numerosissime partite di poker truccate, strategicamente progettate e realizzate da una organizzazione criminale ben definita e strutturata” secondo quanto hanno scritto gli investigatori e la Procura di Roma.

CARTE SEGNATE

Secondo il Messaggero “i tre avevano escogitato un ingegnoso sistema che consentiva loro di truffare le vittime, utilizzando carte da gioco segnate da piccole incisioni, realizzate con un ago e con un inchiostro speciale. Oltre ai tre, finiti ai domiciliari, ci sono anche cinque indagati, tra loro i mazzieri che distribuivano le carte e i gregari della banda, che si prestavano a vincere o a perdere, seguendo gli ordini dei “capi”, per rendere più credibile il gioco”.

STRATEGIA: TRE FASI

Il Messaggero ha poi ricostruito la strategia: “La banda utilizzava uno schema che si svolgeva in tre fasi: quella organizzativa, che consisteva nell’individuazione delle vittime. Quella esecutiva, cioè l’organizzazione delle partite e, infine, la spartizione degli incassi, che venivano divisi tra i tre con il 33% a testa delle vincite di ogni partita, dopo aver detratto i compensi per gli altri complici. In soli quattro mesi erano riusciti a guadagnare oltre 330 mila euro“.