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Portogallo: blackout nel poker online mentre il governo assicura: “si alla liquidità aperta” . La spada di Damocle delle tasse

Paradosso in Portogallo: le rooms si sono ritirate, ma dopo un anno il mercato non è stato ancora regolamentato nel poker. L’ente governativo promette: presto la nuova normativa che consentirà liquidità internazionale anche nel betting exchange. La tassazione però sembra insostenibile per rooms e giocatori.

A Lisbona oramai quando parli di gaming online, vige la legge del paradosso: le licenze del casinò e per le scommesse sono state appena assegnate mentre le poker rooms attendono da mesi lo start, nonostante le mille promesse del Governo.

Notizia di oggi: l’ente regolatore Srij ha rilasciato una licenza a Betclic Everest (attraverso la società lusitana BEM Operations Limited) anche per il gambling puro. E’ la seconda rilasciata al gruppo francese dopo quella sul betting. Betclic.PT potrà proporre una tipologia di slot online, giochi forniti dallo sviluppatore svedese Thunderkick Games, come annunciato da PokerIndustryPro.

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Cristiano Ronaldo è sponsorizzato da PokerStars ma a Lisbona la prima room mondiale è in attesa da più di un anno della licenza

L’assegnazione delle licenze procede però a rilento: è solo la quarta che è stata assegnata da quest’estate. La prima nei casinò è stata un privilegio dell’azienda locale Estoril Sol.

Tutte le poker rooms straniere (in testa Pokerstars) si sono ritirate dal mercato grigio in attesa della regolamentazione che tarda però ad arrivare nel poker. Il Governo da due anni promette, promette, ma zero fatti. Addirittura Srij ha assicurato ai giocatori che la liquidità sarà aperta.

Da nostre fonti fidate, sappiamo che Italia e Portogallo hanno garantito – tre settimane fa a Parigi – all’Arjel che aderiranno al mercato comune con la Francia. Inoltre, il Governo lusitano ha garantito un’apertura alla liquidità anche nel Betting Exchange (Betfair).

Il Portogallo è quindi della partita, ma i giocatori in questo momento sono rimasti con il mouse in mano e sono furiosi. L’ente Srij assicura che “la nuova legislazione è in fase di ultimazione” e consentirà l’apertura alla liquidità internazionale nel poker online e nel Betting Exchange.

Nonostante i proclami però Bwin.party, 888Poker e PokerStars sono ferme da più di un anno. Ma Srij ha rassicurato le multinazionali: i ritardi nel poker sono dovuti alla regolamentazione dei casinò. I regolamenti sono già stati proposti agli organi politici, serve solo la notifica della Commissione Europea.

Il gruppo di giocatori portoghesi Anaon (una sorta di sindacato) ha emesso un comunicato stampa contro questi ritardi inspiegabili. Anche in caso di approvazione del regolamento nelle prossime settimane, bisognerebbe aspettare tre mesi per la notifica a Bruxelles. Insomma, prima della fine del 2016 sarà impossibile che il mercato del poker online possa vedere la luce.

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C’è però una spada di Damocle che pende sulla testa dei players: in attesa di conferme con il regolamento che deve essere ancora pubblicato, nel poker  si applicherà un prelievo variabile dal 15% al 30%, in base alla rake prodotta, come ci ha segnalato Rui Barbosa dell’associazione: ANAon (associazione dei gamblers online portoghesi).

Se ad esempio, la rake lorda degli operatori sarà inferiori a 5 milioni annuali, si applicherà il 15%. Se verrà superata la soglia dei 10 milioni invece l’aliquota sarà del 30% sul rake (fuori da ogni logica).

In caso di accordo con la Francia invece si applicherà il 2% sul pot, ovvero un prelievo che potrebbe variare dal 35% al 42%. Ma perché non far cambiare il sistema fiscale a Parigi? Perché l’Europa deve uniformarsi ad un modello che non funziona da 7 anni a questa parte?

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Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.