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Tornei di poker: che cos’è la stack utility?

Dylan Linde all'EPT di LondraQuando si gioca un torneo di poker, sia online che live, ci sono numerosi fattori in grado di influenzare le nostre decisioni: uno di questi è la stack utility, ma di cosa si tratta e perché un buon giocatore dovrebbe tenerne conto?

Ce lo spiega lo statunitense Dylan “ImaLucSac” Linde, buon amico di Kevin “ImaLuckSac” MacPhee, tanto che curiosamente i due su PokerStars hanno quasi lo stesso nickname. L’occasione per toccare l’argomento ce la offre un terzo giocatore, che partecipando ad un torneo live si trova coinvolto in questa mano.

Sono rimasti 11 giocatori, tutti a premio, noi abbiamo 14 big blinds e siamo i più corti ad eccezione di un player, una signora che ha dato prova di essere eccezionalmente nitty e che si è ridotta ad avere otto big blinds: “Oltre ad essere irragionevolmente chiusa, quando aveva fiches passava dal foldare in continuazione all’aprire con size stravaganti, come 5x o 8x – viene spiegato – è chiaramente inconsapevole di molte nozioni basilari legate ai tornei”.

Ora, il problema è che la signora decide di openpushare, e noi abbiamo AT da bottone: dovremmo 3-bettare all-in, o contro di lei possiamo permetterci il lusso di un fold che non troveremmo mai con un altro avversario? Secondo Dylan dovremmo foldare, per due ordini di ragioni.

La prima, è il suo range: “Sicuramente può openpushare KQ e alcuni assi che dominiamo, ma non tutti viste le nostre informazioni. Inoltre, a volte potremmo trovare con una mano i giocatori sui bui”. Ma il motivo principale per cui suggerisce di passare è un altro, legato appunto alla stack utility.

“Se chiamiamo e vinciamo andiamo attorno ai 28 big blinds, che sicuramente ci consentono più spazio di manovra – ammette – ma quando perdiamo rimaniamo con sei big blinds, e questo significa non avere più alcuna fold equity preflop, nel momento in cui qualcuno decide di openraisare”.

Il nostro stack attuale, infatti, è ancora in grado di far male agli avversari più deep, che possono openraisare in modo relativamente wide ma non possono chiamare la nostra 3-bet all-in con altrettanta leggerezza.

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In altre parole, uno stack di 28 big blinds non ci dà – a giudizio di Dylan – un vantaggio tale rispetto ad uno di quattordici, da correre il rischio di ritrovarci con sei big blinds, rischio a suo avviso non così piccolo in questa particolare situazione.

Questo fa capire come, a prescindere dal giudizio sulla mano specifica – nella quale hero 3-betta all-in e sbatte contro QQ – aver ben presente che cosa ci permetta di fare uno stack di certe dimensioni piuttosto che di altre possa trasformarsi in un elemento cruciale, per decidere cosa sia più opportuno fare in una determinata situazione di gioco.

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