Tilman Fertitta sta per acquistare Caesars per quasi 18 miliardi di dollari, diventando l'uomo più influente dell'impero del gioco americano (visto che è anche azionista di riferimento della prestigiosa catena Wynn Resort e delle sale Golden Nugget più del bookmaker DraftKings). Ma la sua seconda occupazione, è quella prestigiosa di ambasciatore degli Stati Uniti in Italia e, in questi giorni, il suo ruolo è molto delicato dopo le bordate di Trump contro la Premier Meloni. Per il Dipartimento di Stato USA è uno dei dossier più caldi.
Fertitta non è un diplomatico in carriera, però se la sta cavando molto bene e riesce a rappresentare al meglio in Italia la diplomazia a stelle e strisce: è riuscito a smussare le tensioni tra una premier sotto i riflettori e un presidente irritato con mezza Europa.
Possiamo dire che il "croupier" più ricco d'America si è seduto al tavolo della diplomazia e sta ricucendo i rapporti tra il Governo italiano e l'amministrazine USA che non è solo il presidente Trump.
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L'ambasciatore Tilman Fertitta: magnate del gioco e diplomatico
Pochi giorni fa lo avevamo raccontato l'operazione di acquisto di Caesars (l'offerta è vincolante), il marchio William Hill USA e — di fatto — tutti i casinò e resort che ospitano le World Series of Poker, in un'operazione da 17,6 miliardi di dollari. Il più grande affare nella storia dei casinò, firmato dal miliardario texano che oggi è anche il rappresentante degli Stati Uniti a Roma.
Questa doppia identità — magnate del gioco e diplomatico — sembrava una curiosità giornalistica. In questi giorni, invece, è diventata sostanza politica. Perché Tilman Fertitta si è ritrovato nel ruolo più scomodo e più importante della sua carriera diplomatica: quello di mediatore tra il governo di Giorgia Meloni e l'amministrazione di Donald Trump, in una fase di evidente nervosismo tra Roma e Washington.

Chi è l'uomo più potente di Las Vegas
Per chi ci segue, il personaggio è ormai noto. Forbes lo colloca tra i cento americani più ricchi, con un patrimonio attorno agli 11 miliardi di dollari. È il proprietario di Landry's e del Golden Nugget, è il primo azionista di DraftKings e Wynn Resorts, possiede gli Houston Rockets in NBA e presto controllerà anche Caesars Entertainment. Difficile trovare, nel mondo del gioco, qualcuno con più potere concentrato nelle stesse mani.
Dal maggio 2025 a tutto questo ha aggiunto un titolo che con le fiches non c'entra nulla: ambasciatore degli Stati Uniti in Italia e San Marino, nominato da Trump, di cui è storico finanziatore. Ha presentato le credenziali al presidente Mattarella e si è insediato a Roma. Un croupier prestato alla diplomazia — o, se si preferisce, un diplomatico che del rischio e delle relazioni ha fatto un mestiere per tutta la vita.
Il pompiere tra Roma e Washington
È in questa veste che, nelle ultime ore, Fertitta è intervenuto a più riprese per raffreddare le tensioni tra i due governi.
In un'intervista a Sky TG24, l'ambasciatore ha speso parole positive per la premier italiana: secondo lui Meloni ha fatto "un lavoro eccellente" in quasi cinque anni, portando l'Italia a diventare un leader mondiale e a godere di grande rispetto. Un endorsement pesante, che arriva in un momento tutt'altro che casuale.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto un lavoro eccellente qui in Italia per quasi cinque anni, portando l'Italia a diventare un leader mondiale, e gode di grande rispetto: penso che gli italiani siano molto intelligenti e continueranno a prendere le decisioni giuste nella loro leadership.
Tilman Fertitta, Ambasciatore USA in Italia e San Marino a Sky Tg24
Perché sullo sfondo c'è un attrito reale tra Trump e Meloni, che Fertitta si è premurato di ridimensionare. Li ha descritti come perfettamente sulla stessa lunghezza d'onda, spiegando che in qualunque relazione "nulla è al 100%" e che un piccolo disaccordo tra due leader così osservati diventa inevitabilmente un grande caso. La sua formula, ripetuta anche a Bloomberg, è stata tranchant: la divergenza personale non intacca i rapporti tra i due Paesi, che restano "grandi alleati", con la partnership militare intatta.
Il ritratto che ne fa è quello di un Trump irritato non con l'Italia, ma con l'intera NATO — e proprio per questo, secondo l'ambasciatore, particolarmente esigente verso un alleato forte come Roma, da cui Washington "si aspetta molto".
"Abbiamo un accordo bilaterale con l'Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni."
Fertitta sta nel solco tracciato dal Segretario di Stato USA, il potente Marco Rubio che si è recato in visita proprio alla Meloni la scorsa settimana. Per l'apparato diplomatico statunitense, preservare l'alleanza con l'Italia e salvare la Nato è una priorità, ben consapevoli delle tensioni create da Donald Trump.
L'apparato di potere statunitense sta cercando di gestire i danni diplomatici e mediatici causati dal Presidente in carica che sta mettendo in discussioni alleanze strategiche che durano da quasi 80 anni.
Il nodo Iran e le tensioni da smussare
Quelle parole non sono arrivate nel vuoto. Erano la risposta a una domanda precisa sul sostegno italiano alle operazioni militari statunitensi contro l'Iran.
Il caso era esploso dopo che il segretario generale della NATO Mark Rutte, in un'intervista a Fox News, aveva dichiarato che circa 500 aerei militari americani sarebbero decollati da basi in Italia a supporto dell'operazione contro Teheran. Una ricostruzione che il Ministero della Difesa italiano ha smentito, precisando di aver autorizzato esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, "non cinetiche", nel pieno rispetto dei trattati e degli indirizzi parlamentari.
In mezzo a questo terreno minato, Fertitta ha scelto la linea della distensione totale. Ha ricordato che un accordo sui minerali critici tra Stati Uniti e Italia, denominato Pax Silica (in chiave anti-cinese per rendere la Nato sui semiconduttori e l'intelligenza artificiale), sarà firmato nelle prossime settimane: un segnale di riavvicinamento, dopo che Roma aveva rinunciato a partecipare al vertice che avrebbe dovuto ospitarne la firma, in seguito proprio alle dichiarazioni di Trump sulla premier. Persino sull'eventuale invito di Meloni alle celebrazioni del 4 luglio all'ambasciata, l'ambasciatore ha tenuto un profilo prudente e accomodante.
Fertitta gestisce il gioco
L'ambasciatore, da uomo di casinò, pare essere entrato nel ruolo giusto: gestisce il gioco, tiene i nervi saldi, sa quando alzare la posta e quando passare. È esattamente ciò che Tilman Fertitta sta facendo a Roma.
L'uomo che ha costruito un impero leggendo le persone meglio delle carte si trova ora a leggere due leader, a calmare un tavolo surriscaldato e a tenere in piedi una partita — quella dell'alleanza tra Italia e Stati Uniti — che vale incomparabilmente più di qualsiasi jackpot. Il magnate del gioco è diventato il regista discreto di un equilibrio geopolitico.
Resta una domanda, di quelle che a Las Vegas conoscono bene: quando il banco ha interessi così grandi da entrambe le parti del tavolo, fin dove può davvero spingersi? Per ora Fertitta gioca la sua mano da mediatore con la sicurezza di chi è abituato a non scoprire mai del tutto le proprie carte. E, almeno a giudicare dai toni, sembra deciso a non far saltare il banco.