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Terremoto nel basket: l'NBA vieta alcune scommesse sui giocatori, ecco cosa cambia!

La lega americana introduce nuove restrizioni sulle scommesse sportive dopo le inchieste che hanno travolto il basket professionistico. Stop ad alcune tipologie di player props (puntate sulle performance dei giocatori) e alle multiple considerate manipolabili. Coinvolti i colossi del betting statunitense DraftKings e FanDuel. Ma dietro il giro di vite c'è una questione molto più delicata: proteggere l'integrità della NBA senza compromettere un mercato miliardario.

Si tratta di un fatto importante per tutta l'industria e filiera delle scommesse nel mondo perché altre leghe e altri sport (quindi anche federazioni) potrebbero seguire l'esempio della National Basketball Association.

NBA interviene per tutelare l'integrità della competizione

Negli Stati Uniti il rapporto tra sport professionistico e scommesse sta attraversando una fase delicatissima. Per anni la NBA ha guardato con crescente interesse al mercato del betting, diventato una fonte importante di ricavi attraverso sponsorizzazioni, accordi commerciali e partnership con i principali operatori. Adesso, però, la lega guidata da Adam Silver si trova costretta a fare i conti con il rovescio della medaglia.

Le scommesse non sono più soltanto un'opportunità economica, ma anche una minaccia per la credibilità delle competizioni.

E così, a pochi giorni dall'inizio della stagione 2026-2027, la NBA ha deciso di intervenire direttamente, imponendo ai bookmaker partner una serie di restrizioni sulle tipologie di puntate considerate maggiormente esposte al rischio di manipolazione.

La decisione, comunicata il 16 ottobre attraverso un memorandum indirizzato agli operatori e accompagnato da nuove disposizioni per le franchigie, arriva dopo gli scandali che hanno coinvolto alcuni protagonisti del basket americano.

Non si tratta di un divieto generalizzato sulle scommesse NBA, ma di un intervento mirato sui mercati più vulnerabili. E non è un dettaglio secondario: la lega non vuole rinunciare al betting, ma cerca di eliminare quelle opportunità che potrebbero consentire a un atleta di influenzare deliberatamente l'esito di una scommessa senza necessariamente alterare il risultato della partita.

NBA, quali scommesse sono state vietate: stop a multiple e player props

Il provvedimento riguarda soprattutto le cosiddette player props, le scommesse legate alle prestazioni individuali dei cestisti: punti segnati, assist, rimbalzi, tiri e altre statistiche.

Negli ultimi anni questi mercati hanno assunto un ruolo sempre più importante nell'offerta dei bookmaker americani, anche grazie alla possibilità di combinare più selezioni nella stessa schedina.

Proprio alcune di queste combinazioni sono finite nel mirino della NBA.

La prima restrizione riguarda le multiple costruite sugli Under statistici dello stesso giocatore. Non sarà più possibile combinare in una parlay (una schedina) più selezioni che prevedano il mancato raggiungimento di determinate soglie individuali da parte dello stesso atleta.

Per fare un esempio, una multipla che preveda contemporaneamente meno di 15 punti, meno di 5 rimbalzi e meno di 4 assist per un determinato cestista rientra nella categoria colpita dal divieto.

Il motivo è semplice: se un giocatore decide di ridurre volontariamente il proprio contributo oppure abbandona anticipatamente la partita, può influenzare contemporaneamente più statistiche. Una sola condotta può quindi incidere sull'esito di diverse selezioni della stessa scommessa.

Altri mercati che rientrano nel divieto

La NBA ha inoltre disposto restrizioni su altri mercati particolarmente sensibili:

  • Under sui giocatori con minutaggio ridotto: vietate le puntate Under sulle statistiche degli atleti che si prevede possano giocare meno di 12 minuti.
  • Primo evento della partita: eliminate le scommesse sul primo giocatore a realizzare un canestro, una tripla, un assist, un rimbalzo, una stoppata o una palla rubata.
  • Salto a due iniziale: stop alle puntate sulla squadra o sul giocatore vincitore della contesa iniziale.
  • Tiri sbagliati: vietati i mercati che permettono di scommettere sul fatto che un determinato giocatore fallisca il primo tiro, il successivo oppure un tentativo specifico.

L'obiettivo è impedire che eventi isolati, potenzialmente controllabili da un singolo atleta, possano diventare oggetto di accordi fraudolenti.

Le nuove limitazioni si aggiungono a quelle già introdotte nelle precedenti stagioni, che riguardavano alcune puntate sui giocatori con contratti two-way o di dieci giorni, nonché mercati relativi a palle perse, falli e tiri liberi sbagliati.

La stretta, attualmente rivolta agli operatori partner della NBA, sarà estesa anche alla WNBA a partire dal 2027.

scommesse limitate NBA
scommesse limitate NBA

Il caso Jontay Porter: una scommessa da 80.000 dollari che poteva pagarne 1,1 milioni

Per comprendere la portata della decisione bisogna tornare al marzo 2024 e a una vicenda che ha segnato profondamente il rapporto tra la NBA e il mondo delle scommesse.

Il protagonista è Jontay Porter, allora giocatore dei Toronto Raptors. Prima della partita contro i Sacramento Kings del 20 marzo 2024, Porter aveva comunicato informazioni riservate sulle proprie condizioni fisiche a una persona che sapeva essere coinvolta nelle scommesse sportive.

Un soggetto collegato a quel giro di scommettitori aveva successivamente effettuato una puntata multipla da 80.000 dollari, costruita proprio sulle prestazioni inferiori alle soglie statistiche previste dal cestista. La vincita potenziale era impressionante: 1,1 milioni di dollari.

Porter rimase in campo soltanto pochi minuti, favorendo l'esito delle selezioni Under. La giocata, tuttavia, venne individuata come sospetta e bloccata dall'operatore, senza che il premio fosse regolarmente corrisposto.

L'indagine interna della NBA accertò inoltre che il cestista aveva limitato volontariamente la propria partecipazione ad almeno una partita per influenzare il risultato delle scommesse, oltre ad aver violato altre disposizioni sul betting.

Il 17 aprile 2024 arrivò la decisione più severa: squalifica a vita dalla NBA. Porter ha successivamente ammesso in sede giudiziaria il proprio coinvolgimento nella frode.

Il caso ha dimostrato quanto possa essere vulnerabile un mercato fondato sulle statistiche individuali. Non occorre perdere volontariamente una partita, né sbagliare un tiro decisivo. Può essere sufficiente uscire dal campo anzitempo per alterare l'esito di una serie di scommesse.

Terry Rozier e gli scandali che hanno travolto il basket americano

Quello di Porter non è rimasto un episodio isolato purtroppo. Nell'ottobre 2025 un'inchiesta federale ha portato all'arresto di diversi personaggi legati alla NBA, tra cui Terry Rozier, ex giocatore dei Miami Heat, Chauncey Billups, già allenatore dei Portland Trail Blazers, e l'ex cestista Damon Jones.

Le indagini hanno riguardato filoni differenti, tra presunte informazioni riservate utilizzate per scommettere sulle partite e partite di poker truccate, queste ultime secondo gli inquirenti collegate anche ad ambienti della criminalità organizzata.

Un quadro che ha contribuito a compromettere l'immagine della lega americana.

La partita incriminata del 2023

Particolarmente rilevante, per le nuove restrizioni, è il caso Terry Rozier. Gli investigatori hanno concentrato l'attenzione su una partita del marzo 2023, quando il giocatore vestiva la maglia degli Charlotte Hornets.

Rozier lasciò il parquet dopo circa nove minuti. Secondo l'accusa, alcuni scommettitori avrebbero sfruttato informazioni sulla sua prevista uscita anticipata per effettuare puntate Under sulle sue statistiche individuali.

Nel maggio 2026 le accuse a suo carico sono state ulteriormente ampliate, includendo contestazioni relative a una presunta tangente da 100.000 dollari. Rozier si è dichiarato non colpevole, giusto sottolineate che le accuse dovranno essere accertate in sede giudiziaria. Il processo risulta programmato per febbraio 2027.

Le vicende di Porter e Rozier presentano evidenti analogie dal punto di vista dei mercati coinvolti, pur trovandosi su piani giudiziari differenti: nel primo caso esistono ammissioni di responsabilità e una sanzione definitiva della NBA; nel secondo siamo ancora nel campo delle contestazioni dell'accusa.

Ed è proprio il meccanismo delle multiple sugli Under individuali ad aver convinto la lega a intervenire.

DraftKings, FanDuel e una NBA sempre più legata alle scommesse

La decisione coinvolge direttamente i grandi protagonisti del betting statunitense, tra cui DraftKings e FanDuel (di proprietà di Flutter) due dei principali bookmaker del mercato regolamentato americano.

Entrambe le società hanno sostenuto pubblicamente la nuova politica della NBA, ribadendo l'importanza della tutela dell'integrità delle competizioni.

È un passaggio significativo perché il provvedimento non deriva da una nuova legge federale che impone a tutti i bookmaker di eliminare determinati mercati. La NBA sta invece utilizzando il proprio potere contrattuale nei confronti degli operatori autorizzati con cui intrattiene rapporti commerciali. Questo le consente di incidere concretamente sull'offerta delle scommesse legate alle proprie competizioni, pur senza sostituirsi alle autorità regolatorie dei singoli Stati.

Ma emerge anche una contraddizione.

La stessa NBA che oggi limita alcune puntate ha contribuito negli anni alla crescita del mercato delle scommesse sportive, valorizzandolo attraverso accordi commerciali, contenuti dedicati e nuove forme di coinvolgimento degli appassionati. I mercati sulle prestazioni dei singoli giocatori e le multiple hanno rappresentato una componente importante di questa trasformazione.

Adesso la lega si trova a dover contenere i rischi di un sistema che ha contribuito a sviluppare e ha frenato.

Le scommesse in NBA saranno limitate
Le scommesse in NBA saranno limitate sulle prestazioni dei giocatori

Le nuove contromisure: intelligenza artificiale e formazione obbligatoria

Le restrizioni sui bookmaker costituiscono soltanto una parte del programma annunciato dalla NBA. La lega ha deciso di rafforzare anche i propri sistemi interni di controllo, introducendo nuovi strumenti di monitoraggio delle anomalie nelle scommesse sportive.

Tra le novità figura una piattaforma basata sull'intelligenza artificiale, progettata per analizzare contemporaneamente diversi segnali di rischio, tra cui movimenti anomali delle giocate, informazioni sugli infortuni e contenuti pubblicati sui social media.

L'intento è individuare correlazioni sospette prima che possano trasformarsi in nuovi scandali. Parallelamente, giocatori, allenatori e componenti degli staff dovranno partecipare a sessioni formative obbligatorie e in presenza dedicate alle regole NBA sul betting.

A coordinare questa attività sarà anche Charles Tillman, ex giocatore della NFL ed ex agente dell'FBI.

Un'altra novità riguarda la protezione degli atleti dalle molestie dei giocatori d'azzardo. La NBA ha annunciato ulteriori misure contro le minacce e gli insulti rivolti a cestisti, allenatori e arbitri, fenomeno cresciuto con la diffusione delle scommesse sulle prestazioni individuali.

Sono previsti strumenti per individuare e rimuovere messaggi offensivi sui social e canali dedicati alla segnalazione delle minacce.

Il problema dei prediction markets: le restrizioni NBA non valgono per tutti

C'è infine un aspetto destinato ad alimentare il dibattito: il rapporto tra le scommesse sportive tradizionali e legali e i cosiddetti prediction markets, borderline dal punto di vista legale.

Le nuove restrizioni vengono applicate attraverso gli accordi commerciali con gli sportsbook partner della NBA. Non si estendono automaticamente alle piattaforme di prediction market, che operano attraverso un diverso quadro giuridico e regolatorio.

Si tratta di una distinzione importante perché rischia di creare offerte differenti per strumenti che, agli occhi del consumatore, possono apparire molto simili.

In sostanza, una determinata scommessa potrebbe non essere più disponibile presso un bookmaker autorizzato dalla NBA senza che ciò comporti necessariamente il divieto di qualsiasi contratto economicamente equivalente su altre piattaforme.

Resta quindi aperto il tema dell'uniformità delle regole e della capacità delle istituzioni americane di intervenire su mercati che stanno evolvendo più rapidamente della normativa.

La NBA cerca un equilibrio difficile: vietare le scommesse rischiose senza favorire il mercato illegale

Il punto centrale della questione è stato riassunto da Scott Kaufman-Ross, vicepresidente esecutivo della NBA, che ha spiegato come la lega debba trovare un equilibrio tra l'eliminazione delle scommesse problematiche e il rischio di spingere gli utenti verso operatori illegali.

È probabilmente questo il vero nodo politico ed economico dell'intera vicenda. Perché restringere l'offerta dei bookmaker autorizzati può ridurre le occasioni di manipolazione sui mercati regolamentati, ma non garantisce automaticamente che la domanda scompaia.

Il rischio è che una parte delle giocate si sposti verso piattaforme offshore, meno trasparenti e potenzialmente prive degli stessi strumenti di controllo e collaborazione con le autorità.

Esiste però anche l'altra faccia della medaglia: proprio grazie ai sistemi di monitoraggio degli operatori regolamentati sono state individuate anomalie che hanno contribuito a far emergere gli scandali degli ultimi anni.

La NBA si trova dunque davanti a un paradosso: ha bisogno dei bookmaker per proteggere l'integrità delle proprie partite, ma deve contemporaneamente limitare alcune delle scommesse che quegli stessi operatori possono offrire.

E in Europa?

Il caso americano rappresenta un precedente interessante anche per il mercato europeo, dove le scommesse sulle prestazioni individuali hanno acquisito crescente visibilità.

La lezione degli scandali NBA è uno schema che si è ripeto anche nel calcio seppur con maggior difficoltà: una partita può essere regolare nel suo risultato finale e presentare comunque episodi manipolati per finalità legate alle scommesse.

E in un'industria sportiva che muove enormi interessi economici, basta il sospetto che un singolo giocatore possa condizionare volontariamente una statistica per mettere in discussione qualcosa che vale molto più di una schedina vincente: la credibilità stessa della competizione.