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Un viaggio in Svizzera costa caro a Isai Scheinberg che si consegna all’ FBI. L’arresto a New York. La storia inedita del Black Friday

Venerdì scorso Isai Scheinberg si è consegnato all'aeroporto di New York alle autorità statunitensi, dopo la richiesta di estradizione alla Svizzera da parte dei procuratori federali di Manhattan. E' stata fissata una cauzione di un milione di dollari.

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26/01/2020 10:42

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Dal 2011 l’FBI lo cercava in tutto il mondo a seguito dell’inchiesta del “Black Friday” che quasi 9 anni fa mise in ginocchio l’industria del poker online “statunitense” e mondiale: Isai Scheinberg, per i procuratori di New York, continuava ad essere uno dei latitanti più ambiti e longevi. Fino a venerdì scorso.

I federali, in questi lunghi anni, hanno mantenuto il basso profilo ma hanno seguito ogni sua traccia. L’ex programmatore dell’IBM 73enne da tempo viveva sull’Isola di Man, ma qualche mese fa si è recato in Svizzera per un viaggio: la mossa gli è costata cara. I magistrati di Manhattan hanno chiesto l’estradizione immediata alle autorità elvetiche.

Isai Scheinberg

Isai Scheinberg, fondatore nel 2000 di PokerStars ha ceduto Rational Group nel 2014. Nel 2012 raggiunse un accordo con il Dipartimento di Giustizia USA per salvare Full Tilt. Le accuse nei suoi confronti erano però sempre pendenti

Scheinberg ha contestato l’atto del Dipartimento di Giustizia (Distretto Sud di New York), ma in seguito ha cambiato idea ed ha deciso di consegnarsi volontariamente ai procuratori federali statunitensi e affrontare le accuse: due giorni fa è volato a New York dove è stato preso in custodia dall’ FBI, dichiarandosi però non colpevole. Nella prima udienza preliminare è stata fissata una cauzione da 1 milione di dollari. Un suo rappresentante si è rifiutato di commentare ai media statunitensi.

Le accuse sono quelle note dell’inchiesta del 2011 “Black Friday” quando furono inquisite le quattro regine del mercato statunitense: PokerStars, Full Tilt, Absolute Poker e UB Poker (quest’ultime due fallite proprio a seguito dell’azione dei procuratori).

Per questa ragione era latitante da quasi 9 anni. Nato in Lituania ai tempi dell’URSS è senza dubbio stato l’uomo più influente dell’industria del poker online negli anni d’oro: nel 2000 ha fondato PokerStars. Dal 2014 non è più proprietario della prima room mondiale.

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Puoi leggere qui la storia di Isai Scheinberg

Nel 2006 la svolta negli Stati Uniti con l’UIGEA  e la conquista dell’America

Ricordiamo che fino al 2006 il leader mondiale del poker online era PartyPoker ma quando George Bush Junior fece approvare in Congresso la legge federale UIGEA (che vietava le transazioni bancarie e finanziarie verso i siti di gioco negli States) PartyGaming abbandonò il primo mercato globale, essendo una società quotata in borsa.

PokerStars (allora gestita proprio da Isai Scheinberg e dal figlio Mark) era prossima ad aprirsi a Wall Street ma fece retromarcia ed approfitto di quello che veniva ritenuto un vuoto legale. Lo stesso fece la red room e diventarono i due leader di mercato, mentre Party subì un lento ma inesorabile declino.

La tesi difensiva delle poker rooms

Stars e Full Tilt ritenevano che l’UIGEA dovesse essere applicata solo ai siti di gambling online e non alle poker rooms, essendo il texas hold’em uno skill games. Per questa ragione tempestavano la televisione statunitense ed i siti online di pubblicità. La legge federale non dichiarava il poker o gli altri giochi vietati, semplicemente vietava qualsiasi movimento di denaro.

E’ probabile che una parte delle accuse siano contestate dai suoi avvocati proprio con questa linea difensiva: l’inapplicabilità dell’UIGEA nei confronti di PokerStars che al tempo pagò però una multa salata.

preet-bharara

Preet Bharara, il procuratore incaricato da Barack Obama per indagare sui reati finanziari: nel 2011 ha messo in ginocchio l’industria del poker statunitense

Il Dipartimento di Giustizia del Distretto Sud di New York (che ha anche una competenza sui reati finanziari di Wall Street) non la pensava allo stesso modo: il super procuratore (nominato dal presidente Barack Obama) Preet Bharara mise alla sbarra tutti i proprietari delle quattro poker rooms, compreso Isai Scheinberg che però si rifugiò nel suo quartier generale dell’isola di Man, non consegnandosi alle autorità statunitensi. L’unico alla fine a finire al fresco è stato Ray Bitar, ex amministratore delegato di Full Tilt.

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L’errore fatale commesso per aggirare l’UIGEA

Commiserò i proprietari delle quattro poker rooms un errore che gli costò le gravi accuse dei procuratori e non solo: per aggirare i blocchi delle banche e della legge, iniziarono a far circolare il denaro attraverso vari intermediari (non tutti affidabili), passando non da canali ufficiali. In alcuni casi acquistarono anche banche ed istituti di credito in crisi finanziaria.

Full Tilt ne pagò le conseguenze: in questo giro di denaro, spesso veniva truffata dagli stessi intermediari (alcuni senza scrupoli che poi si sono costituiti e sono stati tra i principali testimoni dell’accusa). Gli ammanchi sono stati una delle principali cause del disastro finanziario, visto che Bitar, Lederer e soci utilizzavano il denaro dei giocatori e non quello della rake.

Da questi schemi alternativi per aggirare l’UIGEA derivano le accuse più gravi come quella sul riciclaggio di denaro.

Il gioco delle Lobby di Las Vegas dietro al Black Friday

Negli Stati Uniti le lobby hanno il proprio peso e giocano spesso allo “scoperto”: in realtà uno dei registi di questa inchiesta fu Harry Reid, speaker in Senato per i democratici, braccio destro di Obama eletto nel distretto del Nevada e sponsorizzato (i finanziamenti elettorali sono alla luce del sole negli USA) dai colossi di Las Vegas MGM (che ha sempre creduto in un unico mercato federale online sotto il controllo dei casinò) e Caesars E. (rivale “politica” diretta di PokerStars nel 2011). I media statunitensi misero in luce alcuni collegamenti tra l’ufficio del Senatore del Nevada ed i procuratori di New York.

Ray Bitar: il matrimonio dell’ex amministratore delegato di Full Tilt fu celebrato tra mille polemiche. Due anni fa è stato confiscato il suo patrimonio di 12,4 milioni

Guarda caso, 7 mesi dopo l’inchiesta, il Dipartimento di Giustizia (i cui vertici sono di nomina politica) pubblicò una nuova interpretazione del Wire Act che diede il via libera agli Stati di poter regolamentare il poker online: a condizione però che fossero a gestire le licenze i casinò. Il Nevada e il New Jersey diedero subito la luce verde. Coincidenze? A pensar male…

L’accordo tra Scheinberg e il Dipartimento di Giustizia per salvare Full Tilt

Il fondatore di PokerStars che nel 2014 ha ceduto la poker room numero uno al mondo alla gaming company canadese Amaya (ora The Stars Group), dovrà affrontare le accuse del Dipartimento di Giustizia statunitense dopo aver siglato nel 2012 proprio un accordo con i procuratori di Manhattan. Un’altra stranezza dell’inchiesta del Black Friday.

A seguito infatti delle accuse di Bharara, Full Tilt era sull’orlo del fallimento. Lo stesso procuratore definì il modello di business della red room “uno schema Ponzi”. I giocatori rischiavano di rimanere truffati visto che gli azionisti reinvestivano i soldi proprio dei players.

Dopo una complessa trattativa di acquisto dell’ex presidente del Marsiglia Bernard Tapie, Intervenne Isai Scheinberg con un accordo con il Dipartimento di Giustizia: pagò al Governo Statunitense una multa di $731 milioni, concordando che $330 milioni dovessero essere destinati al rimborso dei clienti. Ottenne però la gestione ed il controllo di Full Tilt, salvandola dalla bancarotta. FT era spacciata, non aveva acquirenti alla porta ma si trovò una soluzione di buon senso.

Nonostante questo accordo con il DoJ, le accuse sul suo conto personale non furono mai ritirate. Il processo iniziò nel 2011 e lui risultò latitante per la giustizia statunitense. Da venerdì però si è consegnato alle autorità ed ora inizia una nuova fase per l’ex ingegnere dell’ IBM che nel 2000 a Toronto ha sviluppato il primo software per la gestione dei tornei del poker online. Una lunga storia che deve ancora concludersi.

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