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Marco Trucco (PokerStars): “chiederemo che la disciplina del live venga inserita nel DDL Mirabelli”

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24/04/2016 12:03

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Dopo l’interessante intervista di Marco Trucco sulla possibile apertura del poker online italiano alla liquidità internazionale, il Country Manager di PokerStars.it ci svela quali saranno le sue prossime mosse su un altro tema caldo del settore: il poker sportivo live, senza dubbio strategico per la promozione anche dell’online e per incrementare la popolarità del giochino nel nostro paese.

Il contesto politico è tutto da decifrare, ma il mercato è senza dubbio in crescita: da Sanremo arriva l’ennesima conferma della popolarità che gode il poker live tra gli italiani, il problema però riguarda la base, ovvero la situazione di caos che si è creata nei circoli dopo la mancata applicazione delle due norme di riordino approvate nel 2009 e nel 2011 (decreti poi convertiti leggi) del settore.

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Marco Trucco alla guida dell’azienda leader di mercato PokerStars Italia

In questo vuoto normativo, la Cassazione si è espressa più volte a favore dei poker club privati non autorizzati, ma individuando limiti precisi. In realtà sul territorio si vive una situazione di assoluta incertezza che allontana dal mondo del poker, semplici appassionati che vorrebbero partecipare a qualche torneino sotto casa spendendo pochi euro.

Con il graduale ban pubblicitario e senza la possibilità di promuovere il poker sul territorio, nell’online il field si è ristretto.  Vi è insomma la necessità di disciplinare il giochino nelle sale, come era stato pensato nel 2008 nel decreto per gli adeguamenti degli obblighi comunitari, poi convertito nella famosa Legge “Comunitaria” del 2009.  Marco Trucco sembra avere le idee molto chiare al riguardo.

Assopoker: Ci possono essere secondo te i margini per riprendere il vecchio progetto originario nel poker sportivo live (legge del 2009)? Regolamentare il gioco nei circoli e dare la possibilità alle gaming hall di organizzare tornei, potrebbe essere una spinta anche per avvicinare più persone al poker e ricreare un field più equilibrato nell’online?

E’ uno dei punti che chiederò di mettere in agenda nella discussione sul DDL presentato dall’Onorevole Mirabelli di riordino complessivo del gioco. Il disegno di legge riprende in larga parte il lavoro della legge delega del sottosegretario Baretta, in cui non c’erano riferimenti al poker live.

Questa mancanza dev’essere colmata perché la legge del 2009 è finita su un binario morto e ha prodotto solo ulteriore incertezza.

Assopoker: Cosa chiederai ai politici italiani?

Io chiederò che venga presa una decisione sul gioco live, qualunque essa sia: o una regolamentazione o un divieto chiaro e netto, perché il limbo in cui siamo adesso è la peggiore delle situazioni possibili sia per il mancato gettito per lo stato, sia per la tutela del giocatore e di chi lavora nelle sale. E’ ovvio che vorrei la regolamentazione, ma è chiaro che la soluzione prevista nel 2009, con 1000 concessioni sul territorio, non è realistica e può essere un ostacolo alla riapertura del discorso, quindi tanto vale farla decadere e ripartire su nuove basi.

La strada indicata da Trucco sembra chiara: azzerare il testo del 2009 (in parte emendato dalla legge del 2011) e ripartire con nuovi presupposti e criteri. Le prossime mosse sembrano definite con una posizione ufficiale da parte di PokerStars che chiederà l’inserimento del live nel prossimo disegno legge per il riordino dell’intero settore del gaming italiano. Un passo in avanti significativo.

Sono passati 7 anni e nessun regolamento (previsto dalla legge stessa) è mai stato approvato, provocando un grave danno all’Erario (quanti milioni di gettito solo stati persi?) e non solo. Pensiamo a problemi non secondari di ordine pubblico e del mancato inquadramento del personale che lavora nelle sale.

Nel 2006-2007 si è registrata un’esplosione della popolarità del texas hold’em nei circoli ma dopo un decennio ancora i nostri politici si sono rivelati incapaci di trovare una soluzione. Sovente le autorità italiane messe sotto pressione dall’opinione pubblica (ed in particolare dai media di matrice cattolica), hanno sempre preferito rinviare il problema pur di non finire nel mirino di critiche feroci, determinate per la maggior parte dalla disinformazione e preconcetti (meglio circoli non autorizzati o poker club che pagano le tasse in modo regolare?).

Nel caso di abrogazione dell’attuale normativa, la giurisprudenza della Cassazione, a maggior ragione, rappresenterà ancor più  un punto di riferimento ed i giudici non potranno esimersi dall’ applicare le sentenze. Oramai si è creata una situazione di fatto (legittimata dalla suprema corte) e non è più possibile tornare indietro. L’unica soluzione – come auspica Trucco – è una nuova regolamentazione.

Leggi qui la prima parte dell’intervista

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