Un libro firmato dall'assessore Michele Zuin e dal giurista Adalberto Perulli ricostruisce la crisi e il risanamento del Casinò di Venezia. Una parabola che parte da periodi bui, quando la sala da gioco lagunare era sull'orlo della liquidazione per arrivare al rilancio.
Da un patrimonio netto negativo di 282 mila euro nel 2016 ai 33 milioni di oggi, senza tagliare un solo posto di lavoro (che è forse uno degli aspetti più importanti). Il libro ci è servito anche a noi per ricostruire gli ultimi 10 anni sulle montagne russe della casa da gioco più importante d'Italia (per fatturato).
Abbiamo deciso di dare spazio a questa testimonianza (raccolta in un libro) perché l'Assessore Michele Zuin è ritenuto l'uomo che ha deciso le sorti del Casinò negli ultimi anni, quindi un punto di vista che può essere molto interessante.
In questo Articolo:
- 1 Casinò di Venezia: una società pubblica sull'orlo del baratro nel 2016
- 2 Il risanamento, numeri alla mano
- 3 Quando le relazioni industriali diventano un asset
- 4 Il Casinò di Venezia in un libro, la storia degli ultimi anni
- 5 Chi è Michele Zuin
- 6 La privatizzazione mancata del Casinò di Venezia: le tappe
Casinò di Venezia: una società pubblica sull'orlo del baratro nel 2016
Per capire la posta in gioco serve ricordare un dettaglio decisivo: il Casinò di Venezia è una società a capitale interamente pubblico, controllata al 100% dal Comune. Quando un'azienda così va in crisi, non è solo un problema di conti: è un pezzo di città che rischia, visto che la sala finanziava anche il bilancio cittadino.
E la crisi, tra la metà degli anni Dieci, era pesante. Nel 2016 il patrimonio netto era negativo per 282 mila euro. L'ipotesi della liquidazione non era teorica. È in questo scenario che si apre la fase ricostruita dal libro, compresa tra il 20 febbraio 2017 e il 13 dicembre 2019: dal rischio di chiusura dell'azienda fino all'accordo con i sindacati e alla firma del nuovo contratto aziendale di lavoro.
Non fu un percorso lineare. Il volume non nasconde le fasi più dure: la complessa rinegoziazione del contratto aziendale, la rottura delle trattative, il conflitto sindacale acceso, fino all'adozione da parte della società di un regolamento unilaterale che lavoratori e sindacati impugnarono in sede giudiziale.
Il risanamento, numeri alla mano
Il punto che rende la vicenda un vero caso di studio è il modo in cui si è chiusa. Perché la società ne è uscita vincente anche nel contenzioso legale, ma soprattutto è riuscita a risollevarsi rispettando una condizione tutt'altro che scontata: nessuna riduzione del personale.
Ricapitalizzata dal Comune, la casa da gioco ha ristabilito l'equilibrio economico-finanziario, evitato il fallimento e invertito la rotta. I numeri raccontano la traiettoria meglio di qualsiasi commento:
- Patrimonio netto: da −282 mila euro nel 2016 a +33 milioni di oggi.
- Utili: dal 2017 la partecipata è sempre in attivo.
- Ritorno per la città: tra il 2023 e il 2025 ha versato 20 milioni netti l'anno nel bilancio comunale.
oPerformance per nulla banali considerando la crisi dovuta al Covid e soprattutto la diffusione dei casinò online
Anche le entrate dai tavoli da gioco fotografano la parabola. Dopo i fasti del 2008 — circa 200 milioni di incassi, di cui 100 destinati al Comune, ma già allora con perdite annue di 25-30 milioni — gli introiti erano scivolati a 87-92 milioni negli anni critici delle trattative. Poi il colpo del Covid, con il minimo storico di 41 milioni nel 2020 e una prima risalita a 54 nel 2021. Infine il rimbalzo pieno: 115 milioni nel 2023, 118 nel 2024, 117 nel 2025.
| Periodo / Anno | Introiti lordi da gioco Casinò di Venezia | Note |
|---|---|---|
| 2008 | Circa 200 milioni di euro | Anno del picco massimo pre-crisi: circa 100 milioni destinati al Comune, ma con perdite annue già pari a 25-30 milioni |
| 2016-2017 (anni critici delle trattative) | 87-92 milioni di euro | Fase di forte ridimensionamento degli incassi |
| 2020 | 41 milioni di euro | Minimo storico, effetto Covid |
| 2021 | 54 milioni di euro | Prima risalita dopo la fase più dura della pandemia |
| 2023 | 115 milioni di euro | Rimbalzo pieno degli introiti |
| 2024 | 118 milioni di euro | Consolidamento della ripresa |
| 2025 | 117 milioni di euro | Ricavi sostanzialmente stabili sui livelli del 2024 |
Quando le relazioni industriali diventano un asset
"Se ben amministrate, le relazioni industriali sono un valore aggiunto per la salvaguardia del valore aziendale e dei posti di lavoro".
È questa, in sintesi, la tesi di fondo del libro. Non un caso di salvataggio costruito sui licenziamenti o sullo smantellamento, ma un risanamento ottenuto attraverso la contrattazione — per quanto conflittuale — tra azienda, Comune e sindacati.
Perulli lo definisce un esito "emblematico anche a fini di studio": una società pubblica in crisi che esce dalle difficoltà e dal contenzioso, si ricapitalizza, torna in utile e rilancia, con riflessi positivi sul bilancio comunale e sull'intera città lagunare. Un salvataggio che, da Venezia, ambisce a diventare un modello replicabile.
"Se ben amministrate, le relazioni industriali sono un valore aggiunto per la salvaguardia del valore aziendale e dei posti di lavoro".
Michele Zuin - Assessore al Bilancio del Comune di Venezia
Il Casinò di Venezia in un libro, la storia degli ultimi anni
Fondata nel 1638, è considerata la casa da gioco più antica del mondo. Ma la storia che oggi lo riguarda non è quella dei dogi né delle maschere di Carnevale: è una vicenda recentissima, fatta di bilanci in rosso, trattative sindacali aspre e un rischio concreto di chiusura. E ha, per fortuna, un lieto fine.
Il Casinò di Venezia — con le sue due sedi di Ca' Vendramin Calergi, sul Canal Grande, e Ca' Noghera, la prima "casa da gioco all'americana" d'Italia — è diventato il protagonista di un libro che ne ripercorre la crisi e il risanamento: "Le relazioni industriali nella crisi, tra conflitto e contrattazione. Il caso Casinò di Venezia" (G. Giappichelli Editore, 2026).
A firmarlo sono due voci dirette di quella vicenda: Michele Zuin, assessore comunale al Bilancio, Società e Partecipate, all'epoca dei fatti seduto al tavolo della concertazione come voce del Comune, e Adalberto Perulli, ordinario di Diritto del lavoro all'Università Ca' Foscari. Il volume è stato presentato a Ca' Farsetti il 19 giugno, alla presenza delle sigle sindacali, ed è dedicato ai lavoratori e alle lavoratrici della casa da gioco.
Chi è Michele Zuin
Michele Zuin è un politico veneziano, esponente di Forza Italia, che dal 2015 ricopre la carica di assessore al Bilancio e alle Società Partecipate del Comune di Venezia, con delega anche a Tributi ed Economato. In precedenza era stato deputato dal 2005 al 2006.
È la figura politica più direttamente legata al Casinò di Venezia: segue in prima persona sia la Cmv Spa, la società immobiliare del gruppo, sia la Cdv Gioco Spa, occupandosi in particolare delle trattative sindacali con i dipendenti della casa da gioco. Confermato in ogni giunta guidata da Luigi Brugnaro, ha gestito alcuni dei passaggi più delicati della recente storia del Casinò: dal risanamento societario avviato dopo la privatizzazione del 2013-2015, fino alla crisi Covid, quando nel 2021 chiese pubblicamente al Governo la riapertura delle sale da gioco per salvaguardare i circa 600 dipendenti in cassa integrazione.
Negli ultimi anni Zuin è stato il volto istituzionale che ha comunicato la ripresa dei conti della casa da gioco, annunciando nel 2023 incassi record per circa 114 milioni di euro e, nel bilancio 2024, un utile netto di 15 milioni con relativo dividendo per le casse comunali.
La privatizzazione mancata del Casinò di Venezia: le tappe
Infine, per avere un quadro più chiaro per tutti i lettori, vi racciontiamo, tappa per tappa, la mancata privatizzazione del Casinò di Venezia, un'idea della precedente amministrazione. Questo dettaglio ha influito sulla gestione della sala da gioco. Ecco le tappe:
2008 — il punto di partenza. Con una delibera di dicembre 2008, il Consiglio comunale aveva disposto un aumento di capitale tramite conferimento di beni, tra cui il "Palazzo del Casinò" del Lido, per un valore di circa 34,4 milioni di euro, oltre a beni artistici mobili.
2012 — la riorganizzazione in vista della privatizzazione. Con la delibera n. 34 del 23 aprile 2012, il Consiglio comunale approvò la riorganizzazione del Casinò e le modalità di affidamento della gestione della Casa da Gioco. Il 1° ottobre 2012, nell'ottica di un futuro affidamento a terzi dell'attività (la cosiddetta "privatizzazione"), la storica società Casinò Municipale di Venezia S.p.A. cambiò denominazione in CMV S.p.A. e scorporò il "ramo gioco", conferendolo in una newco interamente controllata, la Casinò di Venezia Gioco S.p.A. Di fatto, si creava una separazione tra la società immobiliare (CMV, che tratteneva palazzi, terreni e debiti) e quella operativa del gioco.
2013 — l'operazione viene formalmente approvata, come confermato dallo stesso assessore Zuin: l'assetto societario era stato strutturato per l'operazione di privatizzazione, approvata dall'amministrazione precedente nel 2013. Alla CMV Spa erano stati attribuiti tutti i beni (Ca' Vendramin, Ca' Noghera, terreni del Quadrante, Palazzo del Casinò del Lido) e tutti i debiti del gruppo, in modo da lasciare in capo alla società di gioco solo i rapporti di lavoro, per poterla cedere più agevolmente all'eventuale aggiudicatario della gara.

2015 — il dietrofront. Con l'insediamento della nuova amministrazione Brugnaro, il progetto di cessione a terzi viene abbandonato. Coerentemente con le linee programmatiche del sindaco e con la volontà di rilanciare la Casa da Gioco, si scelse di mantenere la gestione del Casinò in capo al Comune, capitalizzando la Casinò di Venezia Gioco Spa senza esborsi diretti da parte dell'ente.
Il nodo finanziario di CMV. L'operazione del 2012, però, aveva lasciato CMV S.p.A. gravata da un indebitamento pesante: un debito complessivo di circa 103 milioni di euro (88 milioni a medio-lungo termine legati alla Casa da Gioco e 15 milioni a breve termine), con perdite di 2,9 milioni nel 2013 e 5,8 milioni nel 2014. Per rimediare, il Comune previde la vendita dei terreni del Quadrante di Tessera e un progressivo trasferimento di asset da CMV verso CdV Gioco.
2021-2023 — la razionalizzazione finale. Il piano di razionalizzazione delle partecipate approvato dal Consiglio comunale a fine 2021 confermò l'obiettivo di una "dismissione differita" di CMV Spa, da realizzarsi tramite fusione con la controllata Casinò di Venezia Gioco Spa. Questo percorso si è concluso il 31 ottobre 2023, quando è stato stipulato l'atto di fusione per incorporazione di CMV S.p.A. nella Casinò di Venezia Gioco S.p.A., con effetti giuridici dal 10 novembre 2023: da quella data CMV è stata cancellata dal Registro delle Imprese e il capitale della Casinò di Venezia Gioco S.p.A. è divenuto interamente e direttamente detenuto dal Comune, chiudendo così un percorso societario aperto oltre un decennio prima.