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4 concetti chiave che ti aiuteranno nel poker e negli scacchi

Diamo un’occhiata a 4 concetti fondamentali che si possono applicare tanto nel poker quanto negli scacchi, due discipline che hanno molti punti in comune.

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22/01/2021 12:30

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Abbiamo più volte sottolineato come il poker e gli scacchi siano due discipline molto affini. Non è un caso se la storia è piena di giocatori forti in entrambi i giochi, capaci di ottenere risultati di rilievo tanto sulla scacchiera quanto al tavolo verde.

Con ogni probabilità, il successo di un giocatore di poker prestato agli scacchi (o viceversa) è dovuto anche a questi 4 concetti che sono fondamentali in entrambi gli ambiti.

 

poker e scacchi

 

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Varianza

Se Phil Hellmuth dice che senza fortuna vincerebbe sempre, allora possiamo dire che Magnus Carlsen (campione del mondo di scacchi dal 2013) non perderebbe nessun torneo se non esistesse la varianza. Termini differenti, concetto identico.

La varianza, nel poker quanto negli scacchi, dipende da tanti fattori, come ad esempio:

  • Il formato del torneo
  • Il numero di giocatori che vi partecipano
  • Lo stile di gioco
  • Il tipo di avversari che si affrontano nelle varie fasi del torneo

Ovviamente la varianza ha un impatto maggiore nel poker rispetto agli scacchi, perché ovviamente nel poker gran parte della differenza la fa la mano iniziale e le carte sul board, che possono ribaltare anche i matchup più polarizzati come un AA vs KK (che è un 80%-20% pre-flop).

Poker e scacchi: le informazioni (perfette ed imperfette)

A differenza degli scacchi, nel poker ci sono informazioni non disponibili, come ad esempio le carte private degli avversari.

Per questo motivo, gli esperti definiscono il poker come un gioco ad informazioni imperfette e gli scacchi un gioco ad informazioni perfette.

Questo porta ad una differenza sostanziale: negli scacchi vogliamo spesso fare la prima mossa, mentre nel poker è quasi sempre meglio agire per ultimi!

Giocare perfettamente e giocare bene

Negli scacchi, ci sono determinate situazioni in cui non si scappa: una certa mossa è sempre, incontrovertibilmente, quella giusta. Nel poker, sebbene una strategia perfetta sia un fattore positivo, la miglior strategia è raramente perfetta!

Facciamo un esempio. Diciamo che il vostro avversario non è in grado di andare a caccia di un bluff con la giusta frequenza. La strategia migliore, in questo caso, sarebbe quella di bluffare più del dovuto.

Ma così facendo, vi esponente a una semplice controstrategia: i vostri avversari potrebbero chiamare più spesso. Ma anche loro, di seguito, potrebbero spingervi a non bluffare più e a puntare solo con buone mani. E via dicendo.

Per giocare perfettamente, nel poker, bisogna essere capaci (ad esempio) di bluffare e di chiamare con il giusto equilibrio in ogni situazione.

In due, in tanti

In un gioco a due, come gli scacchi o il poker heads-up, quando l’avversario commette un errore ne siamo sempre felici. Ma, per quanto possa sembrare controintuitivo, in una partita con più avversari, l’errore di uno può danneggiare anche voi!

La nozione di “gioco perfetto” in un tavolo a più giocatori è valida soltanto se ciascun giocatore gioca in maniera migliore per i propri interessi. Questo però non sempre succede, anzi: quasi mai!

Immaginate di giocare contro 5 avversari più deboli. Ciascuno di loro proverà, naturalmente, ad agire nel miglior interesse: tuttavia, la mancanza di esperienza o di abilità li porterà a commettere degli errori che potrebbero andare a beneficio o a scapito di un avversario, voi inclusi!