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Joe Ingram: “Potrei giocare le partite di PLO più alte al mondo, vi spiego perché non lo faccio”

Nel corso di una delle sue dirette streaming infinite, Joe Ingram ha spiegato perché, pur potendolo fare, ha deciso di non giocare il PLO high stakes. Una questione di equilibrio tra vita e poker, professionalità e disciplina

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03/12/2018 09:55

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Essere un giocatore di poker professionista significa avere una serie di abilità che non riguardano solo la tecnica e il poker giocato. Non basta avere talento, non basta studiare cinque ore ogni singolo giorno, non basta trovare la voglia di sedersi costantemente al tavolo: per diventare un professionista vincente, devi avere un mindset di ferro.

Significa non tiltare se ti scoppiano, ma non solo, perché il mindset è anche e soprattutto una questione di disciplina e grande consapevolezza dei propri limiti. Sapere quando è ora di alzarsi perché la partita non è più profittevole, trovare la forza di chiudere la sessione anche in perdita, non permettere all’ego di influenzare le tue decisioni, non cedere all’emotività e non perdere mai l’autocontrollo.

Il motto di Joe Ingram: “Eat, Sleep and PLO”

Per questo non è facile diventare un giocatore professionista di poker: in un gioco dove una run particolarmente favorevole può farti sentire il miglior poker player di tutti i tempi, è molto facile giudicare il proprio livello senza un briciolo di oggettività e farsi risucchiare in una spirale di eccessi e tilt quando le cose, inevitabilmente, smettono di girare per il verso giusto.

Joe Ingram lo sa bene. Il noto youtuber e professionista del PLO ha vissuto momenti difficili in passato, rischiando di andare broke in più di un’occasione e accettando sfide “impossibili” sul volume di gioco online. Ora, però, ha compreso quali sono i suoi limiti e le sue debolezze e per questo motivo ha preso una decisione forte ma sicuramente da lodare: non giocare ai massimi livelli del PLO cash game, anche se potrebbe farlo.

Perché Joe Ingram non gioca il PLO cash game high stakes?

Nel corso della diretta streaming nella quale ha commentato la partita da 1.7 milioni di dollari di Sam Trickett, Joe Ingram si è lasciato andare a una confessione importante. Visto che il livello di quella partita era tutt’altro che eccelso e Joe continuava a farlo notare dall’alto della sua esperienza, diversi spettatori gli hanno chiesto perché, invece di commentare, non si sedesse al tavolo. Si potrebbe pensare che non abbia il bankroll per quei limiti ($200-$400 PLO) e invece non è questo il punto. Per Joe è una questione molto più complessa.

“Non capisco perché non accetti l’invito di Rob Yong a giocare in questa partita”, ha scritto un follower di Ingram nella chat della diretta. La risposta del poker pro è stata la seguente: “Ci sono diversi motivi. Potrei facilmente giocare in questa partita vendendo action. Voglio dire, potrei giocare in qualsiasi partita di PLO high stakes del mondo vendendo action. Perché conosco molte persone… alcuni sono milionari, altri sono malati di adrenalina, e ho tanti amici che sarebbero disposti ad investire soldi su di me”.

Dunque, perché non si siede più ai tavoli di PLO high stakes online? Joe risponde in maniera brutalmente onesta: “Il problema non è il denaro ma se davvero voglio giocare in certe partite. Sentite… per quanto sia una tentazione sedermi a tavoli di PLO iper high stakes in giro per il mondo, non sono sicuro di voler indirizzare la mia vita su quel percorso in questo momento. Perché so bene cosa può succedere“.

Il motto di Joe Ingram: “Eat, Sleep and PLO”

Joe Ingram: “Non gioco il PLO high stakes perché so in che spirale finirei”

Ecco cosa significa essere un vero professionista: conoscere i propri limiti, conoscere le proprie debolezze, segnare una linea netta tra il gioco/lavoro e la propria vita, per evitare che il poker distrugga gli equilibri personali. Un discorso sicuramente valido per il gambling, ma non solo: al giorno d’oggi, con la tecnologia sempre più invasiva nelle nostre vite, si può essere dipendenti da tantissime cose che nulla hanno a che vedere con le carte o i casinò. Basti pensare all’aumento di casi di dipendenza da social network o pornografia, ad esempio.

Joe Ingram chiude la sua riflessione buttandola sul ridere e descrivendo una situazione estrema e improbabile (anche se probabilmente, almeno in parte, deve aver vissuto qualcosa di simile in passato…):

“So bene in quali spirali mi ritroverei accettando di giocare ai limiti più alti che esistano. Sono spirali che ti fanno perdere controllo. Prima di rendertene conto ti ritrovi in una stanza d’hotel a giocare il $200-$400 da 14 ore consecutive, con il laptop appoggiato sulle ginocchia, gli staker che ti inviano minacce di morte, circondato da droghe e donne poco raccomandabili. Quando entri in queste spirali perdi davvero il controllo!“, ha concluso scoppiando a ridere.

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Conoscere i propri punti deboli significa essere un vero poker pro

Scherzi a parte, Joe rappresenta un buon esempio per chi vuole diventare un professionista: vivere di poker non significa arrivare a sedersi ai limiti più alti in assoluto giocando d’azzardo contro altri degenerati, ma fare una scalata graduale, studiare e mantenere sempre un grande equilibrio tra vita privata e lavoro. Anche al costo di rinunciare a partite abbordabili e altissime.

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