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Scott Seiver alle WSOP 2022

Scott Seiver spende 43k$ in un evento da 1k$ e non va nemmeno ITM

Braccialetti? Corsa al titolo di Player Of The Year? No, nelle ultime 24 ore l’argomento caldo delle WSOP 2022 è Scott Seiver e la sua “impresa” nel torneo Flip&Go, dove ha speso qualcosa come 43mila dollari senza nemmeno riuscire ad andare in the money.

Scott Seiver spende 43.000$ in un evento da 1.000$, ma non è record

Come detto si fa un gran parlare di questa cosa, che è effettivamente piuttosto divertente anche perché lo stesso protagonista (che può ampiamente permettersi certe bravate) l’ha presa a ridere. Ricapitoliamo.

Come funzionano i Flip&Go

L’altro giorno si stava disputando la prima fase di questo format introdotto nella scorsa edizione e sponsorizzato da PokerGO, ma che fin dall’inizio ha sempre alimentato qualche polemica. La formula infatti vede i giocatori obbligati a giocare la prima mano, in cui vengono loro servite 3 carte ciascuno, e devono scartarne necessariamente una dopo il flop, ritrovandosi tutti allin. Il vincitore del tavolo (perché potrebbero esserci split pot e dunque si gioca fino a determinare un unico winner) accede alla fase successiva, in cui si gioca un normale torneo di No Limit Hold’em.

Scott Seiver & Dario Sammartino: siparietti a gogò

Tutto bene se non per il fatto che alcuni giocatori si lasciano un po’ prendere la mano da questi “flip”. Dario Sammartino per esempio è riuscito a vincere il suo flip solo al 22° tentativo, spendendo dunque 22.000$. Dario è poi andato a premio incassando poco più di 6mila dollari, dunque il suo torneo – seppure tecnicamente ITM – è da considerarsi in negativo.

Altri hanno fatto peggio, e Scott Seiver MOLTO peggio. A un certo punto i due amici e colleghi avevano fatto il callo a perdere i flip, tra le risate generali come racconta questo video di Katerina Lukina, una delle fotoreporter di queste WSOP:

“Dai torniamo alla cassa Dario, i perdenti devono restare insieme”, urla Seiver ridendo a Sammartino, prima di andare entrambi a pagarsi un nuovo tentativo.

Alla fine per il 37enne newyorkese i re-entry saranno 43. Un suo follower ha calcolato la probabilità di perdere 43 flip in fila in tavoli da 8 giocatori e il risultato è circa dello 0,3%, di poco superiore alle probabilità di floppare poker con una coppia in mano…

Il dibattito infiamma: i pro e i contro

Dunque i 43 re-entry di Seiver hanno fatto parlare tantissimo, ma il dibattito si può isolare in due macro-direzioni.

Una è costituita dai poker pro stessi, per cui questo tipo di gamblate è un passatempo come un altro, e neanche il più stupido. Chi ha frequentato almeno per qualche tempo i tornei di poker live sa cosa intendo: poker pro intenti a giocarsi 500 euro a chi pesca la carta più alta, o a chi fa canestro nel cestino della spazzatura da tot distanza, e cose di questo genere.

L’altra ala di questo dibattito virtuale è costituita da gran parte di pubblico e osservatori, che commentano con diverse gradazioni di indignazione questo tipo di spettacoli. Secondo questa parte di opinione così si rovina il giochino, i poker pro danno il cattivo esempio, e cose di questo genere.

Dove sta la verità?

La verità, probabilmente, sta ancora una volta nel mezzo. Come i poker pro decidono di spendere i loro soldi è TOTALMENTE affar loro, né questi ragazzi hanno alcun vincolo che li obbliga a dare il buon esempio, o meglio a lasciar decidere agli altri che tipo di esempio si debba dare e quando.

Spogliato da ogni perbenismo, il problema rimane uno ed è tutt’ora aperto: è giusto assegnare un braccialetto WSOP in un evento come il Flip&GO?

Chi vi scrive non ha mai nascosto il suo parere contrario, così come già da moltissimo tempo ritengo che troppi braccialetti assegnati rischino di deprezzare il valore del braccialetto stesso, come traguardo “sportivo”. Poi è come sempre il mercato a decidere, costringendo le organizzazioni a fare spesso giravolte multiple, rispetto a posizioni prese precedentemente.

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Negreanu “rebuyava” come un forsennato, altro che Seiver!

Dunque, il mio essere un noiosissimo veterano delle cronache pokeristiche mi spinge a riportare dei cenni di storia, riguardo a questo argomento. Perché forse vi stupirà, ma i 43 rientri di Scott Seiver non rappresentano affatto un record.

C’erano una volta i tornei rebuy, che venivano proposti anche alle World Series Of Poker. In uno di questi, nell’anno del signore 2006, Daniel Negreanu fece qualcosa come 48 tra rebuy e addon, spendendo dunque 48mila dollari in un evento che aveva il buy-in di appena 1.000 dollari. Come Seiver, anche Negreanu non riuscì nemmeno ad andare a premio in quel torneo.

Curiosità: alla fine trionfò Phil Hellmuth, che proprio in quell’occasione vinse il suo decimo braccialetto WSOP.

Il rebuy è morto, viva il re-entry

Anche allora le polemiche erano piuttosto infuocate. I tornei con rebuy – soprattutto illimitati – non erano visti di buon occhio, dunque nel 2009 vennero messi al bando dalle World Series Of Poker.

Quando le WSOP misero al bando i rebuy…

A titolo di testimonianza storica, cito quanto disse l’allora capo della comunicazione delle WSOP, Seth Palansky: “There is a movement to not have any rebuy events. There is the growing concern that a pro can buy a bracelet in a rebuy event”. Tradotto per chi non masticasse l’inglese, “C’è un movimento d’opinione che spinge per eliminare i tornei con rebuy. La preoccupazione crescente è che un poker pro possa di fatto comprarsi un braccialetto, in un evento rebuy.” Anche allora c’erano i favorevoli e i contrari, ma comunque il WSOP Players Council decise di mettere al bando i tornei rebuy a partire dall’edizione del 2009.

Rebuy o reentry, per me pari sono

Il divieto durò giusto qualche annetto, fino a che iniziò a girare per i vari circuiti la formula cosiddetta “re-entry”. Tecnicamente rebuy e reentry sono fattispecie differenti, poiché il primo può essere effettuato senza abbandonare il proprio posto e anche senza essere eliminati, mentre per il secondo bisogna venire prima eliminati e poi andare alla cassa a riacquistare un ingresso, ottenendo un seat e un tavolo differenti da prima.

Sono un male per il poker? Punti di vista. Ad esempio, pensando a un giocatore che si sobbarca una trasferta per giocare un torneo e si ritrova out al secondo livello dopo averle messe al 90% al flop, consentire un re-entry è qualcosa che non altera la competizione. Analogamente, consentire un certo numero di rientri è visto oggi come elemento indispensabile per offrire montepremi importanti e attrattivi.

Rimane il fatto che il reentry è la versione moderna del rebuy. E un torneo con rebuy o reentry illimitati sarà sempre un torneo che avvantaggia chi ha un bankroll più corposo. Fra i tanti e frastagliati punti di vista, tutti più o meno rispettabili, questa è l’unica verità inoppugnabile.

COMPARAZIONE GIOCHI
"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".