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William Benter

Bill Benter: l’uomo da un miliardo di dollari, colui che ha crashato l’ippica con un algoritmo a Hong Kong

Per Bloomberg e la penna del prestigioso giornalista Kit Chellel, il gamblers statunitense Bill Benter nella sua carriera ha vinto più di un miliardo di dollari, una cifra ai nostri (e scommetto anche ai vostri) occhi difficile da ritenere credibile, almeno a una prima lettura. C’è chi si mantiene più prudente e sostiene che tali somme siano state frutto anche di investimenti indovinati.

In realtà, non è così irrealizzabile se pensiamo al verificarsi di tre condizioni: prima di tutto il gambler professionista statunitense è stato a capo di un sindacato di scommettitori high roller asiatici, inoltre (seconda condizione) è stato capace di creare un algoritmo devastante che ha mandato in tilt il sistema dell’ippica a Hong Kong e chi lo ha copiato (il suo ex socio) ha accumulato una fortuna superiore ai 900 milioni di dollari.

Naturalmente (terza condizione) vi parliamo di un contesto storico ben definito, negli anni ’80 e ’90, quando l’approccio al betting non era così professionale e le informazioni scarseggiavano, oggi i margini di manovra sono bassissimi anche con lo sviluppo di un software ancora più complesso ed evoluto dal punto di vista tecnologico, proprio perché le informazioni condivise sono alla portata di chiunque.

Quello di diffondere più informazioni possibili è stato uno stratagemma proprio per rallentare la crescita dei sindacati da parte di chi gestiva il gioco a totalizzatore nell’ex colonia inglese, per livellare il pool.

Questa è la storia di due professionisti che hanno drenato dalle scommesse a totalizzatore dell’ Hong Kong Jockey Club quasi 2 miliardi. Ma stiamo parlando di uno dei pool più ricchi al mondo.

E’ una storia appassionante, lunga e complessa, che merita di essere raccontata a puntate per capire cosa siano riusciti a combinare Bill Benter e il suo ex socio australiano.

L’ippica è come una roulette animata

Roger Kahn

Scommesse e Ippica: un mercato tabù anche per i veterani

La grandezza della sua impresa la si può misurare sul fatto Benter sia riuscito a sviluppare un algoritmo in uno degli sport più imprevedibili e difficili da battere rispetto a qualsiasi gioco da casinò.

“I giocatori d’azzardo più esperti sanno che non si può battere il banco nelle corse dei cavalli. Ci sono troppe variali e troppe combinazioni e risultati possibili” scrive il giornalista Kit Chellel.

Un animale può infortunarsi, i fantini possono cadere, purosangue campioni che quel giorno non sono dell’umore giusto senza una ragione apparente. Abbiamo a che fare con la natura e con il caso, è molto difficile riuscire a vincere e prevedere ogni variabile.

Il giornalista statunitense Roger Kahn diede una definizione dell’ippica come di una “roulette animata”.

L’esperto consulente Warwick Bartlett, gestore di Global Betting & Gaming Consultants ha trascorso i migliori anni della sua vita a studiare il betting ippico e, alla fine, è giunto alla conclusione: “se scommetti sui cavalli, perderai soldi nel lungo periodo”.

E’ così per il 99% delle persone ma non per una persona che ha ideato un sistema (ripeto 30 anni fa, non oggi) vincente che riusciva a individuare le quote sbagliate. E quella persona è Bill Benter che nell’ottobre del 2018 ha raccontato, per la prima volta, la sua storia a Bloomberg. Il cronista Chellel – per anni – è stato a caccia di conferme sulle leggende di colui che ha distrutto le scommesse ippiche a Hong Kong.

Bill ha ammesso a Kit: “ti ho evitato, come avresti potuto supporre. Il motivo principale è che sono a disagio sotto i riflettori per natura. Nessuno di noi vuole incoraggiare più persone a entrare nel gioco!”. E la sua dichiarazione può essere letta sia come un atto di responsabilità (per non incentivare giustamente al gambling) sia per una strategia di non voler rovinare il mercato e il suo business.

Con i cavalli non si scherza, giocate in modo responsabile

Vi ho riportato queste dichiarazioni – di persone molto esperte e che conoscono la materia – per farvi capire che scommettere sui cavalli può essere divertente (per alcuni una vera passione) ma può rivelarsi anche un terreno minato se non vi comportate in modo responsabile.

Bill Benter: la sua storia

Benter oggi ha quasi 66 anni sulle spalle e ne ha di cose da raccontare. Cresciuto nella città di Pittsburgh ha iniziato a studiare fisica al college. Amava viaggiare per il mondo e, a 22 anni, ha deciso di lasciare l’Università per Las Vegas. Un vero peccato per una mente così brillante.

E’ stato folgorato da un libro “Beat the Dealer” , scritto nel 1962 dal professore di matematica Edward Thorp che tutti gli appassionati di blackjack conosceranno. Thorp ha codificato il conteggio delle carte nel gioco del BJ e negli anni ’70 e ’80 ha stimolato molti giovani a sfidare i casinò del Nevada, contando le carte.

La sua avventura nel conteggio delle carte nel Blackjack a Las Vegas

Gli inizi per Bill a Las Vegas sono stati titubanti: aveva un “lavoretto” da 3 dollari l’ora che gli consentiva di frequentare i casinò più economici di Downtown, come El Cortez. Se le carte quel giorno giravano nel modo giusto potevano anche fruttargli 40 dollari a giornata. Era un piccolo pesce in un mare di squali.

Un pesce senza prospettive fin quando, nel 1980, quando stava presentando una domanda per un nuovo impiego al McDonald (nelle pulizie), non incontra l’uomo che dà una svolta alla sua esistenza da gambler: Alan Woods, a capo di una squadra australiana di conteggio carte appena arrivata nel deserto del Nevada.

Le cose per lui cambiano radicalmente. Diventa uno dei contatori di carte più abili della città e inizia a fare fortuna, guadagnando circa 80 milioni di dollari l’anno. La sua abilità però non passa inosservata neanche agli occhi dei casinò e soprattutto da una società investigazione privata che, nel 1984, lo incastra e lo fa inserire nella black list delle sale di Las Vegas. Per lui uno smacco inaccettabile: essere messo vicino a imbroglioni e truffatori. Si riteneva – giustamente – un gambler più abile della media e che giocava in modo leale.

E’ la fine per lui e per Woods a Las Vegas. Ed ora?

Il ricco mercato dell’ippica di Hong Kong

La sua vera fortuna inizia proprio da questo ban, del resto la sua mente geniale qualcosa doveva re-inventarsi. Woods lo indirizza verso il suo destino.

Il gambler professionista australiano era a conoscenza di enormi pool sulle scommesse ippiche in Asia, in particolare quello gestito dall’ dall’ Hong Kong Jockey Club, patria dei giocatori d’azzardo inglesi che trovavano rifugio nel club dal 1884 all’interno della colonia britannica.
A Hong Kong, soprattutto per i gamblers cinesi, le corse dei cavalli sono religione. La popolazione era – al tempo – di circa 5,5 milioni ma si scommetteva più che in tutti gli Stati Uniti, raggiungendo i volumi di 10 miliardi di dollari l’anno negli anni ’90.

Le corse di Hong Kong utilizzano un sistema di quote pari-mutuel che sono un sistema a totalizzatore. Mi devo fermare in questa storia proprio per spiegarvi il meccanismo.

Cosa è il sistema delle quote pari-mutuel a totalizzatore

Le scommesse pari-mutuel sono un sistema da quelli a cui siamo abituati. Simili alle scommesse dell’exchange, tutte le scommesse sono collocate in un pool condiviso, e le probabilità di vincita sono calcolate dividendo il pool tra i vincitori. In questo sistema, invece di scommettere su quote fisse, si scommette su selezioni con quote probabili, dove la vincita è determinata dal numero di scommettitori che hanno piazzato una scommessa e dall’ammontare totale di denaro nel pool. Quando l’evento è finito, la casa prende la sua commissione indipendentemente dal risultato e gli scommettitori vincenti condividono il premio. Ci sono vantaggi e svantaggi nel sistema delle scommesse pari-mutuel.

Uno dei vantaggi più evidenti è la mancanza di un allibratore (non si scommette contro il banco). Inoltre, il montepremi condiviso può essere molto alto, e le opzioni di scommessa sono varie e interessanti. Tuttavia, ci sono anche alcuni svantaggi, come l‘incertezza delle quote che cambiano costantemente e possono portare a perdite significative. Inoltre, le probabilità possono essere distorte in un mercato debole con una sola grande scommessa, e ciò può comportare una riduzione del pagamento per gli altri scommettitori che hanno piazzato la scommessa sullo stesso cavallo.

Come funziona il sistema dell’Hong Kong Jockey Club

L’ Hong Kong Jockey Club – al tempo – tratteneva il 17% e il ricavato del club andavano in beneficenza e allo stato (in forma di tasse) garantendo fino al 10% del gettito erariale di Hong Kong prima della sua inclusione nella Cina. Le quote pari-mutuel, a differenza delle quote dei bookmakers di Las Vegas che sono quote fisse (con un grosso edge per i casinò), vengono aggiornate in modo fluido, in proporzione ai volumi degli scommettitori su ogni singolo cavallo.

Per Benter l’impresa era dura: doveva battere quel17% che il club tratteneva. Giocava in trasferta, l’impresa sembra al limite dell’impossibile. Vi spoilero una parte della seconda puntata: il suo rendimento sarà del 24%.

Per una mente matematica come la sua, lavorare in un settore come quello dell’alta finanza sarebbe stato un gioco da ragazzi, ma lui voleva dimostrare a se stesso e al mondo, che poteva anche scalare l’impossibile, scalare il mercato delle scommesse dei cavalli.

Il suo studio del mercato dell’ippica e dei sistemi

Benter si rifugiò a Las Vegas e comprò tutto il materiale possibile per cercare di capire come funzionava l’ippica e le scommesse collegate a questo mercato. Si recò nel negozio Gambler’s Book Club, una vera istituzione della città e comprò tutti i libri e i sistemi sui cavalli scritti da giornalisti e handicapper. Sistemi che non lo convinsero, andò quindi alla bibioteca dell’Università del Nevada e trovò un documento accademico intitolato: “Alla ricerca di rendimenti positivi in pista: un modello logit multinominale per l’handicap delle corse dei cavalli”

Benter fu colpito da questo studio che sosteneva che il successo o il fallimento di un cavallo da corsa fosse il risultato di più fattori che potevano essere quantificati in base alle probabilità. Ci siamo.

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Come è nato l’algoritmo

C’erano alcune variabili da valutare: velocità del cavallo in linea retta, dimensioni, record di vittorie, abilità del fantino etc etc. Tutte variabili che andavano pesate. Gli autori indicavano quella che poteva essere la strada ma non davano nessuna garanzia di successo nell’usare questa strategia. Il nostro protagonista pensò: “c’è un piccolo margine per essere ottimisti”. Quel piccolo margine lo renderà ricchissimo. E il suo algoritmo terrà conto di ben 16 fattori che possono influenzare l’esito di una corsa.

Benter ha imparato da solo (al tempo non esistevano tutorial su internet) la statistica avanzata e a scrivere codici e sviluppare software per computer davanti a uno schermo nero e verde.

Nel frattempo il suo socio Woods si recò a Hong Kong e gli inviò una pila di annuari contenenti i risultati di migliaia di gare. Perfetto, avevano un database con il quale iniziare a fare simulazioni. Benter assunse due collaboratrici per aggiornare il database in modo da dedicare lo studio allo sviluppo del codice. Siamo all’alba della creazione dell’algoritmo più famoso esistente nella storia dell’ippica, nella prossima puntata entreremo nel dettaglio delle imprese di Benter e Woods e di come funzionava questo sistema. A presto!

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.