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Ippica Hong Kong

Il più grande rush della storia delle scommesse è nato da un bel rosso, eppure la gestione del bankroll era buona

Seconda puntata – Bill Benter e le scommesse a Hong Kong – Abbiamo conosciuto Bill Benter e vi ho raccontato come sia riuscito a Las Vegas, dopo il ban ai tavoli di blackjack, a prepararsi al mercato delle scommesse ippiche. Il suo approccio è sempre stato matematico e professionale. Per sviluppare il suo software aveva inserito per ogni cavallo almeno 16 parametri nel proprio database.

Bill ha sviluppato – in quei mesi di forzato stop – un algoritmo che si rivelerà negli anni imbattibile o quasi nell’ippica asiatica. Ma l’inizio non è stato affatto facile.

Hong Kong negli anni ’80

Siamo a metà dei ruggenti anni ‘80 e dopo aver studiato la teoria Bill è passato alla pratica insieme al suo socio australiano ( Woods). Hanno scelto come terreno di scontro il mercato di Hong Kong. Vi ho già spiegato come erano strutturate le scommesse (attraverso un gioco a totalizzatore).

I due contatori di carte di blackjack si sono tuffati nel betting dell’ex colonia britannica (al tempo ancora sotto la sfera di influenza di Sua Maestà la Regina Elisabetta) essenzialmente per due ragioni:

1) L’elevatissima liquidità del poll asiatico

2) Non si giocava contro bookmakers ma – di fatto – contro gli altri gamblers (essendo un gioco a totalizzatorre)

Chi gestiva il gioco, l’Hong Kong Jockey Club, tratteneva un 17% sui volumi ed aveva tutto l’interesse (almeno inizialmente) affinché i fatturati aumentassero, a prescindere da chi vincesse. Quindi, il gestore delle scommesse, di fatto, accettava sindacati e professionisti. Solo in un secondo momento capì che tali azioni stavano solo distruggendo e danneggiando l’ecosistema del pool di scommettitori amatori. Un errore simile è stato commesso anni dopo da molte poker rooms durante l’età dell’oro del texas hold’em (fino al 2011 quando accadde il maledetto Black Friday).

Le corse di cavalli sono qualcosa di simile a una religione a Hong Kong, i giocatori locali scommettono più di chiunque altro sulla Terra. La loro cattedrale è l’ippodromo di Happy Valley, la cui pista ovale erbosa e le tribune illuminate sono circondate di notte da uno dei panorami più suggestivi nel mondo dello sport, con grattacieli luccicanti che fanno da contorno.

Settembre 1985, Benter vola a Hong Kong con tre ingombranti computer IBM. In quel momento la città era un importante centro finanziario in espansione, l’ombra del Dragone Cinese era ancora distante (1999).

La scalata di Benter e Woods all’ippica mondiale parte da un minuscolo appartamento in un grattacielo fatiscente. Il lusso che si potevano permettere era mangiare al McDonald’s in fondo alla strada.

I computer di Benter calcolavano le quote che spesso erano leggermente diverse da quelle indicative del HKJC, Woods spesso correggeva la linea. L’australiano aveva seguito per un anno le corse nella colonia britannica. Scommettevano attraverso una linea telefonica del Jockey Club che gli aveva attivato un account.

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Il limite statistico di un sistema di scommesse: la “Rovina del giocatore”

Il sistema informatico ideato da Benter doveva ancora essere messo a punto. Il problema principale era di natura statistica. Gli algoritmi stavano iniziando a dare segnali incoraggianti, ma c’era un limite. Questo limite è ben conosciuto ai players professionisti e viene conosciuto come il fenomeno della “Rovina del Giocatore”. Il nome non lascia presagire nulla di buono.

Cosa è il teorema della Rovina del Giocatore? Ve lo spiego in parole semplici: se un player con fondi limitati gioca contro un avversario con fondi illimitati (in questo caso il field di Hong Kong), prima o poi il player è destinato a crashare, anche se ha un edge matematico sul banco stesso. La gestione del bankroll (il budget destinato alle scommesse) deve essere efficace e basarsi su regole rigorose per garantire un long term al player.

Scommesse: la varianza negativa è un nemico anche per i sistemi vincenti

Anche se abbiamo un vantaggio statistico, sappiamo bene che esistono momenti di varianza negativa anche molto lunghi sia nelle scommesse che nel poker e, se finiamo anzitempo i nostri fondi, questa battaglia sul long term non la possiamo vincere, neanche se abbiamo un vantaggio.

Il concetto è molto chiaro ai professionisti: anche se stanno scommettendo in modo corretto, sanno che i momenti “fortunati” finiscono mentre le serie negative possono essere fatali. L’abilità è riuscire a capire come gestire queste serie sfavorevoli.

Benter e Woods erano di fronte a un dilemma: se avessero scommesso troppo poco avrebbero sprecato l’occasione (erano convinti che quel algoritmo potesse garantirgli un bel edge sul banco) mentre se avessero puntato troppo denaro, la “rovina” del giocatore poteva spazzarli via in pochi mesi.

Scommesse: il criterio di Kelly

Lo statunitense e l’australiano però erano esperti nella gestione del bankroll: erano reduci da anni vincenti nel blackjack grazie a un lavoro anche di squadra nella gestione proprio del budget. E non gli fu difficile trovare la soluzione: applicarono il criterio di Kelly, oggi famosissimo agli scommettitori.

Cosa è il criterio di Kelly? E’ un metodo matematico utilizzato da molti scommettitori professionisti per massimizzare i loro guadagni nel lungo termine. Il metodo si basa sull’idea che una scommessa dovrebbe essere effettuata solo se la probabilità di vincita è superiore al rischio scommesso. In altre parole, il criterio di Kelly considera il rapporto tra il guadagno potenziale e il rischio associato alla scommessa.

Il criterio di Kelly suggerisce di scommettere una percentuale del proprio capitale disponibile proporzionale all’edge, ovvero la differenza tra la probabilità di vincita e quella di perdita. Questo approccio consente di gestire il rischio in modo efficiente e di massimizzare i guadagni a lungo termine. Tuttavia, il criterio di Kelly non è una formula magica e non è immune da errori di valutazione, quindi è sempre importante considerare anche altri fattori, come il valore atteso, la varianza e la gestione del bankroll.



In sintesi, il criterio di Kelly è un metodo matematico utilizzato dai professionisti delle scommesse per massimizzare i loro guadagni nel lungo termine. Se utilizzato correttamente, può aiutare a gestire il rischio in modo efficace e a massimizzare i guadagni. Tuttavia, è importante considerare anche altri fattori e valutare attentamente ogni scommessa prima di effettuarla.

Nella pratica, il criterio di Kelly ci aiuta a calcolare la frazione di capitale del nostro bankroll che possiamo scommettere in quella precisa scommessa:

La formula del criterio di Kelly è:
f* = (bp – q) / b

dove:
f* = la frazione del capitale da scommettere
b = le quote offerte dal bookmaker (in formato decimale)
p = la probabilità di vincita della scommessa
q = la probabilità di perdita della scommessa (1-p)

Il sistema di Benter

Benter era convinto che vi fossero affinità tra il suo sistema matematico e il criterio di Kelly. Il suo software generava previsioni e differiva dalle quote medie del mercato, seppur la differenza non fosse così larga.

Mettiamo caso che le quote pubbliche indicavano che il cavallo X potesse vincere 1 gara su 4, mentre il software di Benter calcolava le probabilità in 1 su 3. In questo caso il vantaggio statistico era importante ma per riuscire a superare i momenti di varianza negativa (serie di sconfitte) era necessario puntare migliaia e migliaia di volte, frazionando il proprio capitale in modo adeguato e equilibrato. In questo modo un vantaggio piccolo poteva trasformarsi in un grosso edge nel lungo periodo.

Il cirterio di Kelly più il software potevano metterli al riparo da brutti scherzi? In realtà è successo che Benter e Woods, al termine della prima stagione di gare, nell’estate del 1986 sdraiarono la bellezza di $120.000 (un bel rosso fuoco) su un capitale iniziale di $150.000. I 30.000 non li avrebbe aiutati a rialzare la testa se non con un’altra iniezione di capitali.

Questa storia cosa ci insegna? Gestione del bankroll rigorosa e essere responsabili

Questa storia dimostra che la varianza nelle scommesse può essere un nemico molto difficile da sconfiggere, soprattutto in una fase iniziale quando si sta testando un nuovo metodo ed è necessario ancora affinare parecchi dettagli. Per questa ragione la gestione del bankroll deve essere maniacale e impostata in modo prudenziale. E’ necessario essere molto responsabili quando ci si approccia a qualsiasi forma di azzardo, anche quando il vostro modo di porvi è molto professionale e, dal punto teorico e matematico, sembra inattaccabile.

Dopo quel mezzo fallimento Benter tornò a Las Vegas alla ricerca di nuovi investitori nel 1986 (senza però alcun successo), mentre Woods volò in Corea del Sud per ridare vita al conteggio delle carte nei casinò. L’assalto alle corse di Hong Kong sembrava essere su un binario morto, ma non sarà così, alla prossima!

Benter story – fine seconda puntata – continua

Leggi la prima puntata della storia dello scommettitore più vincente di sempre nell’ippica

Benter story – Leggi la terza parte

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.