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Giocava a blackjack coi soldi del tempio: monaco buddista condannato a 30 mesi di carcere e multa di 250k

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27/07/2016 18:15

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“Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità”. A questa celebre frase attribuita al Gautama Buddha, nel nostro caso, andrebbero aggiunti “i soldi”, precisamente quelli appartenenti al tempio. Il riferimento è al bizzarro caso di un 38enne monaco buddista, che è stato appena condannato a 30 mesi di carcere e ad una multa di 250mila dollari, in quanto reo di avere sottratto fondi ai conti del suo tempio per giocare ai tavoli di blackjack in alcuni casinò della Louisiana (USA).

Khang Nguyen al suo arrivo al tribunale federale di Lafayette per una delle udienze

Khang Nguyen al suo arrivo al tribunale federale di Lafayette per una delle udienze

Il monaco si chiama Khang Nguyen Le, ma non vi sprecate a cercare legami con Scotty o qualcun altro dei tantissimi Nguyen esistenti nel mondo del poker, poichè si tratta del quarto cognome più diffuso al mondo e in particolare in Vietnam, dove si chiama così circa il 40% della popolazione.

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Khang era il responsabile della Vietnamese Buddhist Association a Lafayette, in Louisiana, dal 2010 fino all’ottobre 2014, quando si è dovuto dimettere in seguito allo scandalo di cui vi stiamo per raccontare.

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Dal gennaio del 2013 all’agosto 2014, circa una volta ogni 2-3 giorni Nguyen si recava in uno dei casinò delle vicinanze, per giocare cifre anche piuttosto alte (fino a 10mila dollari al giorno) ai tavoli soprattutto di blackjack. Già l’attitudine al gambling non si confà molto allo stile di vita di un monaco buddista, ma la cosa più grave è che i soldi giocati erano stati illecitamente sottratti dai conti bancari appartenenti alla fondazione del suo tempio, per un totale di circa 260mila dollari.

Arrestato nel settembre scorso per appropriazione indebita e frode informatica, Nguyen ha inizialmente rigettato le accuse ma a inchiodarlo ci sono decine di prelievi, effettuati presso gli ATM dell’ Auberge Casinò di Lake Charles usando varie carte appartenenti ai conti bancari della sua associazione religiosa. “Non era certo mia intenzione rubare i soldi del tempio”, aveva provato a difendersi il monaco. Tuttavia, considerando che per le sue funzioni incassava uno stipendio da mille dollari al mese, pare difficile che quelli potessero considerarsi come dei prestiti. Nguyen ha poi ammesso che cercava di scegliere tavoli il più possibile isolati o marginali, in modo da non venire notato.

Il monaco è stato condannato a 30 mesi di carcere, alla restituzione dei soldi e ad una multa da 250.000$, ma i suoi guai potrebbero non finire qui: scontata la condanna, potrebbe attenderlo una espulsione dal paese e un forzato ritorno in Vietnam.

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