
Entrambi presenti all'EPT di Londra, i due veterani del mondo del poker hanno esternato le proprie posizioni ai microfoni di PokerListings.com, dicendo sostanzialmente che pur ritenendo gli imputati principali in buona fede siano stati compiuti una serie di errori piuttosto clamorosi.
Dice infatti Brunson: “Conosco Howard Lederer da anni e l'ho sempre tenuto nella massima considerazione, credendolo una persona assolutamente onesta: credo quindi che non fosse davvero a conoscenza di quel che stava accadendo”.

Un tempismo che secondo alcuni non è stato casuale, tuttavia – al di là di speculazioni di questa natura – il tentativo di porre riparo ad una situazione sfuggita di mano ha di fatto causato più danni che altro, fatto che non pare sorprendere Brunson: “In ogni affare in cui sia stato coinvolto non ho mai fatto le scelte giuste, i giocatori non sono dei buoni imprenditori”.
Greenstein, d'altra parte, punzecchia anche il governo statunitense, che dal suo punto di vista avrebbe indirettamente creato i presupposti perché uno scenario del genere si venisse a creare: “La mancata regolamentazione del poker online è stata una concausa, non dovremmo fare in modo che il denaro derivante dal poker e dai giocatori americani si disperda altrove, ma trattenerlo negli Stati Uniti ed usarlo per impiegare americani”.
Un proposito che certamente in futuro ci sarà chi non mancherà di tradurre in realtà...


