C’è sempre qualcosa di romanzesco quando un club storico del calcio inglese inciampa nei propri debiti e qualcuno da Las Vegas si candida a esserne il salvatore. Questa volta la storia riguarda lo Sheffield Wednesday, club glorioso e stanco, oggi ultimo in Championship, sommerso dai punti di penalizzazione e con la retrocessione che bussa alla porta come un ufficiale giudiziario puntuale.
Sheffield si trova nel South Yorkshire, famosa in passato per le sue industrie dell'acciaio e della produzione di coltelli. Si è riconvertita in una città verde e ecologica, immersa nella natura, con una università e un'economia ricovertita fiorente, con oltre mezzo milione di abitanti.
Però sono lontani i tempi di quando Sheffield aveva due squadre in Premier League: lo United e i rivali proprio del Wednesday.
In questo Articolo:
- 1 La storia affascinante dello Sheffield Wednesday
- 2 James Bord: dal poker alle scommesse, è l'uomo della provvidenza?
- 3 Bord e i suoi due maestri: Benham e Bloom
- 4 Dalle scommesse al calcio con un metodo vincente
- 5 James Board nel poker: dai tornei al cash game high stakes
- 6 Cos'è StarLizzard, il sindacato che condiziona i mercati
- 7 Bloom e Benham hanno applicato il metodo Moneyball al calcio
La storia affascinante dello Sheffield Wednesday
C’è una città, Sheffield, che vive di acciaio e memoria. E c’è una squadra, lo Sheffield Wednesday, che quella memoria l’ha trasformata in calcio, sudore e orgoglio popolare. Una storia che non corre veloce: cammina. A volte zoppica. Ma non si ferma mai.
Nasce nel 1867, da un club di cricket che giocava il mercoledì, l’unico giorno libero degli operai. Già questo dice tutto: il calcio come pausa dal lavoro, come rito collettivo, come appartenenza. Wednesday non è un nome: è una dichiarazione sociale. È la squadra del popolo che ha poco tempo, ma una fede incrollabile.
All’inizio del Novecento vince, e vince tanto: campionati, FA Cup, prestigio. È una delle grandi d’Inghilterra quando il football diventa spettacolo di massa. Poi arriva Hillsborough, la casa, il teatro. Uno stadio che è quasi una cattedrale laica, piena di rumori antichi, di pioggia, di sciarpe pesanti. Uno stadio che purtroppo diventa anche simbolo di una delle tragedie più profonde del calcio inglese, nel 1989. Da lì in poi nulla è più uguale, per nessuno.
Il Wednesday attraversa il tempo come fanno le squadre vere: alterna gloria e cadute, Premier League e retrocessioni, sogni e amministrazioni controllate. Negli anni ’90 sfiora l’élite, gioca finali, ospita campioni. Ma il destino non è gentile, e la modernità del calcio spesso non perdona chi vive di romanticismo.
Eppure, ogni volta che sembra finita, il Wednesday torna. Perché certe squadre non muoiono: resistono. Sono come le città industriali che le hanno generate. Cambiano pelle, ma non anima.
Sheffield Wednesday è questo: una storia lunga, imperfetta, profondamente umana. Una squadra che non chiede di essere amata per quello che vince, ma per quello che rappresenta. E forse è per questo che, ancora oggi, quando scende in campo, non gioca solo una partita: racconta un pezzo d’Inghilterra.
James Bord: dal poker alle scommesse, è l'uomo della provvidenza?
Il nome che circola, con discrezione britannica ma insistenza globale, è quello di James Bord, nome noto ai pokeristi italiani perché batté in heads-up - nel Main Evnet WSOP Europe 2010 a Londra - Fabrizio Baldassarri.
Ex banchiere in Citigroup, ex poker pro, oggi imprenditore data driven.
È lui il “preferred bidder”, l’uomo a cui gli amministratori del club – parola elegante per dire che qualcuno sta contando le macerie – hanno consegnato la chiave della speranza, se non ancora quella dello stadio.
Sheffield Wednesday è in administration, che non è una carica ministeriale ma una specie di Chapter 11 all’inglese: debiti, penalizzazioni, un proprietario (Dejphon Chansiri) che ha esaurito credito e pazienza. Due decurtazioni di punti, la classifica è un deserto: 30 lunghezze dalla salvezza, e l’aria rarefatta della terza serie già nei polmoni.

Bord e i suoi due maestri: Benham e Bloom
Bord, però, non è uno che arriva a mani vuote o a mente sgombra. Vive a Las Vegas, ha già messo piede nel calcio europeo guidando l’acquisizione del Dunfermline in Scozia e possiede quote del Cordoba in Spagna.
Bord è un professionista nelle scommesse: è figlio di una scuola precisa. Negli anni d’oro delle scommesse sofisticate lavorò per Tony Bloom, il fondatore di StarLizard e oggi proprietario del Brighton and Hove Albion.
Poi il passaggio a Smartodds, la creatura di Matthew Benham, l’uomo che ha trasformato il Brentford FC in un laboratorio calcistico a basso costo e alto rendimento.
Dalle scommesse al calcio con un metodo vincente
È una genealogia chiara: dal betting al calcio, portandosi dietro algoritmi, modelli predittivi, ossessione per il dato. Una piccola élite che ha dimostrato come il pallone, se letto con freddezza, possa essere più vicino a un mercato che a una liturgia.
Gli Owls sperano che quella freddezza li salvi. Con i dati, ad esempio, si è salvato anche il Sunderland, grazie al giovanissimo presidente Kyril Louis-Dreyfus (la sua famiglia era proprietaria dell'Adidas) che lo ha riportato dalla League One alla Premier League.
Prima, però, c’è l’ultimo tornello: l’Owners and Directors’ Test della EFL. Un esame che guarda con sospetto chi ha interessi nel mondo delle scommesse, per timore – reale o solo evocato – che il confine tra previsione e manipolazione possa diventare troppo sottile.
È il paradosso moderno del calcio: da una parte club alla canna del gas che invocano manager illuminati; dall’altra un sistema che teme proprio chi sa leggere il gioco meglio degli altri. Bord, come Bloom e Benham prima di lui, cammina su questa linea di gesso.
Lo Sheffield Wednesday aspetta. Forse non la salvezza immediata, ma almeno un’idea di riscatto futuro. E oggi, nel calcio in crisi, un’idea vale quasi quanto un gol al novantesimo.
James Board nel poker: dai tornei al cash game high stakes
James Bord è stato un giocatore di poker professionista britannico con oltre 4,3 milioni di dollari di vincite live nelle competizioni dal vivo, piazzandosi alla 581ª posizione nella all-time money list.
Il punto più alto della sua carriera è arrivato nel 2010, quando ha vinto il Main Event della World Series of Poker Europe con un primo premio di circa £830.000 (davanti a Baldassarri), conquistando così un braccialetto WSOP Europe e diventando uno dei protagonisti più riconosciuti del circuito europeo.
Pur preferendo i giochi cash high stakes (per questo vive a Las Vegas) rispetto ai tornei, Bord ha totalizzato numerosi piazzamenti anche in altri eventi WSOP e tornei internazionali prima di dedicarsi ad altri ambiti imprenditoriali.
Cos'è StarLizzard, il sindacato che condiziona i mercati
Come detto Bord ha un passato in Starlizard è una società di consulenza e un sindacato di scommesse sportive fondata nel 2006 da Tony “The Lizard” Bloom, progettata per applicare modelli statistici avanzati e analisi dati ai mercati delle scommesse, soprattutto nel calcio.
Opera in modo simile a un hedge fund, impiegando grandi team di analisti e data scientist per generare quote interne più accurate di quelle offerte dai bookmaker e individuare opportunità di valore nei mercati, specialmente nei Asian Handicap e in altre linee poco sfruttate.
L’accesso ai servizi e alle strategie di Starlizard è riservato a clienti con capitali molto elevati (minimo di milioni di sterline), e la società genera ricavi significativi, con stime che parlano di oltre £100 milioni l’anno e operazioni di scommessa con puntate nell’ordine di milioni per singolo evento. Il modello combina team dedicati alla raccolta dati, alla creazione di probabilità, alla selezione delle scommesse e all’esecuzione delle puntate, rendendo l’operazione altamente professionale e basata su rigore matematico più che su intuizioni.
Bloom e Benham hanno applicato il metodo Moneyball al calcio
Bord si ispira ai suoi due maestri non solo nelle scommesse ma anche nel football.
Nel calcio moderno Tony Bloom e Matthew Benham sono stati ciò che il metodo Moneyball è stato per il baseball: gli uomini che hanno osato dire che l’intuizione, da sola, non bastava più. Venivano dal mondo delle scommesse, dove ogni errore si paga in tempo reale, e hanno portato nel football lo stesso dogma spietato: il dato non mente, l’occhio sì, soprattutto nei piccoli club.
Bloom al Brighton and Hove Albion, Benham al Brentford FC, hanno costruito club come laboratori: algoritmi al posto delle sensazioni, modelli predittivi invece dei nomi sul giornale, giocatori scelti per ciò che producono e non per ciò che sembrano.
Valutano spazi occupati, pressing efficace, expected goals, valore marginale di ogni singola azione; comprano giocatori sottovalutati, vendono al picco, accettano di perdere oggi per vincere domani. Così hanno scardinato il romanticismo un po’ pigro del calcio tradizionale e dimostrato che si può competere con i giganti senza portafogli infiniti, ma con idee ferocemente razionali. Non hanno reso il calcio meno umano: lo hanno reso meno cieco.
Tony Bloom è proprietario di due squadre di calcio:
- Brighton and Hove Albion (Inghilterra) – ne è proprietario e chairman dal 2009, il progetto simbolo del suo metodo data-driven, è riuscito a portare la squadra della sua città fino alla Premier League.
- Royale Union Saint-Gilloise (Belgio) – ne è azionista di maggioranza dal 2018, club riportato ai vertici del calcio belga dopo decenni.