Per chi ha vissuto l’epoca d’oro del poker asiatico, la notizia ha un sapore quasi simbolico: il Wynn Macau ha chiuso la sua poker room, un piccolo ma significativo segnale del cambiamento che sta attraversando l’industria del gioco nella capitale mondiale del gambling.
Con questa chiusura, il numero di sale poker operative nella città scende ormai al minimo storico: oggi il Texas Hold’em si può giocare praticamente solo in poche location rimaste attive, come Venetian Macao, MGM Cotai e Wynn Palace.
Un dettaglio che racconta molto più di quanto sembri.
In questo Articolo:
- 1 Perché il poker sta scomparendo da Macao
- 2 Quando Macao era il paradiso del poker high stakes
- 3 Il paradosso di Macao: meno tavoli ma più soldi
- 4 Il Sic Bo, i dati popolari a Macao e in Asia
- 5 Il nuovo equilibrio del gambling asiatico
- 6 Il futuro del poker a Macao passa per Cotai, le poker room attive
- 7 Il tramonto di un’epoca
- 8 Quando si giocava il leggendario Macao Big Game
Perché il poker sta scomparendo da Macao
Per capire davvero perché molte poker room stanno scomparendo a Macao bisogna guardare ai numeri dell’industria del gioco locale. Le scelte dei casinò sono molto coerenti.
Il baccarat è il vero motore economico dei casinò della regione amministrativa speciale cinese. In alcuni anni ha rappresentato oltre l’80% dei ricavi complessivi del gaming locale. Anche dopo la stretta regolatoria sui junket VIP, il baccarat rimane il gioco dominante.
Il motivo è semplice: il baccarat muove volumi enormi.
Nei tavoli VIP i giocatori possono scommettere centinaia di migliaia di dollari a mano, generando un turnover gigantesco per i casinò. Il margine della casa è relativamente basso (circa 1-1,2%), ma applicato a volumi così elevati produce ricavi enormi.
Il poker invece funziona in modo completamente diverso.
Nei tavoli di Texas Hold’em il casinò non gioca contro i clienti: incassa soltanto una piccola commissione, la cosiddetta rake (una commissione calcolata sul piatto), generalmente tra il 3% e il 5% del pot, spesso con un limite massimo (Cap). Anche nei tavoli high stake, quindi, il rendimento per il casinò resta modesto rispetto ai giochi bancati (anzi a limiti più alti la rake è proporzionalmente più bassa a livello percentuale).
Inoltre il poker presenta altri “problemi” dal punto di vista degli operatori: occupa molto spazio nella poker room, richiede dealer dedicati, genera meno ricavi per metro quadrato rispetto ai tavoli di baccarat
Per questo molti resort di Macao hanno progressivamente ridotto i tavoli di poker negli ultimi anni, preferendo dedicare più spazio ai giochi che piacciono ai grandi giocatori asiatici.
In altre parole, per un casinò di Macao un tavolo di baccarat può valere dieci o venti tavoli di poker in termini di ricavi.
Ed è proprio questa logica industriale che spiega perché anche una storica poker room come quella del Wynn Macau sia stata sacrificata.

Quando Macao era il paradiso del poker high stakes
C’è stato un tempo – non troppo lontano – in cui Macao era il teatro dei giochi più ricchi del pianeta.
Tra il 2010 e il 2015, nelle sale private dei casinò della città si incrociavano: magnati cinesi, tycoon del Sud-Est asiatico, proprietari di bookmakers e professionisti occidentali.
I celebri “Macau Big Game”, i tavoli cash game da milioni di dollari erano frequentati da giocatori come Tom Dwan, Phil Ivey e i businessman dell’Asia.
Ivey e Dwan, per farsi invitare e mantenere un posto fisso, avevano capito che dovevano giocare in maniera molto loose. Professionisti come Patrik Antonius non erano graditi perché erano più attenti e disciplinati ai tavoli. Ivey e Dwan (finanziari soprattutto da Paul Phua) avevano anche la funzione di "intrattenere" e rendere la partita più divertente.
Il Wynn, in particolare, era considerato uno dei templi del poker live della città, con tavoli cash che spaziavano da limiti relativamente “accessibili” fino ai livelli più alti del continente.
Oggi quella stagione sembra appartenere a un’altra epoca.
La partita è finita quando Paul Phua (la vera mente degli high stakes di Macao) è stato arrestato nell'ex colonia portoghese e espulso perché accettava scommesse illegali. Era uno degli junkets più in vista e non era visto bene da Pechino.
Il paradosso di Macao: meno tavoli ma più soldi
La chiusura delle poker room non significa però che il poker sia in crisi.
Anzi, i dati raccontano un paradosso curioso: nel 2025 il Texas Hold’em nei casinò di Macao ha generato circa 975 milioni di pataca di ricavi (oltre 120 milioni di dollari), un record storico e circa il 10% in più rispetto all’anno precedente.
Il problema non è la domanda, il problema è l’economia dei casinò.
A Macao, il poker rimane un gioco poco redditizio rispetto ai colossi del tavolo verde: baccarat e sic bo producono margini molto più elevati. Per questo molti operatori stanno riducendo gli spazi dedicati al Texas Hold’em.
In altre parole: il poker porta prestigio e immagine, ma non muove i volumi dei giochi preferiti dai grandi giocatori asiatici.
Il Sic Bo, i dati popolari a Macao e in Asia
Tra i giochi più popolari nei casinò di Macao e di tutta l’Asia c’è il Sic Bo, un antico gioco di dadi di origine cinese il cui nome significa letteralmente “dadi preziosi” o “dadi fortunati”.
È un gioco estremamente semplice e veloce, motivo per cui è molto amato nei casinò asiatici.
Come si gioca
Il Sic Bo utilizza tre dadi che vengono agitati all’interno di un contenitore (tradizionalmente una scatola di bambù, oggi spesso un dispositivo elettronico).
Prima che i dadi vengano scoperti, i giocatori piazzano le loro puntate su un grande tabellone di scommesse che prevede diverse combinazioni possibili.
Le puntate più comuni sono:
- Grande (Big): la somma dei tre dadi va da 11 a 17
Piccolo (Small): la somma va da 4 a 10
Numero specifico: scommettere sull’uscita di un numero preciso
Coppie o triplette: puntare su due o tre dadi uguali
Totale esatto: prevedere la somma esatta dei tre dadi
Le quote cambiano a seconda della difficoltà della combinazione: alcune puntate semplici pagano 1:1, mentre le combinazioni più rare possono arrivare anche a 150:1 o oltre.
Perché piace ai casinò
Il Sic Bo è uno dei giochi più redditizi per i casinò asiatici perché:
- le partite sono molto rapide
- il margine della casa è relativamente alto su alcune puntate
- può gestire molti giocatori contemporaneamente
In termini di ricavi per metro quadrato, giochi come Sic Bo e baccarat risultano molto più profittevoli del poker, che richiede tavoli dedicati e genera entrate solo tramite rake.
Dove è popolare
Il Sic Bo è diffuso soprattutto in:
- Macao
- Hong Kong
- Singapore
- Filippine
- Vietnam e Cambogia
Negli ultimi anni il gioco è arrivato anche nei casinò occidentali, in particolare a Las Vegas, spesso in formato elettronico o ibrido.
Tuttavia il cuore del Sic Bo resta l’Asia, dove questo gioco di dadi continua a rappresentare uno dei simboli più tradizionali della cultura del gambling cinese.
Il nuovo equilibrio del gambling asiatico
La chiusura del Wynn Macau si inserisce dentro una trasformazione più ampia dell’industria locale. Negli ultimi anni il settore è stato ridisegnato da tre fattori:
- La stretta del governo cinese sui junket VIP per combattere la corruzione
I grandi operatori che portavano high roller dalla Cina continentale sono stati progressivamente smantellati. - La nuova regolamentazione di Macao
Il governo ha imposto una revisione dell’intero modello dei casinò, con la progressiva chiusura di diversi satellite casino. - Il cambio di strategia dei resort
I nuovi resort puntano sempre di più su turismo, intrattenimento e gioco di massa, come a Las Vegas. E' in atto una lunga e graduale trasformazione dell'ex colonia portoghese
In questo contesto, il poker resta una nicchia.
Il futuro del poker a Macao passa per Cotai, le poker room attive
Il centro della scena si sta ormai spostando definitivamente verso la zona vip di Macao: Cotai, l'area dei mega-resort dove si trovano i casinò più moderni e che Sheldon Adelson aveva individuato per i suoi casinò di Las Vegas Sands.
Qui resistono ancora alcune sale poker con action regolare:
- The Venetian Macao, oggi il vero hub del poker cittadino
- MGM Cotai, che continua a offrire cash game medio-alti
E' aperto ancora qualche tavolo sporadico in altri resort.
La sensazione, però, è che il poker a Macao stia entrando in una fase nuova e più selettiva. Meno sale, meno tavoli ma sempre frequentati da giocatori pronti a muovere cifre enormi.
Il tramonto di un’epoca
La chiusura della poker room del Wynn non è solo una notizia per il settore, è il segnale di un passaggio storico.
Il poker aveva trovato a Macao una seconda casa dopo Las Vegas, diventando il gioco simbolo di una globalizzazione del gambling che mescolava giocatori occidentali e asiatici.
Oggi quell’epoca non è finita ma sicuramente sta cambiando forma E come spesso accade nel mondo del gioco, quando un tavolo si chiude… significa solo che la partita si sta spostando altrove (Manila).
Quando si giocava il leggendario Macao Big Game
Prima che Las Vegas tornasse al centro della scena high stakes, il poker più ricco del pianeta si giocava a Macao.
Tra il 2010 e il 2016 la città divenne il punto d’incontro tra due mondi: da una parte i professionisti occidentali, dall’altra i miliardari asiatici che volevano misurarsi nel Texas Hold’em.
Nacquero così i leggendari Macau Big Game, tavoli cash game privati con bui che potevano arrivare a $10.000/$20.000 o più, dove il piatto medio valeva centinaia di migliaia di dollari.
Tra i protagonisti di quelle partite circolano nomi ormai entrati nel folklore del poker, i pro più importanti di Las Vegas (abbiamo fatto prima i nomi), businessman e high roller provenienti da Hong Kong, Malesia e Cina continentale, figure chiave dell’ecosistema del gambling asiatico come Paul Phua, il regista e la mente di quelle partite.
Le partite non si svolgevano quasi mai nelle poker room ufficiali. Erano spesso organizzate in VIP room private, ambienti esclusivi dove il poker si mescolava al mondo dei junket e dell’alta finanza asiatica.
In quelle notti "macanesi" si sono visti swing milionari, bankroll distrutti e fortune costruite in poche ore. Ma quell’epoca ha iniziato a dissolversi con la stretta del governo cinese sui junket e sul gambling internazionale dei grandi capitali.
Oggi Macao rimane la capitale mondiale del gioco per fatturato, ma i Macau Big Game appartengono ormai quasi alla mitologia del poker moderno.