E' il 2007 e Internet è ancora un Far West elegante, il poker online è la nuova frontiera da esplorare e c'è una giovane norvegese ai tavoli che non vuole fare prigionieri. Stiamo parlando di Annette Obrestad ma la sua storia raccontatela sottovoce (o rischiate di apparire poco credibili).
In questo Articolo:
La ragazza che viene dal Nord
Annette Obrestad nasce in Norvegia il 18 settembre 1988 a Sandnes, cittadina di 80mila anime nel sud del Paese, terra che ha dato i natali a grandi campioni di atletica leggera (vincitori di mezzofondo alle Olimpiadi e Mondiali) e dove va di moda uno sport inusuale per quelle latitudini: il football americano. La città ha diversi team.
Non è una ragazzina come le altre, a lei piace stare giornate intere davanti al suo personal computer. Non fa sport, non sogna i riflettori, lei osserva e quando scopre il poker online, capisce subito una cosa che molti non capiranno mai: il poker non è solo un gioco di carte, è un gioco di persone.
Giovanissima gioca online già contro adulti. E li batte. Non perché abbia fortuna, ma perché vede cose che gli altri non vedono.
E' sempre stata una mente superiore alla media (e lo sta dimostando anche oggi nei tornei di Scrabble, una sorta di gioco da tavolo simile allo Scarabeo ma con regole leggermente differenti).
La Norvegia tra sci di fondo e poker online
La Norvegia nei primi anni 2000 ha tante star nello sci di fondo e nelle discipline nordiche (ma anche nell' atletica leggera), ma non era ancora una super potenza del calcio (pensiamo alla Nazionale trascinanta oggi dal più forte attaccante al mondo Erling Haaland o dalla forza della favola Bodo in Champions).
In quei giorni, oltre alle stelle dello sci poteva vantare anche una vera campionessa (appena 18enne) nel poker sportivo come Annette che nel 2007 mise in riga diversi maschietti e si laureò campione del Mondo di texas hold'em, vincendo il Main Event WSOP Europe a Londra (il giorno dopo compì 18 anni). I norvegesi e gli scandinavi in generale dominavano nel poker. Molto aggressivi e carichi di soldi, non li fermavi, soprattutto nel cash game.
La Norvegia è uno dei paesi più ricchi al mondo.
In questo ambiente ultra competitivo, è cresciuto un vero un talento preoce come lei che riuscì a vincere nel poker sportivo dal vivo la bellezza di 4 milioni di dollari dal 2006 al 2010. Le poker room se la contendevano pur di sponsorizzarla. In Scandinavia il texas hold'em era il gioco del momento.
La leggenda di Annette: quando vinse un torneo senza guardare le carte
La giovane norvegese non era forte solo nei tornei dal vivo nei casinò europei (non poteva ancora giocare a Las Vegas perché nelle sale del Nevada si può entrare solo una volta compiuti i 21 anni) ma anche e soprattutto online dove aveva già fatto un'esperienza da veterana (giocando milioni di mani).
Successe tutto nell'estate 2007, quando il poker online viveva la sua età dell’oro. I tavoli virtuali erano popolati da migliaia di aspiranti campioni convinti che bastasse ricevere buone carte per fare fortuna. In quell’oceano di fiches digitali (e di fish) comparve la ragazza norvegese di appena diciotto anni.
Nel mondo del poker online era già conosciuta con un nickname che suonava come una promessa: Annette_15. Perché aveva iniziato a vincere tornei importanti in modo prematuro (diciamo così...).
Ma quella sera decise di fare qualcosa che sembrava un esperimento sociologico più che una partita a carte.
Il Sit and Go che ha fatto la storia
Prima di iniziare il torneo — un sit & go da 180 giocatori da 4,40$ di buy-in su PokerStars — prese un post-it giallo e lo attaccò sul monitor del computer, proprio sopra il punto dove comparivano le sue carte.
In altre parole: non avrebbe guardato quasi mai le sue hole cards. Non era una provocazione, non era una sfida agli altri giocatori (solo all'apparenza), era una sfida con se stessa.
Il motivo di quel esperimento era chiaro e lo rivelò lei stessa qualche mese dopo: “Non si diventa buoni giocatori di poker grazie alle carte, ma studiando gli avversari e facendo capire loro di poterli dominare attraverso una strategia ben studiata, prima e durante i tornei".
"All'inizio era strano, non avere altri riferimenti che i betting pattern e le info su come gli avversari avessero giocato fino a quel punto. Poi, più passava il tempo e più mi rendevo conto che davvero non è sempre necessario conoscere le tue carte. La cosa curiosa è che ancora la gente mi riconosce più per questa storia che per aver vinto alle WSOP".
Quel video è stato per anni su Youtube (prima purtroppo di essere rimosso) ed è stato visto da migliaia di appassionati che hanno anche osservato fasi del sit and go particolari. Il nostro Domenico Gioffrè, per esempio, ricorda ancora il fold con K-K al final table.
“Non si diventa buoni giocatori di poker grazie alle carte, ma studiando gli avversari e facendo capire loro di poterli dominare attraverso una strategia ben studiata, prima e durante i tornei".
Annette Obrestad
Il poker al buio di Annette Obrestad
Gioca al buio e lei non indovina, tirando le chips a caso. Lei capisce. Capisce quando gli altri hanno paura capisce quando stanno mentendo, capisce il flow del tavolo. Non guarda le carte, osserva tutti i dettagli al tavolo.
Per chi non ha mai giocato a poker la cosa può sembrare un particolare curioso. Per chi invece conosce il gioco è un gesto quasi sacrilego. Il poker, per definizione, è un gioco di informazioni incomplete. Per i professionisti il vantaggio verso il field e gli avversari è molto più sottile anche per i più forti, ogni dettaglio è decisivo nel 2026, figuriamoci non conoscere le proprie carte.

Dal 2006 al 2008 il contesto era ben diverso, i tavoli erano ricchi di giocatori amatori che prendevano le carte in mano da pochi mesi con entusiasmo, leggerezza ma poco consapevoli. Era più facile giocare su di loro e sulle loro debolezze se ti chiamavi Annette.
Decise di fare a meno di questo dettaglio decisivo (le proprie carte), la sua idea era semplice e radicale allo stesso tempo: dimostrare che nel poker la posizione, la lettura degli avversari e la logica del gioco contano più delle proprie carte.
Guardò le sue hole cards solo in rarissime occasioni — quando era già coinvolta pesantemente nella mano — ma per il resto giocò alla cieca, basandosi esclusivamente su:
- posizione al tavolo
- dimensione degli stack
- timing delle puntate
- pattern degli avversari
In altre parole: giocava sugli uomini, le carte erano un elemento secondario.
180 avversari inconsapevoli
Il torneo iniziò come qualsiasi altro evento online. Tavoli che si aprono, stack che oscillano, giocatori che entrano ed escono.
Ma lentamente accadde qualcosa di curioso. Annette vinceva e continuava a vincere e macinare chips ma lo faceva senza mai forzare i momenti.
Eliminava avversari con una calma quasi accademica. Rilanciava nei momenti giusti, metteva pressione agli stack corti, evitava i conflitti inutili. Mano dopo mano, tavolo dopo tavolo, arrivò al final table.
A quel punto molti dei suoi avversari non avevano la minima idea di stare giocando contro una persona che non stava nemmeno guardando le proprie carte. La partita continuò con la stessa chirurgica freddezza. Uno dopo l’altro gli avversari cadevano perché lei era un passo sempre avanti.
Alla fine rimase solo Annette. La leggenda era scritta dopo aver firmato la vittoria più assurda della storia del poker online.
Quando l’ultima mano finì, Annette Obrestad aveva fatto ciò che sembrava impossibile. Aveva vinto il torneo battendo 180 giocatori senza guardare quasi mai le sue carte.
Non era un torneo milionario. Non cambiò la storia finanziaria della sua carriera pokeristica. Aveva fatto molto di più per il poker, dimostrando che quel gioco era uno skill game, con una componente sempre aleatoria ma meno decisiva di quello che potesse sembrare. Uno spot per il texas hold'em.
Contribuì a cambiare qualcosa di più interessante: la percezione del gioco. Quella notte dimostrò, meglio di qualsiasi manuale, che il poker non è solo un gioco di carte. È un gioco di decisioni.
La ragazza che sarebbe diventata campionessa del mondo
La storia non finì lì. Pochi mesi dopo, nel settembre dello stesso anno, Annette Obrestad vinse il WSOP Europe Main Event a Londra. Aveva 18 anni (il giorno dopo festeggiò il suo 19esimo compleanno). Diventò la più giovane vincitrice di un braccialetto delle World Series. Il premio era di 1 milione di sterline. Un titolo. La consacrazione.
Ma la sua vera impresa era già avvenuta mesi prima, davanti a uno schermo con un post-it.
Nel poker si dice che servono le carte giuste. È vero, ma non basta.
Perché il poker, alla fine, è un gioco di esseri umani, di uomini e donne, di tempo, di scelte e quella sera del 2007, Annette Obrestad ha dimostrato una cosa che ancora oggi mette a disagio molti giocatori: puoi anche non sapere che carte hai, se sai perfettamente chi hai davanti.
Cosa fa oggi Annette
Annette ha giocato a poker professionalmente fino al 2010 circa. In quegli anni ha collezionato un titolo WSOP Europe, cinque "In the money" alle World Series, tre al Word Poker Tour, tre all'European Poker Tour (con un tavolo finale.
Dopo il 2010 la sua partecipazione ai tornei è calata notevolmente ma fino al 2018 ha comunque marcato la sua presenza su HendonMob (il database di riferimento degli eventi dal vivo) poi si sono perse le tracce (comunque ha vinto in carriera 3,9 milioni di dollari nei tornei).
Nel gennaio 2026 è ricomparsa in un torneo da 150 dollari a Las Vegas andando a premio. In realtà, lei non ha mai smesso di giocare a poker, in particolare in Nevada dove frequenta i tavoli di cash game, soprattutto nei periodi nei quali c'è una elevata presenza di turisti ai limiti 2$/5$.
Gioca però principalmente per divertimento. La sua grande passione è Youtube, cura un canale di make up MakeUp, "Annette's Makeup Corner" con quasi 50mila iscritti e il suo gioco preferito è lo Scrabble (un gioco da tavola simile allo Scarabeo) soprattutto giocato online. In meno di due anni da perfetta amatore ha scalato le classifiche internazionali. Questa storia vi ricorda qualcosa?