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Spagna

Dopo l'ennesimo flop della Nazionale italiana: un'analisi del modello spagnolo, ripartiamo da qui?

Dal nostro corrispondente Alessandro Ruta

Bilbao - Li ricordo bene, certi articoli sulla Spagna, su un modello della Liga arrivato non alla frutta ma quasi.

Senza più Cristiano Ronaldo dal 2018 e Leo Messi dal 2021 molti avevano sentenziato il "funerale" della Liga, quantomeno, incapace di attrarre nuovi campioni.

Il Barcellona era in crisi, dal punto di vista economico; quello sì. Il Real Madrid incredibilmente continuava a cavalcare la sua mistica vincente, almeno in Champions League.

E ogni volta che c'è una sessione di mercato si sottolinea come la Liga sia una delle leghe europee dove si spendano meno soldi, a livello di trasferimenti.

Poi la Nazionale della Spagna sforna una vittoria dopo l'altra e l'Italia si trova per la terza volta consecutiva a non disputare un Mondiale.

Calciomercato: nella Liga si spende la metà che in Serie A

Possiamo insomma prenderli in giro finché vogliamo, gli iberici, ma la realtà di parla di una Liga che con il suo modello quantomeno non sfigura.

Pur spendendo sul mercato 681 milioni di euro "appena": un quinto della Premier League e la metà della Serie A, stando alle rilevazioni dell'ultima sessione estiva, nel 2025 (Fonte, Transfermarkt).

Andiamo allora ad analizzare nel dettaglio alcuni dei motivi di questo buonissimo momento del movimento calcistico spagnolo. La mia è una postazione privilegiata, vivendo appunto in Spagna, e non c'è alcuna pretesa di scientificità.

Modello Liga, una ferrea struttura delle rose

In Spagna, guardando la situazione da fuori, sembra che ci sia poca fantasia. Basta osservare i numeri di maglia, che solitamente vanno dall'1 al 25.

Non è un capriccio questo, comunque. Sta a significare che la rosa della prima squadra non può avere più di 25 giocatori. E i portieri devono indossare rispettivamente l'1, il 13 e il 25.

Ed è già tanto arrivarci, in realtà, a tale cifra per molti club, che non possono letteralmente permettersi una quantità così alta di tesseramenti.

Pedri Barcellona
Il giovane centrocampista del Barcellona Pedri

In Italia, invece, abbiamo rose ipertrofiche fatte a volte anche di più di 25 giocatori (Cagliari e Cremonese con 27, i 28 del Pisa). E se è vero che molti di questi calciatori sono in prestito da altre squadre, quantomeno a livello di difficoltà nel gestire le rotazioni il problema è evidente.

Senza prendere in considerazione nemmeno la quantità di italiani presenti in rosa, quello è un altro discorso.

Forse sorprenderà sapere che il Barcellona, ad esempio, ha 23 calciatori "della prima squadra": 10 di questi vengono dal settore giovanile. Si tratta di Balde, Cubarsì, Gavi, Lamine Yamal, Fermin, Casadò, Gerard Martin, Dani Olmo, Marc Bernal ed Eric Garcia.

Come detto, indossano numeri che vanno dall'1 al 25. Gli unici due liberi per la cronaca sono l'1 e il 12. In stagione poi l'allenatore Flick ha dato spazio ad altri 6 ragazzi provenienti dal Barcellona-B, nei momenti di massimo affollamento dell'infermeria, ad esempio.

Poi direte, è vero che il Barça è il top forse a livello europeo, se non mondiale. Ma se persino il Real Madrid, storicamente più attento al mercato internazionale che non ai frutti del proprio vivaio, quest'anno è riuscito a lanciare due ragazzi in prima squadra (l'attaccante Gonzalo e il centrocampista Thiago Pitarch), perché non possiamo pensarci anche noi?

Detto che il Real Madrid ha molti giocatori in prestito nelle maggiori leghe europee (su tutti, Nico Paz) nel passato recente due prodotti del vivaio dei blancos, Dani Carvajal e Nacho, sono stati protagonisti della vittoria all'Europeo del 2024.

La Liga ha una sorta di salary cap: come funziona

Non è come nella Nba o in altre leghe Usa in cui si cerca di avere un tetto degli stipendi uguale per tutti, ma la Liga ci si avvicina, quantomeno nell'ottica di non far "sforare" o di andare in rosso i 42 club professionistici che ne fanno parte (Primera e Segunda Divisiòn):

In sostanza il tetto salariale è definito “limite di costo della rosa sportiva”. Si tratta di un limite di spesa che ogni club propone e giustifica, nel rispetto del budget a disposizione, lasciando all’Autorità di convalida della Liga il compito di approvare il limite proposto.

Qualora questo limite non fosse considerato adeguato, la stessa Autorità può chiedere di rettificare la cifra fino ad ottenere un importo che garantisca la stabilità finanziaria del club. Si tratta, tuttavia, di un limite che le società non devono necessariamente raggiungere. Esse devono comunque rimanere al di sotto della cifra indicata e resa nota dalla Liga spagnola in un comunicato pubblicato sul proprio sito.

Salary cap Liga – Le voci di spesa

Come si evince dal regolamento della Liga, il “limite di costo della rosa sportiva” comprende diverse voci:

  • Le retribuzioni salariali, fisse o variabili
  • Le retribuzioni per cessioni dei diritti d’immagine collettivi o individuali
  • Gli ammortamenti dei costi di acquisizione dei calciatori
  • Le quote della previdenza sociale
  • Indennizzi a carico dei club per la fine dei rapporti di lavoro
  • I costi per la retribuzione (o di altro tipo) di giocatori ceduti a titolo temporaneo ad altre società

In poche parole, non si può spendere più di quello che si ricava.


Ecco perché a volte abbiamo assistito ad acrobazie come quella del Barcellona, ad esempio, che per liberare spazio salariale per tesserare nuovi acquisti "allungava" i tempi di recupero di alcuni giocatori infortunati, mettendoli fuori rosa senza poterli utilizzare. Tipo il portiere Ter Stegen o il difensore danese Christensen.

La mezza farsa italiana delle squadre B

E veniamo a quello che secondo la mia modesta opinione è uno dei punti più discussi dell'eterno tentativo da parte del calcio di scimmiottare i modelli esteri senza capirne le vere caratteristiche. Compreso il modello della Liga.

Juventus, Milan, Atalanta e Inter sono gli unici club che hanno affiancato alla squadra "adulta" una versione-B. Che in teoria dovrebbe essere composta, come in Spagna, da giovani pronti ad essere lanciati tra i grandi.

Invece, tanto per cominciare, nella Juventus-B, nel Milan-B e nell'Inter-B troviamo anche giocatori oltre i trent'anni, che non possono fare il salto nella squadra titolare. E non che i giovani ci riescano, a dire il vero.

Il grande equivoco che si genera all'inizio probabilmente è che queste squadre debbano fare risultato. Ricordo ad esempio prese per i fondelli sul Milan Futuro, il Milan-B, retrocesso tra i dilettanti la scorsa stagione.

Vero, una situazione imbarazzante; però almeno i rossoneri hanno portato nella loro rosa "adulta" quantomeno un giocatore, rivelatosi molto importante per gli schemi di Allegri: Davide Bartesaghi. Ormai da considerarsi titolare.

Da Bartesaghi a Cubarsì

Piccola parentesi: Bartesaghi ha praticamente un anno più di Pau Cubarsì, gioiello del Barcellona. In Serie A ha disputato 35 partite, mentre Cubarsì nella Liga è già arrivato a 79 e a oltre 100 in tutte le competizioni.

Questione di fiducia? Di bravura? Come per l'uovo o la gallina, su chi è nato prima, non lo sapremo mai.

Tornando a noi, la regola delle rose delle squadre B in Spagna è molto semplice: quando hai compiuto 23 anni o entri nella prima squadra nella "squadra A", o ti cerchi un altro club. Anche nella Liga, ci mancherebbe, ma altrove. Ed è successo tantissime volte.

Non è detto che non ci torni "da adulto" nel tuo club giovanile, ma il primo bivio è a 23 anni. Se rimani nel "tuo" club ti meriti una delle già citate maglie dall'1 al 25, con la "ficha de primer equipo", come viene chiamata.

Chiaramente qualcuno matura dopo, di Lamine Yamal ce n'è uno solo. In compenso ci sono club che sono praticamente delle "nazionali locali", di varie zone della Spagna. L'Athletic Bilbao è il caso più conosciuto, ma in zona Paesi Baschi spicca la Real Sociedad di Mikel Oyarzabal (autore del 2-1 nella finale degli Europei del 2024).

I giocatori a chilometro zero spagnoli

Da non sottovalutare come puro quantitativo di giocatori a chilometro zero, sempre e solo rimanendo nella Liga, i casi dell'Osasuna di Pamplona, del Celta di Vigo e dello stesso Valencia.

Poi magari molti di questi prodotti locali rimangono, appunto, solamente in zona. Così facendo, però, inevitabilmente il pubblico rimane più attaccato alla squadra.

E non stupiamoci se qualcuno firma dei contratti "vitalizi", come il portiere dell'Athletic Bilbao e della nazionale spagnola, Unai Simon, o il mediano dell'Osasuna, Jon Moncayola. Legarsi per sempre al club dove si è cresciuti è qualcosa lontano anni luce rispetto alla Serie A.

Tutti i club professionistici in Spagna, ma non solo, hanno la loro squadra B, che ha volte cambia di nome. Qualcuna ha addirittura la squadra C. Possono arrivare, le squadre B, al massimo in Segunda Divisiòn. In questa stagione vi milita la Real Sociedad B, attualmente in zona-retrocessione (ma alla Real Sociedad "titolare" importa il giusto).

Soprattutto, non esistono situazioni un po' anonime come il Campionato Primavera in Italia, dove non sai mai dove finisce il settore giovanile e inizia il professionismo, a volte fino a 19-20 anni.

Rodri Spagna
Rodri centrocampista, Pallone d'Oro 2024, leader della Spagna

Modello Liga e la nazionale spagnola

Tanto per cominciare prendiamo la formazione-tipo della Spagna, almeno quella che ha vinto l'Europeo nel 2024

  • Unai Simon: cresciuto nell'Athletic Bilbao, come detto ha firmato un contratto fino al 2035, intoccabile
  • Dani Carvajal: bandiera del Real Madrid, suo club delle giovanili, dove ha sempre giocato tranne un anno al Bayer Leverkusen (2012-13, aveva 20 anni)
  • Robin Le Normand: attualmente all'Atletico Madrid, club che si sta "specializzando" nel prendere (a peso d'oro) i migliori spagnoli su piazza. In realtà RLM è nato in Francia, ma è cresciuto nella Real Sociedad, entrato nella squadra "dei grandi" dalla squadra-B prima di compiere i fatidici 23 anni
  • Aymeric Laporte: un caso simile a Le Normand, anche lui francese di nascita, scovato minorenne dall'Athletic Bilbao e portato (fu una mezza gherminella, a dire il vero) nelle sue giovanili per poter essere tesserato in quanto basco di formazione. Comunque, parliamo del 2012, già titolare dei biancorossi a 18 anni grazie a Marcelo Bielsa
  • Marc Cucurella: una storia un po' contorta, ma insomma con "lieto fine". Il riccioluto catalano, ora al Chelsea, è un prodotto del vivaio del Barcellona. A vent'anni inizia la trafila di prestiti, chiuso in Catalunya da Jordi Alba: Eibar e poi Getafe, tre anni con grande regolarità nella Liga e la chiamata del Brighton, che mette sul piatto 10 milioni. Sta di fatto che nella Liga comunque a 23 anni "Cucu" aveva già totalizzato 105 presenze
  • Pedri: un fuoriclasse assoluto (non giocò la finale perché infortunato, ma insomma il titolare era lui). La quintessenza del sistema giovanile del Barcellona, anche se preso fuori dalla Catalunya, visto che è delle Isole Canarie, così come Iniesta che era di Albacete. Nel momento in cui scriviamo Pedri ha 23 anni e avrebbe dovuto decidere del suo futuro l'estate scorsa. In realtà ha già accumulato, solamente col Barça, poco meno di 250 presenze. Sottolineiamo comunque il coraggio del club catalano di andarlo a prendere dal Las Palmas, club che storicamente ha allevato "piedi buoni", quando era in Segunda Divisiòn e spopolava pur essendo ancora minorenne. Possiamo solamente sognare Inter/Napoli/Milan/Juventus o comunque un club top italiano che vada dall'Empoli (a caso), prenda un centrocampista minorenne per trasformarlo nel leader della mediana
  • Rodri: Pallone d'Oro 2024, cresciuto nella floridissima "cantera" del Villarreal, un club simil-Atalanta che lancia i giovani locali (sempre spagnoli) e poi li rivende a peso d'oro. A 22 anni, nel 2018, va all'Atletico Madrid (rieccolo), dove rimane una sola stagione prima di trasferirsi al Manchester City, dov'è ancora adesso.
  • Fabian Ruiz: visto anche a Napoli, naturalmente, cresciuto nel Betis Siviglia, club perennemente con l'acqua alla gola dal punto di vista economico ma che ogni anno sforna almeno due-tre volti nuovi (Diao e Jesus Rodriguez, attualmente al Como, tra questi). Debutto in Serie B a 18 anni, una carriera normale fino appunto alla chiamata degli azzurri, nel 2018, voluto da Carlo Ancelotti che evidentemente aveva un occhio di riguardo per gli spagnoli in quanto ex-Real Madrid
  • Lamine Yamal: di giocatori così ne nasce uno ogni mezzo secolo, chissà. Ricordo perfettamente la prima volta che lo vidi dal vivo, in un Athletic Bilbao-Barcellona di Coppa del Re (dove c'era anche Cubarsì). Febbraio 2024, quarti di finale a San Mamés: non aveva ancora 17 anni e la maglia numero 27, naturalmente, ancora (in teoria) buono le giovanili. Accelerazione da destra verso il centro e rasoiata all'angolino, di sinistro. Lo stadio ammutolì, mentre io mi stropicciavo gli occhi. Aveva già debuttato nella Liga l'anno prima, comunque, grazie a Xavi, un allenatore che ha rotto male con il Barcellona, ma che ha seminato in vista del futuro, lanciando Lamine Yamal, Cubarsì e Fermin Lopez, tra gli altri: tre pilastri della squadra attuale
  • Mikel Oyarzabal: attualmente il centravanti titolare della Spagna è lui, pur essendo un giocatore in grado di giostrare su tutto il fronte d'attacco. Anima e corpo dedicati alla Real Sociedad, l'unica squadra per cui abbia mai giocato, fin dal 2015 (ora ha 29 anni). Tutto molto naturale il salto dalla Real Sociedad B a quella "A", dei grandi. Oltre 100 gol segnati in più di 400 presenze, con diverse offerte rifiutate da altri club (Guardiola stravedeva per lui) per rimanere in una squadra tutto sommato che ha oscillato tra il quarto e il decimo posto della Liga nel corso degli anni, Oyarzabal risolse la finale con l'Inghilterra entrando dalla panchina al posto di Alvaro Morata
  • Nico Williams: il povero Di Lorenzo se lo ricorda ancora bene. Oggi come oggi è alle prese con una fastidiosa pubalgia. L'estate scorsa il suo gran rifiuto al Barcellona fece scalpore, nel frattempo ha rinnovato il contratto con l'Athletic Bilbao fino al 2035. Sembra in giro da una vita, ma deve ancora compiere 24 anni. Gli esordi, anche qua poco più che maggiorenne nella Liga, molto ben "protetto" dal fratello maggiore Inaki e dopo la consueta trafila: squadra-C addirittura (il Basconia di Basauri) poi l'Athletic-B e infine i grandi
Mikel Oyarzabal, oltre 400 presenze con la Real Sociedad

La Liga e i suoi prodotti del vivaio: analisi squadra per squadra

Perché conviene in sostanza puntare sul proprio vivaio, almeno per ciò che riguarda la Liga? Non essendo una scienza esatta, oltre all'aspetto di vicinanza tra i giocatori e i tifosi se si utilizzano i calciatori locali, si può affermare che comunque conviene, persino al momento di sbagliare le altre operazioni, quelle sul mercato estero o comunque del mercato spagnolo.

Prendiamo allora le rose attuali delle 20 squadre della Liga e vediamo quanti giocatori del vivaio di ciascun club sono presenti nelle rispettive rose, magari tornati alla base dopo esperienze altrove.

  • Athletic Bilbao (20): per statuto tutti baschi, naturalmente, ma impressiona la quantità di prodotti dello stesso vivaio, con l'ex torinista Berenguer tra le poche eccezioni (scuola Osasuna)
  • Alaves (3): Parada, Pinillos, Abde Rebbach
  • Atletico Madrid (3): Koke, Barrios, Giuliano Simeone (che però gioca con l'Argentina)
  • Barcellona (10): già citati in precedenza
  • Betis Siviglia (3): Ruibal, A.Ortiz, Pablo Garcia
  • Celta Vigo (11): sono nomi che non vi diranno molto, chissà, ma il più famoso è senza dubbio l'attaccante Iago Aspas.
  • Elche (2): Boayar e Chetuya
  • Espanyol (8): non ci sono solo spagnoli, ovviamente, per esempio il marocchino El Hilal, terzino destro titolare
  • Getafe (1): Juan Iglesias
  • Girona (2): Francés e Joel Roca
  • Levante (7): tra questi il mitico José Luis Morales, detto "El comandante"
  • Maiorca (5): Roman, David Lopez, Sanchez, Abdon e Llabrés
  • Osasuna (9): come per il Celta, nomi che probabilmente dicono poco, ma praticamente il centrocampo titolare è fatto in casa (Moncayola, Munoz, Oroz)
  • Oviedo (3): Ahijado ed Esteban, non calcoliamo Cazorla che pur avendo iniziato da bambino nel club asturiano poi è passato alle giovanili del Villarreal
  • Rayo Vallecano (0): l'eccezione che conferma la regola, chissà, per una rosa composta in gran parte da "bastardi senza gloria" spagnoli raccattati nelle categorie inferiori o scartati dai grandi club della Liga
  • Real Madrid (4): Carvajal, Asencio, T.Pitarch, Gonzalo Garcia
  • Real Sociedad (14): tra gli altri, Oyarzabal
  • Siviglia (9): su tutti Juanlu, che l'estate scorsa sembrava a un passo dal Napoli
  • Valencia (5): tra questi Javi Guerra, a lungo accostato al Milan
  • Villarreal (2): Pedraza, Pau Navarro

Sono quindi 121, quasi 6 a squadra di media, i prodotti dei vari vivai locali presenti nei club della Liga.

Un campionato, dove, stando a Transfermarkt, i non-spagnoli presenti nelle rose sono 227 su 519, il 43.7%. In Serie A sono 366 su 584, il 68.5%.

Non ne facciamo assolutamente un discorso di qualità, ci mancherebbe. Di quantità però sì, su quello non si discute.

Ed è curioso vedere, invece, la situazione delle rispettive seconde divisioni: in Spagna ci sono il 26.7% di stranieri e in Italia il 28.7%. Significa che dalla B alla A, da noi, il salto è troppo grande? O c'è qualcos'altro sotto? Anche qua, non è una questione di qualità.

Su Transfermarkt il giocatore con più valore della Segunda Division spagnola è l'esterno Yeremay del Deportivo (25 milioni), in Serie B il centrocampista Doumbia del Venezia (8 mln).

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Giornalista - Autore
Alessandro Ruta, milanese, classe 1982 ma di novembre, quindi niente Mondiale: una ventina di libri scritti, parecchie migliaia di articoli redatti per Gazzetta dello Sport, Il Giorno, Il Giornale e Mediaset tra gli altri, anche in lingua straniera. Tennista mancato, milanista ma non ultrà, grande appassionato di cinema e fantasy sports, lettore vorace di quasi tutto (sì, anche La Recherche e Infinite Jest). A tempo perso professore di italiano e stella della tv dei Paesi Baschi, visto che dal 2015 vive vicino a Bilbao per motivi soprattutto sentimentali. Lì commenta il ciclismo in basco parlando di Italia, ritiene Rino Tommasi, Gianni Clerici e Gianni Brera le sue fonti di ispirazione. Guida auto piccole con cambio manuale.
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