Ma quindi, aveva ragione Mike Matusow? Nelle ultime ore, è tornato d'attualità il dibattito sulla sostenibilità degli high roller e super high roller, rilanciato con forza l'estate scorsa proprio da Matusow. Lo spunto è stato fornito da recenti fatti di cronaca, come la denuncia di Dylan Linde su presunti problemi di insolvenza da parte di David Peters. Ma facciamo un passo indietro.
In questo Articolo:
I SuperHigh Roller e le percentuali dei giocatori: dove sta la verità?
La denuncia di Mike Matusow riguardava il mondo degli high roller, a suo dire una sorta di gigantesca finta, un mondo in cui circolano cifre che non corrispondono a quanto realmente possiedono i giocatori.
Certo è noto che tra i poker player che frequentano certi livelli di buy-in è prassi comune scambiarsi quote ma ancora di più vendere, quando non farsi finanziare in larga parte da "backers".
L'esistenza dei fondi
Altresì è noto che esistono dei "fondi" che finanziano i giocatori professionisti per questi tornei dai costi altissimi, ma è pressoché impossibile conoscere con certezza quanto e in qual misura ogni poker pro giochi i SHR con i suoi soldi e quanto da "stakato".
Nella sua denuncia del luglio scorso, Matusow sosteneva che il 90% dei frequentatori di High Roller abbia non più del 3% della propria action per sé. Anche visto il personaggio, il sospetto che si trattasse di uno classico sfogo da "la volpe e l'uva" era legittimo e infatti Patrick Leonard lo aveva subito rimesso al suo posto, bollandolo come uno che non sa letteralmente di cosa parla.
A confondere ancora di più le acque è arrivato Seth Davies. Il top player americano, in una recente intervista con PokerNews, ha affermato che - al contrario - la grande maggioranza dei regular high stakes che conosce ha almeno il 50% della propria action.
"La maggioranza dei regular high stakes che conosco ha almeno il 50% della propria action"
Seth Davies
Hendon Mob vs la realtà: il vero profit di Stephen Chidwick
Dove starà la verità? Da qualche parte nel mezzo, sicuramente, ed è difficilissimo stabilirla anche perché questa vicenda si incrocia con quella della veridicità delle vincite che appaiono su Hendon Mob.
Si tratta di un'altra storica contraddizione del poker live, ma una contraddizione per molti versi obbligata dalla sostanziale impossibilità di avere classifiche reali di vincite, perdite e guadagni reali (oltre alla difficoltà nel reperire le informazioni c'è la legge sulla privacy a complicare ulteriormente le cose).
Si pensi a Stephen Chidwick, uno dei più forti, stimati e vincenti giocatori al mondo. In una sessione di domande e risposte su Reddit, all'inglese era stato chiesto quale fosse il suo reale profit rispetto ai 77 milioni di dollari che lo collocano al secondo posto nella All Time Money List. Il forte "stevie444" ha risposto che il suo profit reale è tra i 5 e i 10 milioni.
Attenzione, però: questo forte disallineamento non è dovuto alla questione della vendita di quote, o perlomeno non solo a quello, ma alla presenza di molte spese, dai buy-in pagati (anche nei tornei in cui non è riuscito a fare risultato) alle spese vive di trasferte che comprendono anche beni extra lusso.
Cos'è Hendon Mob?
Fondato nel 2000 da quattro giocatori britannici che si facevano chiamare appunto "The Hendon Mob", thehendonmob.com è diventato nel tempo il principale database mondiale dedicato ai tornei di poker live.
Il sito raccoglie i risultati di oltre 250.000 giocatori da tutto il mondo, tracciando piazzamenti, premi vinti e storici ITM in milioni di tornei disputati nei casinò e nei festival più importanti del pianeta.
Per ogni giocatore registrato è disponibile un profilo dettagliato con l'intero storico delle partecipazioni e i guadagni cumulativi, consultabile da chiunque. Da questi dati vengono elaborate le money list globali e i ranking nazionali, che rappresentano uno strumento di riferimento tanto per i professionisti quanto per i media di settore.
E' una fonte preziosa per gli appassionati di poker, l'unico problema è che le vincite sono lorde, ovvero non vengono indicati i buy-in pagati dai giocatori nella loro carriera. Quindi è difficile farsi un'idea se un player è in profitto o meno.
Spesso descritto come la "Wikipedia del poker live", The Hendon Mob è oggi il punto di partenza obbligato per chiunque voglia sapere chi è chi al tavolo verde
Il caso Linde-Peters
In tutto ciò, piomba come una valanga quanto ha denunciato ieri Dylan Linde su X. Il player statunitense, in un lungo post, ha parlato della delicata situazione tra lui e David Peters. I due sono amici e colleghi che spesso si sono scambiati quote in diversi eventi live, ma dall'estate scorsa qualcosa si è rotto.
Linde riferisce di aver venduto una percentuale a David Peters del 50k Pot Limit Omaha High Roller delle WSOPE 2025, poi vinto per un primo premio da 2.146.414$.
"Gli pago questa larga somma in contanti", racconta Linde, che prosegue con i due che si erano ri-incontrati a una tappa delle Triton Series a Jeju, in Corea del Sud. Qui, Peters acquista una percentuale di Linde per due tornei, il Main Event NLH e il Main PLO.
I tornei di Linde vanno però entrambi male, dunque Peters deve all'amico 50.000$. I racconti seguenti riguardano tantissimi rinvii, sparizioni e ritardi nelle comunicazioni, da parte di Peters nei confronti di Linde. Dunque, dopo aver pagato circa 27 dei 50mila dollari dovuti, Peters avrebbe confessato al collega di non essere in grado di ripagare il resto.
Fermo restando che si tratta della parola, per quanto rispettabile, di Dylan Linde, che ha preferito non fornire prove di quanto afferma ai cronisti di Pokernews che hanno anche tentato - invano - di ottenere una dichiarazione da Peters, ritorna d'attualità il tema generale.

Perché, prendendo per buono quanto raccontato da Linde, la cifra che Peters avrebbe ammesso di non essere in grado di ripagare corrisponde a un buy-in nemmeno tra i più alti che l'americano gioca regolarmente da molti anni.
Al di là del prevedibile fiume di commenti misti a odio generico, sono da sottolineare le repliche di Shaun Deeb e Josh Arieh, due che Peters lo conoscono bene. Entrambi si dicono ragionevolmente certi che le sopraggiunte difficoltà economiche di DP non siano dovute a scarsi risultati nei tornei live, ma a investimenti andati male o altro, comunque extra poker.
Shaun Deeb: "Per quanto sia triste la vicenda di dpeters, mi fanno sempre ridere i commenti che spalano mer*a sui pro MTT high stakes. Sono portato a pensare che i suoi problemi economici siano dovuti più a grosse perdite in crypto che a mancanza di vincite a poker".
"C'è molta più serenità e benessere generato dai tornei di qualsiasi altra forma di poker. Quindi mi spiace, se sei breakeven è perché generalmente sei scarso, e non ti salva il fatto che altri siano a loro volta breakeven o peggio."
Per tornare alla domanda originaria di Matusow e al dubbio che essa sottende, il mondo degli high roller è sostenibile?
"Per quanto sia triste la vicenda di dpeters, mi fanno sempre ridere i commenti che spalano mer*a sui pro MTT high stakes. Sono portato a pensare che i suoi problemi economici siano dovuti più a grosse perdite in crypto che a mancanza di vincite a poker".
Shaun Deeb su X
I finanziatori degli high stakes sono come i procuratori nel calcio?
Ad oggi, si tratta di un sistema che produce spettacolo e apparente felicità, perché nonostante le cifre altissime che vengono messe in gioco, l'atmosfera di questi tornei è quasi sempre rilassata ed easy going. Il fatto che non sia tutto oro quello che luccica, ovvero che i giocatori abbiano spesso percentuali ridotte di se stessi nei tornei, fa parte di un meccanismo al quale partecipano gli investitori, che in quanto tali sono alla perenne ricerca di ROI.
Nessun "backer" o fondo di investitori diventerà mai una celebrità di per sé, la ribalta rimarrà sempre e comunque ai giocatori, anche perché sono loro a sfoderare le performance e generare spettacolo (per il pubblico) e guadagni (per sé e soprattutto gli staker). Tutto questo è un bene per il poker? Difficile dirlo.
Mi viene in mente un paragone con i procuratori nel calcio, che hanno semplicemente sfruttato le pieghe dei meccanismi del sistema per inventarsi un lavoro molto ben retribuito. Con il tempo, quello dei procuratori è diventato un problema, perché autoreferenziali (il loro strapotere arriva a determinare le campagne di mercato di grossi club) e perché i loro enormi guadagni non rimangono in circolo nel sistema-calcio, ma ne escono impoverendolo. Alla lunga, anche nel poker potrebbe crearsi un vulnus del genere.
Immagine di copertina: David Peters (courtesy of PokerNews - Danny Maxwell)


