Vai al contenuto
andrea-ediltaarabt-fumagalli
Logo PokerStarsLogo SisalLogo Snai

"Per l'esultanza ho svegliato la mia ragazza!" Andrea 'ediltaarabt' Fumagalli racconta la vittoria al Main Event MicroMillions

Abbiamo rintracciato 'ediltaarabt' che martedì mattina su PokerStars PokerSisal Poker e Snai Poker ha vinto il Main Event MicroMillions. Dietro al nickname si cela Andrea Fumagalli, brianzolo che da due anni a questa parte ha approcciare il poker online professionalmente.

Lo raggiungiamo via messaggi vocali il giorno dopo, ancora fresco di vittoria ma già schierato all'Opener dell'Italian Poker Masters di Campione, dove si anche è concesso per una breve intervista video al nostro inviato Davide.

Tornato a casa Andrea ci ha raccontato veramente tutto del prestigioso shippo: le mani chiave, la tattica, il coach che gli sta cambiando il gioco e la reazione della sua ragazza che alle quattro e mezza si è svegliata sentendo il suo «Vamos!» di esultanza.

Chi è 'ediltaarabt'

Ciao Andrea, iniziamo dalle presentazioni: quanti anni hai, di dove sei, da quanto giri intorno ai tavoli verdi?

Ho 34 anni, sono cresciuto ad Albiate, in provincia di Monza Brianza, e mi sono trasferito da poco a Lissone — qualche chilometro più in là, nulla di rivoluzionario. Gioco a poker da quando avevo 19 anni, Come si iniziava ai tempi, ho mosso i primi passi nelle cantine con gli amici, ma la passione era già seria. Il primo vero segnale che questo gioco potesse essere qualcosa di più me lo diede un Sunday Special in cui feci terzo. Da lì non mi sono più fermato.

Com'è cambiata la tua vita professionale nel tempo?

Ho fatto il macellaio per undici anni. Un lavoro che ti mangia i weekend, il sabato e la domenica sempre in negozio. Poi sono passato a un'azienda con orari più "normali" e finalmente ho avuto il fine settimana libero — che per un giocatore di tornei è oro, visto che la domenica è il giorno clou. Oggi il poker è il mio lavoro a tutti gli effetti. Sono convinto che se affronti il gioco con la testa giusta, a livello di schedule, coaching e lavoro mentale costante, permetta di vivere bene. E soprattutto credo che ognuno debba fare quello che lo rende felice, nei limiti del rispetto verso gli altri.

Quanto giochi mediamente a settimana?

Cinque giorni su sette. Gioco domenica, lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Il venerdì e il sabato li dedico alla mia ragazza e alla famiglia: me li tengo sacri. La domenica è il cuore dello schedule per via dei garantiti più alti. Il lunedì me lo lascio aperto se dovessi essere ancora dentro a qualche torneo domenicalie.

Il tuo nickname 'ediltaarabt' da dove arriva?

Ha una storia dietro che mi fa sempre un po' ridere raccontarla. Quando feci terzo al Sunday Special ero in compagnia di un amico che gioca con il nickname 'Maritom96' e che di mestiere fa il piastrellista. In quel periodo gli stavo dando una mano per dei lavori di edilizia. Mi piaceva tantissimo Adel Taarabt, il calciatore marocchino. Allora ho unito "Adel" con "edil" di edilizia, ho cambiato la A iniziale in I, ed è venuto fuori il nickname. Una cosa un po' storta ma è mia ed è rimasta.

Il percorso: solo MTT, qualche live, e la scelta del coaching

Ti sei sempre e solo dedicato ai tornei o hai sperimentato anche altre specialità?

Sin dall'inizio solo tornei. Il cash game non l'ho mai preso davvero in considerazione, non fa per me. Sono molto paziente e per questo i tornei non mi pesano: mi piace costruire lo stack lentamente, gestire gli short stack, leggere le dinamiche di bolla. Gli MTT mi appartengono. Spin e sit&go li ho sfiorati, ma sono discipline diverse: io sono un torneista, punto.

Giochi anche dal vivo?

Ho avuto un biennio, 2021-2022, dove il live era quasi il mio unico focus. Mi sono tolto belle soddisfazioni: ho giocato qualche IPO, le WSOPE a Rozvadov, dei tornei nelle sale vicino a Milano. Non ho mai fatto shippi enormi ma l'esperienza è stata fondamentale. Poi ho dato la priorità all'online, ed era un po' che non mettevo piede a un tavolo live. Per scuotere un po' la ruggine sono andato all'Italian Poker Masters Campione.

Studi? Hai un coach?

Sì su entrambi i fronti, e ci tengo molto a dirlo. Da due mesi ho iniziato a lavorare con Davide Tamburrini — in arte colui che vinse il Sunday Special "Im2good4You". Al di là del rapporto di amicizia che si è creato fuori dal poker, Davide sta letteralmente riscrivendo il mio stile di gioco. In meglio. Mi sta aiutando a strutturare l'approccio nel modo giusto. Secondo me chiunque voglia fare del poker un lavoro serio deve avere un coach al proprio fianco: affrontare uno swing da soli è pesante, serve una voce esterna.

Al day 2 le taglie misteriose più grandi erano già uscite, mi sono rassegnato e sono tornato al mio gioco normale

Andrea Fumagalli

Il racconto del Main Event MicroMillions

Veniamo al Main Event che hai messo in bacheca: come hai chiuso il day1?

Con circa 40 buy-in e nessuna taglia misteriosa presa. Le taglie erano allettanti, ci provavo quando avevo senso, ma non è andata bene e da un certo punto in poi ho deciso di non forzare. Non avevo nessuna aspettativa particolare: con uno stack medio sapevo che c'era il day 2 da giocare tranquillo.

E il day 2 come è andato?

Eravamo circa 800 giocatori ancora in corsa, quindi la strada era ben lunga. Devo essere onesto: ero mentalmente più concentrato sul torneo da 50€ che stavo giocando in contemporanea — il Bounty Builder delle ore 20:00, dove eravamo ai 14 finali e il primo premio insieme alle taglie valeva intorno ai 5.000€. Il Main lo gestivo quasi in modalità pilota automatico.

Poi è arrivata la mano che ti ha fatto salire nel chipcount...

Sì, quella è stata la svolta. Sono da bottone, circa 60 big blind, apro J-5 di cuori, big blind difende. Il flop è A-K-T con due cuori: ho un combo draw importante. Big blind checka, scelgo di bettare subito forte, mezzo pot, per attaccare il suo range. Lui chiama. Al turn cade il tre di cuori che mi fa chiudere colore. Sul suo check decido di accelerare bettando 60-70% pot. Lui va subito all-in snap per i 30 big blind che gli restano. Lo chiamo ovviamente, lui gira J-Qo senza cuori e volo chipleader.

Che approccio hai avuto nei confronti delle mystery bounty al day 2?

Al Day 1 cercavo di giocare più mani per intercettare qualche bounty, ma non ci sono riuscito. Al Day 2, dopo che le taglie più grosse erano uscite, mi sono rassegnato e sono tornato al mio gioco normale. Una taglia da circa 500€ l'ho presa quando eravamo rimasti in 27 — era la più alta rimasta in gioco a quel punto e comunque sono stato fortunato. In totale ne ho prese veramente poche, ma alla fine il torneo si è rivelato lo stesso più che soddisfacente.

Scopri tutti i bonus di benvenuto

Il tavolo finale e l'heads-up in rimonta

All'inizio del tavolo finale eri chip leader, avevi un po' la convinzione di poter vincere?

No, non da subito. Conoscevo tre avversari che mi sembravano preparati: KitAndMort, Zebra e Dorian Gray. Fino a tre left non ho dato nulla per scontato. Non sentivo pressione, ero lì e dovevo solo continuare ad andare avanti. Niente di più.

Hai adottato qualche accorgimento tattico particolari?

Ho cercato di mantenere il mio gioco: piatti piccoli in pot control, aperture continue, c-bet negli spot giusti. I piccoli piatti in un torneo spostano tantissimo sulla distanza.

In heads-up partivi sotto 9 a 1. Come hai fatto ad arrivare alla vittoria ce lo devi spiegare 🙂

Ho iniziato a crederci davvero quando ho vinto lo showdown AJ>A7 poco dopo l'inizio dell'heads-up. Lì ho sentito che il ribaltone era possibile, e a quel punto ho tirato fuori il meglio del mio repertorio. La mano simbolica è stata una in cui avevo 4-5: l'avversario apre, io chiamo. Flop 6-7-10 con flush draw di quadri. Io ho 4-5 di cuori — gutshot e backdoor. Gli faccio un quarto pot, lui rilancia, io continuo a giocare. Turn 10 che accoppia il board e chiude colore di quadri. Check-check. Il river è un asso di fiori, vado all-in in leggero overpot e lui folda. Secondo me questa mano è stata il vero spartiacque della vittoria.

Che immagine avevi del tuo avversario del testa a testa?

Era un occasionale, non lo temevo particolarmente. Giocava in modo abbastanza lineare e questo mi ha permesso di mettere pressione con sicurezza.

Dopo l'ultimo showdown hai esultato?

Alle quattro e mezza di mattina la mia ragazza si è svegliata sentendo la mia esultanza. Abbiamo festeggiato insieme ed è stato bellissimo.

Dediche, ringraziamenti e prossimi obiettivi

Hai una dedica per questo risultato?

Prima di tutto alla mia ragazza. Trovare una persona che ti supporti in una scelta di vita come fare del poker il proprio lavoro non è scontato, e non è nemmeno facile. Lei lo ha fatto dall'inizio, senza mai vacillare. Poi ai miei nonni, che non ci sono più ma hanno sempre creduto in me e in questo "giochino", come lo chiamavano loro. E ai miei genitori: sono un po' vecchio stampo ma hanno capito che questa è la mia strada e questo per me vale tantissimo.

Da un punto di vista professionale invece?

Va tutto a Davide Tamburrini. Due mesi di lavoro insieme e già si vedono i risultati. Non smetterò mai di ringraziarlo. In questo mondo devi essere circondato da persone positive, persone che ti tirano su e ti fanno crescere. Senza quel tipo di ambiente intorno, i risultati non arrivano.

Quali sono i tuoi prossimi programmi?

A breve termine direi festeggiare come si deve. Sul medio-lungo termine voglio continuare il percorso con Davide, consolidare il gioco online e riprendere il ritmo live. Ieri a Campione è stato un buon inizio per rientrare nel giusto ordine di idee. L'obiettivo è crescere torneo dopo torneo. Mi sono dato due anni di tempo per fare di questa passione un vero e proprio lavoro: punto a più risultati possibili.

Giornalista
Dopo anni passati a scrivere di altro, in un periodo sabbatico si è appassionato al poker e dal 2012 è diventato il suo pane quotidiano. Intanto ha scritto un paio di libri che niente hanno a che vedere col nostro meraviglioso gioco. Vive in Maremma dove è riuscito a realizzare il sogno che aveva preso forma nella sua mente da piccolo davanti a un 486 con 4Mb di RAM, ovvero lavorare comodamente da casa scrivendo al computer. Laurea magistrale in scienze della comunicazione, da venti anni iscritto all'Ordine dei Giornalisti, prima di conoscere il poker si è occupato di cronaca sulla stampa quotidiana nazionale e di musica su quella periodica, quest'ultima soprattutto per entrare gratis ai concerti. Poi ha creato e diretto per cinque anni un freepress bilingue turistico-locale. Al termine di questa esperienza il suo percorso si intrecciò con il NLHE grazie a un amico che giocava su Full Tilt Poker.