Due premi da 7 milioni e altri due da 5 milioni, per un totale di 24 milioni di euro. I biglietti vincenti sarebbero stati individuati attraverso i sistemi informatici del concessionario e poi acquistati da parenti e conoscenti. La vicenda, emersa già nel 2020, torna d'attualità con un maxi sequestro di questi giorni disposto nell'ambito del procedimento davanti alla Corte dei conti.
La truffa dei Grattini
Il sogno di chi acquista un Gratta e Vinci è trovare sotto la patina argentata una combinazione capace di cambiargli la vita. Un colpo di fortuna, magari una probabilità su diversi milioni, che trasforma pochi euro in una vincita milionaria. La grande illusione.
Cosa succede però quando qualcuno conosce già il risultato prima ancora di acquistare il biglietto? E soprattutto quando sa esattamente in quale ricevitoria si trova?
Su questi interrogativi ruota una delle più eclatanti vicende giudiziarie legate alle lotterie istantanee italiane.
Quattro Gratta e Vinci vincenti, due da 7 milioni e due da 5 milioni di euro, sarebbero stati individuati in anticipo attraverso l'accesso illecito a informazioni riservate, per poi essere acquistati e incassati attraverso persone di fiducia.
Un sistema che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe permesso di trasformare quella che per milioni di giocatori è una scommessa affidata esclusivamente alla fortuna in un'operazione dal risultato praticamente certo.
La vicenda torna d'attualità il 23 ottobre 2026: la Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, ha eseguito un sequestro conservativo di beni per oltre 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria dello Stato, espressamente indicata come estranea ai fatti contestati.
Le tappe della vicenda
La vicenda dei Gratta e Vinci milionari non è una notizia nuova, ma due giorni fa ha registrato un importante sviluppo giudiziario. Per comprendere cosa sia accaduto e perché se ne torni a parlare dopo sei anni, è utile ricostruire le principali tappe dell'inchiesta.
Dall'inchiesta del 2020 al sequestro del 2026: perché la notizia torna d'attualità
- 2015-2019 – Le quattro vincite sospette. Vengono acquistati quattro Gratta e Vinci con premi complessivi per 24 milioni di euro: due da 5 milioni e due da 7 milioni. Secondo gli investigatori, i biglietti sarebbero stati individuati grazie all'accesso abusivo a informazioni riservate sui sistemi della società concessionaria.
- Ottobre 2020 – Scatta l'inchiesta. La Guardia di Finanza porta alla luce il presunto sistema fraudolento. Le indagini coinvolgono dodici persone, tra dipendenti della concessionaria e altri soggetti che avrebbero partecipato all'acquisto e alla riscossione dei biglietti vincenti. La vicenda finisce sulle principali testate nazionali.
- Marzo 2026 – La contestazione del danno erariale. La Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio notifica a cinque ex dipendenti un invito a dedurre, contestando un danno alle finanze pubbliche superiore a 25 milioni di euro. Gli interessati hanno la possibilità di presentare le proprie difese.
- 23 ottobre 2026 – Il nuovo sviluppo giudiziario. La Guardia di Finanza comunica di aver eseguito un sequestro conservativo per oltre 25 milioni di euro, su disposizione della Corte dei conti del Lazio. Il provvedimento interessa 25 unità immobiliari, cinque veicoli e disponibilità finanziarie. I cinque ex dipendenti vengono citati a giudizio davanti alla magistratura contabile.
Perché ne parliamo oggi? Perché, dopo sei anni dalle prime notizie sull'inchiesta, la vicenda entra in una nuova fase giudiziaria sul versante della responsabilità amministrativo-contabile. Il sequestro ha lo scopo di tutelare il credito erariale contestato, ma non rappresenta una condanna definitiva. Saranno i giudici - nel merito - a stabilire le eventuali responsabilità e a decidere sulla conferma o mena della misura conservativa.

Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti era tanto semplice nella sua logica quanto complesso nella sua realizzazione. Non si trattava di falsificare i biglietti, alterare le combinazioni vincenti o escogitare qualche trucco per grattare i tagliandi senza comprometterli.
Secondo la Guardia di Finanza, alcuni dipendenti avrebbero sfruttato le proprie credenziali di accesso ai sistemi informatici della concessionaria per recuperare informazioni riservate sui Gratta e Vinci.
L'obiettivo era individuare i biglietti contenenti i premi più elevati e, soprattutto, risalire alla loro destinazione commerciale: conoscere cioè le ricevitorie alle quali erano stati spediti.
Una volta identificato il punto vendita, sarebbe entrata in gioco la seconda parte del piano.
I tagliandi sarebbero stati acquistati da parenti, amici e conoscenti dei soggetti coinvolti, che potevano così presentarsi come normali giocatori particolarmente fortunati.
In questo modo, secondo l'accusa, gli organizzatori avrebbero potuto beneficiare delle vincite evitando di comparire direttamente come acquirenti dei biglietti.
Il passaggio fondamentale non era dunque prevedere il risultato di un gioco casuale, ma conoscere in anticipo quali biglietti fossero vincenti e dove fosse possibile acquistarli.
Quattro Gratta e Vinci da 24 milioni: le vincite tra Milano, Brescia, Foggia e Cremona
La ricostruzione storica consente di comprendere meglio la portata della vicenda, che non nasce con l'operazione del 2026.
Già nell'ottobre 2020, infatti, un'inchiesta aveva acceso i riflettori su un sistema di presunte irregolarità relative a quattro biglietti Gratta e Vinci acquistati tra il 2015 e il 2019.
In particolare, secondo quanto emerso all'epoca, i due tagliandi da 5 milioni di euro del gioco Maxi Miliardario sarebbero stati acquistati nel 2015 presso ricevitorie di Milano e della provincia di Brescia.
Gli altri due biglietti, appartenenti al gioco Super Cash e contenenti ciascuno un primo premio da 7 milioni, sarebbero stati acquistati rispettivamente a Foggia nel 2017 e a Cremona nel 2019.
Una distribuzione geografica apparentemente casuale, ma che per gli investigatori assumeva un significato preciso: le località degli acquisti erano distanti dai luoghi di residenza di molti dei soggetti coinvolti, in prevalenza romani.
E c'è un altro elemento che rende particolarmente interessante il caso.
Le probabilità di vincita
All'epoca delle vincite, secondo le probabilità riportate nelle cronache dell'inchiesta, il primo premio da 7 milioni del Super Cash aveva una probabilità indicata in circa una su 15.840.000, mentre quello da 5 milioni del Maxi Miliardario in circa una su 9.360.000.
Numeri che aiutano a comprendere quanto fosse difficile centrare quei premi giocando normalmente. Nella ricostruzione accusatoria, però, la fortuna non avrebbe avuto alcun ruolo decisivo.
Amici e parenti per riscuotere i premi milionari
L'inchiesta del 2019/2020 aveva già fatto emergere un ulteriore dettaglio: i dipendenti coinvolti, secondo gli investigatori, non potevano partecipare direttamente alle lotterie gestite dalla concessionaria, in virtù delle regole deontologiche interne.
Per questo motivo sarebbero stati utilizzati soggetti terzi, tra familiari e conoscenti, per acquistare e presentare i titoli vincenti.
La ricostruzione pubblicata all'epoca indicava che i formali vincitori avrebbero trattenuto una parte delle somme incassate, trasferendo successivamente il resto del denaro ai presunti organizzatori e a persone a loro vicine.
Un sistema che avrebbe consentito di creare una separazione tra chi possedeva le informazioni riservate e chi materialmente riscuoteva il premio.
Proprio la tracciabilità delle operazioni, gli accessi informatici e i successivi movimenti finanziari hanno rappresentato elementi centrali delle indagini.
Il nuovo sequestro da oltre 25 milioni di euro: 25 immobili e cinque veicoli
L'aggiornamento giudiziario del 23 ottobre 2026 riguarda il procedimento avviato dalla Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio.
Cinque ex dipendenti della società concessionaria sono stati citati a giudizio per un danno erariale quantificato in oltre 25 milioni di euro.
La Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un decreto di sequestro conservativo disposto dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio, finalizzato a garantire il credito contestato in favore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Il provvedimento ha interessato 25 unità immobiliari, tra appartamenti, villini, garage e cantine, distribuite nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.
Sono stati inoltre sottoposti a sequestro cinque veicoli, tra automobili e motocicli, e disponibilità finanziarie.
L'importo del sequestro, superiore ai 25 milioni di euro, non deve essere confuso con il valore nominale dei quattro premi, pari a 24 milioni: il primo rappresenta il danno erariale complessivamente contestato nell'attuale procedimento.
La misura, inoltre, ha natura conservativa. Non equivale a una confisca definitiva né costituisce un accertamento conclusivo della responsabilità dei soggetti coinvolti.

Perché interviene la Corte dei conti: il danno alle casse dello Stato
Uno degli aspetti più interessanti della vicenda riguarda proprio il coinvolgimento della magistratura contabile che è uno degli elementi di novità.
La Procura regionale ritiene che l'utilizzo illegittimo di informazioni riservate abbia alterato il meccanismo di casualità delle lotterie istantanee, permettendo ai soggetti coinvolti di incassare premi ai quali non avrebbero avuto accesso attraverso il normale funzionamento del gioco.
Secondo questa impostazione, il danno per l'amministrazione pubblica deriva anche dalla circostanza che quei premi, in condizioni ordinarie, avrebbero potuto non essere mai riscossi.
Non tutti i biglietti vincenti vengono infatti necessariamente venduti o presentati all'incasso entro i termini previsti.
Eliminare l'incertezza dei premi non rivendicati
Sapere preventivamente dove acquistare un tagliando milionario avrebbe eliminato questa incertezza, trasformando un evento aleatorio in un risultato programmato. È questa la logica alla base della contestazione del danno erariale in favore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Nel marzo 2026 ai cinque ex dipendenti era già stato notificato un invito a dedurre, che aveva consentito loro di presentare le rispettive difese nella fase precedente al giudizio.
Le argomentazioni difensive non sono state tuttavia ritenute sufficienti dalla Procura contabile per superare le contestazioni, che sono quindi sfociate nell'atto di citazione e nella richiesta di sequestro conservativo.
Truffa dei Gratta e Vinci: cosa succede adesso?
La nuova fase del procedimento non rappresenta ancora la conclusione giudiziaria della vicenda. il giudice designato dovrà valutare in camera di consiglio se confermare, modificare o revocare il sequestro conservativo. Le eventuali responsabilità amministrativo-contabili saranno accertate nel corso del giudizio, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Rimane però un elemento che distingue questa storia dalle consuete cronache delle lotterie: siamo di fronte a un'inchiesta sull'uso di informazioni riservate relative ai titoli vincenti.
La differenza tra un Gratta e Vinci da pochi euro e un premio da 7 milioni, secondo l'ipotesi accusatoria, non sarebbe stata nascosta sotto la patina argentata, ma nei dati accessibili attraverso i sistemi informatici.
Ed è proprio questa la questione più delicata sollevata dall'intera vicenda: la necessità di proteggere non soltanto la regolarità dei giochi, ma anche le informazioni che permettono di conoscere anticipatamente il valore e la distribuzione dei biglietti vincenti.
La società concessionaria è indicata dalle autorità come estranea ai fatti contestati. Per i cinque ex dipendenti coinvolti nel procedimento contabile, invece, la partita giudiziaria rimane ancora aperta.