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Doug Polk analizza il bluff contro Alec Torelli

Doug Polk ha analizzato il bluff tentato su Alec Torelli al Bicycle Casino di Los Angeles. Ecco come "WCG|Rider" valuta l'hero call del collega

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22/02/2017 08:03

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Quella tra Doug Polk e Alec Torelli è una mano che verrà ricordata a lungo, non solo perché giocata da due dei professionisti più popolari nel mondo del poker, ma anche perché c’è molto da dire dal punto di vista tecnico. D’altronde, l’hero call di Torelli con J-J su un board con un Asso e un Re e una tripla puntata dell’avversario, non è qualcosa che si vede tutti i giorni. Entrambi i professionisti avevano promesso di analizzare lo spot, e il primo a farlo è stato Doug Polk. Ecco cosa ha detto sul suo bluff che non è andato a segno.

“Stavamo giocando ai limiti $25-$50, ma questa mano aveva uno straddle da $100”, spiega il professionista di Las Vegas. “Per questo motivo Alec rilancia a $325. Preflop ho deciso di rilanciare dal bottone perché quando sei in posizione devi bilanciare il tuo range di 3-bet con qualche mano come 8 6 . Così postflop avrai qualche draw e qualche mano da bluffare. Queste mani bilanciano il tuo range di 3-bet”.

Dopo l’apertura di Torelli a $325 con j j e la 3-bet di Polk a $1.025 con 8 6 , Israeli Ron si trova sul big blind con a q . “Qua poteva fare di tutto”, dichiara Polk. “Forse, nei suoi panni, avrei 4-bettare piccolo, a $2.200, ma anche il fold va bene”.

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Sulla decisione di Torelli, invece, non ci sono dubbi: “Torelli ha due opzioni: call o 4-bet. Chiamare è quasi sempre la mossa migliore perché se 4-betti e metti tutto preflop stai flippando nel migliore dei casi e spesso sei sotto”.

Il flop è 7 a 2 . Alec fa check e la parola torna a Doug. “Con 8-6s, in questo spot, ci sono vari buoni motivi per c-bettare. Prima di tutto, con la nostra mano non blockeriamo alcun progetto di colore e questo è positivo perché possiamo ottenere valore dai flush draw e farli foldare nelle streets successive. In più se il turn è un 10, un 9, un 5 o un 4 posso continuare a puntare con un progetto di scala. Questa mano è ottima per bilanciare un range composto da progetti come flushdraw, backdoor flushdraw, progetti di scala a incastro e da mani di valore come A-K, A-Q, magari qualche A-J o anche A-2 e A-7. Puntare è un bel modo per mantenere il range bilanciato“.

Come preflop, Doug sostiene che il call di Torelli sia scontato su questo flop: “Qui ha una decisione facilissima da prendere. Non solo è avanti ai bluff, ma ha anche una picca in mano, che gli dà un po’ di equity nel caso in cui una carta a picche scenda sul turn”.

Il turn è un 3 e Torelli fa check.

“Il 3 apre una possibilità di flushdraw e Torelli fa check. Qui ho due possibilità: puntare e pianificare di puntare di nuovo anche su una blank al river, oppure fare check ed eventualmente foldare al river, ma al tempo stesso riprovare a puntare su alcune carte in caso di check. Perché ho deciso di puntare? Prima bisogna identificare il mio value range, che è composto da A-K, A-Q, A-2s, 5-4s e magari occasionalmente da A-7. Ho un range di value piuttosto largo. La domanda successiva è: qual è il mio range di bluff? Certamente ho dei flushdraws, soprattutto a quadri, perché con le combo a quadri punto sempre sia su quel flop  che su quel turn. Ma se ho solo combo a quadri non ho abbastanza mani per bilanciare il range di value, perché abbiamo un sacco di combinazioni di mani di valore. Alla fine ho puntato sul turn con l’intenzione di puntare su tutti i river blank”.

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Anche su questa street, secondo Doug Polk, la decisione di Torelli è molto semplice, seppure contraria alle precedenti:

Sul turn con J-J devi foldare senza pensarci due volte. Hai una mano che ha un po’ di showdown value per battere i bluff, ma prima di tutto hai una picca in mano non vorresti avere: così blockeri alcune mani del tuo avversario con le quali punterebbe sul flop e sul turn. Al contrario, con J-J blockeri solo una mano di valore come A-J, ma che sul turn fa spesso check back. Con Q-Q sarebbe stata tutta un’altra storia, perché blockeri una mano più forte come A-Q. Se chiami sul turn devi chiamare sulla maggior parte dei river, ma il grande problema di J-J è che blockeri i bluff ma non blockeri le mani di valore, quindi è una delle combo peggiori in assoluto per chiamare sul turn. Forse di peggio c’è solo 10-10, 9-9 e 8-8″.

Al river scende un k e Torelli fa check per la terza volta.

“Il K è una carta neutrale per entrambi. In realtà diminuisce le mie possibilità di avere A-K, ciò che significa che quando vado all-in sul river rappresento un range molto più polarizzato rispetto al flop o al turn”.

Per chiudere l’analisi del suo bluff, Polk si affida a una visione più generica: “Uno degli errori più frequenti nel poker è non bluffare a sufficienza, magari perché si crede di apparire come pessimi giocatori che non sanno cosa fanno. La realtà è che qui ho diverse combo di valore come A-K e A-2. Con tutte queste mani, insieme a 5-4s suited, punto su tutte le streets. Alla fine ho pensato che dovevo bluffare per bilanciare il mio range. A volte non puoi fare altro che premere il grilletto e sperare che vada per il meglio“.

Molti si aspettavano un giudizio severo da parte di “WCG|Rider” nei confronti dell’hero call al river di Torelli. Ma in realtà, dal suo punto di vista, il grosso errore è stato fatto sul turn.

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“Al river Torelli deve affrontare la bet e J-J non sembra più una mano molto buona. Se è vero che sul turn era un pessimo call, al river è più accettabile, seppur sbagliato. Credo che la condotta peggiore con J-J in questo spot sia call-call-fold, perché in quel caso devi chiederti che carta potevi sperare che scendesse al river per migliorare la situazione. Alla fine immagino che avesse una lettura su di me… A volte nel poker verrai beccato, c’è poco da fare. Ma devi continuare a fare il tuo gioco, anche perché se non vieni mai scoperto a bluffare vuol dire che bluffi troppo poco”.

NB: la nostra è una sintesi dell’analisi di Doug Polk, che si può ascoltare interamente nel video:

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