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Decreto Dignità, spazio ai “pirati” : spam selvaggio sui social dei .com, mentre i concessionari vengono “shadow bannati”

Facebook ha di fatto shadow bannato diversi concessionari che pagano regolarmente le tasse allo Stato mentre gli agenti del com continuano con lo spam. Un vero paradosso, dove chi rispetta le regole è penalizzato. Le conseguenze legali potrebbero essere pesanti.

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07/08/2018 16:03

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E’ entrato in vigore il Decreto Dignità con il divieto sulla pubblicità che ha avuto l’effetto immediato di un oscuramento generale su Facebook di molte pagine di parecchi concessionari autorizzati dai Monopoli di Stato ed anche alcuni media di settore (in barba all’articolo 21 della nostra Costituzione).

Come abbiamo più volte sottolineato, il provvedimento è un bel favore al gioco illegale e ai migliaia di siti non autorizzati presenti su internet: bene, in questi giorni lo spam selvaggio sui social è proliferato da parte di agenti senza scrupoli dei siti offshore che hanno già fiutato nell’aria la grande occasione di incrementare il proprio business.

Beffa nelle beffe per chi rispetta la legge. Una discriminazione palese che stanno subendo i concessionari che pagano le tasse allo Stato italiano, a causa di  una situazione paradossale che si è creata sul mercato, dove chi non rispetta le regole è agevolato.

L’ultimo episodio curioso è accaduto stamani (nello screenshot qui sotto). Un agente di un sito non autorizzato in Italia ha pubblicato senza esitare il link e l’offerta (rakeback, freeroll etc) illegittima nei commenti ad un post su Facebook dal nostro collega Cesare Antonini di Gioconews che, proprio nel suo articolo, denunciava  i problemi derivanti dall’applicazione del decreto Dignità etc.

Come potete vedere nei likes ci sono anche autorevoli giocatori (come Gabriele Lepore) che condividono il punto di vista dell’autore dell’articolo a difesa del mercato legale  ma nella discussione si inserisce Mirko X (abbiamo oscurato il cognome che non è italiano) e pubblicizza una poker room (abbiamo oscurato anche il nome del sito per non fargli pubblicità gratuita).

Non è però un caso. In questi giorni, sui social i giocatori di poker ed i semplici appassionati sono stati presi d’assalto dagli agenti. Lo stesso Mirko X (quello del commento) ha contattato stamani un nostro collaboratore in una chat di Facebook per offrirgli rakeback etc.

Morale della favola? Su Facebook i concessionari non solo non possono fare pubblicità ma sono stati anche oscurati e non possono comunicare con i propri clienti (in violazione dell’articolo 41 della Costituzione sulla libertà d’impresa).

Le rooms ed i casinò legali sono vittime di quello che in gergo si chiama Shadow Ban (che consente di essere visibili solo ad una percentuale ristretta dei propri utenti) mentre i siti .com e gli account fake proliferano e sono liberi di fare qualsiasi offerta ai giocatori. 

Le discriminazioni sui social network e le manipolazioni (con account spesso fake) della libera concorrenza sono in atto. E’ logico attendersi che gran parte dei concessionari reagiranno a questa situazione nelle sedi opportune. Gli estremi sembrano esserci tutti.

Stesso discorso su Google dove i siti .com hanno guadagnato le primissime posizioni. Provate a fare una ricerca: “poker a soldi veri” o “casinò a saldi veri” e vi capiterà di vedere di tutto nella prima pagina, alla faccia di chi rispetta le regole.

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