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Dipartimento Giustizia: il poker online non è vietato negli USA

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25/12/2011 10:47

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dipartimento-giustiziaNel 2012 il primo mercato mondiale, quello degli Stati Uniti, riprenderà – con ogni probabilità – a macinare soldi e lo farà nella massima legalità. La sicurezza quasi granitica di tale affermazione arriva – in modo diretto – dal Dipartimento di Giustizia (DoJ) ed in particolare da un pezzo grosso come Virginia Seitz, assistente della Procura Generale. E’ solo questione di tempo.

Virginia Seitz è una costituzionalista di spicco del DoJ ed ha dato una sua autorevole interpretazione alla legislazione federale sul gambling, giungendo alla conclusione che il Wire Act (la legge sul Betting approvata nel lontano 1961) si deve applicare solo – ed in modo esclusivo – alle scommesse sportive. Il poker online quindi non può essere ritenuto illegale in base a tale normativa. Una decisa inversione di marcia.

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Si tratta di una presa di posizione ufficiale del DoJ che potrebbe avere drastiche conseguenze per il passato ma anche per il futuro. Per il passato per il semplice fatto che il Dipartimento Sud di New York potrebbe rimanere spiazzato dall’interpretazione della Seitz nella famigerata inchiesta del Black-Friday: da sempre le rooms inquisite, in primis PokerStars.com e Full Tilt ritengono il poker semplicemente un gioco d’abilità.

Pertanto mancano i presupposti fondamentali per l’applicazione della normativa federale UIGEA che vieta le transazioni bancarie e finanziarie verso i siti d’azzardo. Non rientrando il texas hold’em e tutte le varianti in tale categoria, l’UIGEA non può essere contestata alle poker rooms. Ed è questo uno dei motivi principali della politica di PokerStars.com e Full Tilt Poker che non hanno mai offerto – nella loro storia – altri giochi (casinò, scommesse etc.) oltre al poker.

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Il problema è che i quattro siti di gioco coinvolti hanno aggirato il ‘blocco bancario’ con metodi non proprio ortodossi, senza dubbio in contrasto con le norme federali sul sistema finanziario statunitense. Il processo di New York non ha comunque un esito così scontato come potrebbe sembrare.

L’interpretazione autentica sul Wire Act era attesa in questi mesi da molti Stati (in primis Nevada e New Jersey) intenzionati a far approvare nel 2012 una normativa permissiva nei confronti del poker online.

John Pappas, direttore esecutivo della potente Poker Players Alliance (PPA), ha commentato: “Avevamo bisogno di un chiarimento di una legge così antiquata e confusa. Per anni studiosi di diritto e giudici hanno discusso se il Wire Act dovesse essere applicato anche alle discipline non sportive. L’annuncio odierno conferma il fatto che il poker su internet non viola questa legge”.

Virginia Seitz ha dato un’interpretazione restrittiva ed è arrivata alle seguenti conclusioni: “le proposte per le lotterie online di New York e dell’Illinois non comportano scommesse su eventi sportivi e pertanto il Wire Act non li vieta”. Il procuratore generale ha voluto dire: tale legge si applica solo ed esclusivamente al betting.

Su questi presupposti Pappas vede un futuro radioso negli USA: “con questa presa di posizione, i responsabili politici, sia statali che federali, della regolamentazione del poker online, potranno andare avanti con il conforto della certezza legale”. Non ci sono più ostacoli all’introduzione nei primi mesi del 2012 del texas hold’em in rete nel Nevada. In una prima fase saranno assegnate solo cinque licenze che vedranno come attori protagonisti naturalmente i casinò di Las Vegas: Caesars Entertainment e Boyd Gaming (in joint venture con MGM e Bwin.Party) hanno già presentato domanda formale. Per la legge ferale i tempi saranno più lunghi; nel frattempo i big della Strip si prenderanno il mercato. Tutto secondo copione.

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