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Quando Donald Trump creò il primo campionato di poker live negli anni ’90. I suoi asset nell’online

Donald Trump e il poker, un rapporto molto stretto. Negli anni '90 ha creato il primo circuito per professionisti ed ora ha quote rilevanti in un network online.

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24/01/2018 14:03

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In molti ignorano il fascino che Donald Trump ha sempre provato verso il mondo del poker: “Il poker è un bellissimo microcosmo della vita” aveva detto nel 1996 l’attuale presidente degli Stati Uniti al leggendario Gabe Kaplan durante un final table televisivo trasmesso su ESPN. Al tavolo era presente anche un giovane (32enne) Phil Hellmuth.

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Il giovane Donald Trump davanti al suo Trump Taj Mahal

Trump ha mai giocato con regolarità a poker? Al tempo smentì a modo suo: “Conosco un pò come si gioca ma sono così impegnato che mi è impossibile sedermi, credo che la mia vita sia stata un grande gioco di poker e la partita è andata alla grande”.  Trump, al tempo, ignorava cosa sarebbe successo… 20 anni dopo, con l’inaspettata vittoria nella corsa per la Casa Bianca e l’heads-up vinto contro Hilary Clinton.

Più preoccupanti le sue metafore in delicati scenari di politica internazionale: “Stiamo giocando una partita di poker molto difficile e nessuno vuole rivelare la sua mano” riferendosi una settimana fa alla crisi politica sul “nucleare” con la Corea Del Nord.

Trump è un maestro di bluff anche in politica? Di sicuro ha dei legami profondi con il mondo del poker.

Quando era proprietario del Trump Taj Mahal Casinò ad Atlantic City aveva creato il primo circuito americano per professionisti negli anni ’90: l‘US Poker Championship che venne ospitato per la prima volta nella sua sala da gioco del New Jersey. Il circuito era stato ideato da lui stesso.

 

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Il circuito è arrivato a toccare l’apice nel 2006 quando nel Main Event da €10.000 venne assegnato un super premio da $878.500. Era l’alternativa alle WSOP e a Las Vegas negli anni ’90.

Nel post black friday, Donald Trump ha lanciato un network di poker online in società con 888Poker e il suo amico finanziere Marc Lasry: si tratta di All American Poker Network, piattaforma attiva in New Jersey e autorizzata in Nevada. Trump ha anche un hotel a Las Vegas ma non ha la licenza per il casinò.

Per questo motivo è molto probabile che Trump veda di buon occhio la regolamentazione online dei singoli stati (la sua politica in generale è sempre stata di rispetto delle autonomie locali). In ambito federale però l’alleanza con Sheldon Adelson si fa sentire e blocca qualsiasi tipo di progetto di nuova disciplina in tutti i 50 stati.

All’inizio della campagna elettorale aveva dichiarato: ““è arrivato il momento per gli USA di riconoscere il gioco online come avviene in tutti i paesi del mondo”. L’appoggio poi dei guru di Las Vegas repubblicani come Adelson e Steve Wynn lo hanno però dissuaso ad andare avanti con un disegno più ampio a livello federale.

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