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La 'Perestrojka' russa può rilanciare il poker mondiale

La clamorosa retromarcia del Governo russo sul poker online, con una timida ma significativa apertura, potrebbe riaprire scenari positivi e inaspettati per l'industria dell'e-gaming. C'è da sottolineare che, con ogni probabilità, i collaboratori di Putin potrebbero legalizzare solo il poker e vietare il resto del gambling (casinò e slot in particolare), ma per il settore potrebbe rappresentare una boccata d'ossigeno vitale. 

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Prendiamo, per esempio, la prima room mondiale: dopo il black friday e il ban negli States, PokerStars.com ha senza dubbio un field più filo-russo (il mercato principale rimane quello tedesco, anch’esso non regolamentato) ed il numero dei cinesi è senza dubbio in aumento. 

Cina e soprattutto Russia però rappresentano per il poker mondiale una grossa incognita. Stars è stato il primo sito ad essere bannato dai provider russi. Il ripensamento di Mosca potrebbe rappresentare una svolta per il futuro, considerando che negli USA, i mercati regolamentati (Nevada, Delaware e New Jersey) non riescono a crescere, mentre quelli con un potenziale (California), mostrano ancora parecchi ostacoli politici.  La Russia potrebbe essere il polmone per rivitalizzare il movimento globale.   

In base ad un rapporto di RAPSI (Russian Legal Information Agency), Igor Shuvalov (braccio destro del primo ministro  Dmitry Medvedev) ha esortato il Ministero delle Finanze e dell'Economia a preparare una ricerca ed analisi per la legalizzazione del texas hold'em e delle altre varianti.

Secondo i primi numeri forniti dalle associazioni favorevoli a questo provvedimento, il poker potrebbe essere una risorsa extra da non sottovalutare per l’Erario: le entrate complessive per il fisco potrebbero essere di 5 miliardi di rubli nell'arco di 3 o 4 anni (più di 100 milioni di euro), tra tasse dirette sugli operatori e sul reddito dei giocatori. 

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Dal 2009, il Russian Poker Tour è stato costretto ad emigrare in Ucraina e in altri paesi confinanti

In base alle prime ricerche di mercato, la maggioranza dei russi ritiene il poker un gioco intellettuale ed è favorevole alla libertà di poter scegliere. Nel 2007, in Russia il poker era considerato uno sport. Poi vi è stata due anni dopo, la cancellazione definitiva dal registro ufficiale delle discipline sportive. E da quel momento, un circuito importante come il Russian Poker Tour è stato costretto ad emigrare fuori dai confini.

Nonostante la guerra aperta e dichiarata di Putin al gambling (ha fatto chiudere centinaia di casinò e poker rooms solo a Mosca), l'attuale Governo sta pensando ad una distinzione mirata tra poker e gioco d'azzardo. D’altronde, in Russia continuano a giocare tutti ed è un problema riuscire a tenere sotto controllo un movimento così vasto.

Editor in chief - Giornalista e analista betting
Luciano Del Frate è giornalista iscritto all’Ordine da oltre 25 anni e vive a Malta dal 2012. Laureato in Giurisprudenza, è specializzato nei sistemi regolatori del settore gaming e nella comunicazione del gioco legale in Italia. Dopo gli inizi tra quotidiani e televisioni, dai primi anni 2000 lavora nel mondo delle scommesse come consulente, approfondendo da vicino le dinamiche del mercato internazionale. Dal 2010 fa parte della squadra di Assopoker, dove racconta poker, betting e industria del gioco con un approccio tra analisi, esperienza e passione. Malato di sport fin da bambino, non ha mai smesso di inseguire quel sogno nato sfogliando il Guerin Sportivo