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Stop di Pechino al poker: a Macao chiudono 2 rooms, nuove location per Stars e Alibaba

Addio al boom del poker in Cina? Probabile. Il sogno di vedere la texana proliferare per tutta la nazione ha subito un brusco stop da Pechino. I motivi? Sono principalmente due.

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08/05/2018 10:06

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Innanzitutto le app mobili asiatiche di poker si stavano prestando a giochi a dir poco pericolosi : come vi avevamo raccontato, gli high stakes online si erano (in parte) spostati su applicazioni all’apparenza innocue (play for fun) per lo più promosse da cinesi.

I players usavano le chips virtuali per tenere i conteggi, in realtà stavano scommettendo real money. Le app tutt’oggi celano uno scambio di denaro reale che avviene grazie ad agenti che vanno in giro per tutta l’Asia (e non solo) con valigette piene di cash.

Pechino non poteva più tollerare questo “traffico” di scambio di denaro illegale.

La guerra commerciale a Trump passa anche dal poker e dai casinò

Il secondo motivo è politico: nella guerra commerciale alimentata da Donald Trump non si fanno prigionieri e l’obiettivo è quello di colpire naturalmente le società occidentali che hanno interessi più o meno forti anche nel mercato del gambling cinese.

Come vi abbiamo raccontato, il Governo sta pensando a delle alternative a Macao proprio per colpire i casinò americani (Wynn e Las Vegas Sands in testa che sono i principali finanziatori del partito repubblicano statunitense e di Trump).

A Macao tornei a rischio

I provvedimenti voluti da Pechino provocano però anche dei danni collaterali seri: in primis, Macao, almeno nei tournaments, rischia di perdere la propria leadership in Asia. La Cina vieta non solo la diffusione delle poker app ma anche la pubblicità sui social e non solo.

PokerStars Live lascia l’ex colonia portoghese

Per questo motivo due poker rooms a Macao hanno dovuto chiudere i battenti: la prima è quella del City of Dreams che vantava una partnership forte con PokerStars (all’interno del casinò vi era la PokerStars Live sede naturale dell’APPT).

Questa volta difficilmente assisteremo ad un trasloco come avvenne nel 2013 quando PS Live si trasferì dal Grand Lisboa al City of Dreams. La promozione del poker in Cina è vietata e, non a caso, Eric Hollresiser, portavoce storico del gruppo, non ha fatto accenni ad un futuro nell’ex colonia portoghese.

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Hollreiser ha affermato: “possiamo confermare che la collaborazione con il City of Dreams di Macao è terminata. Stiamo lavorando per garantire continuità nel portare eventi live di qualità in Asia”. La meta naturale sembra essere Manila (dove è in corso il PokerStars Deepstacks che ha battuto diversi record in questi giorni), nuova capitale degli high stakes, magari proprio il casinò City of Dreams che nella capitale delle Filippine.

Chiusa room del Galaxy, rimangono aperte le porte al Wynn e Venetian

Chiusa un’altra sala da poker: quella del Galaxy Macau. Rimangono aperte il Wynn ed il Venetian (l’unica room che offre un discreto numero di tornei). Il Macau Billionaire Poker non ha comunicato novità in queste settimane (è la sede dell’Asian Poker Tour). Mentre la storica sede del Big Game, il mitico Poker King Club rimane attivo all’interno di StarWorld. C’è poi ancora qualche tavolo aperto al Grand Lisboa.

Alibaba e l’IPT  cercano una nuova sede

Non solo PokerStars è rimasta spiazzata dalla decisione del Governo cinese: c’è un’altra multinazionale Alibaba che è rimasta disorientata. La regina cinese dell’e-commerce sta finanziando il progetto dell‘International Poker Tour. L’IPT ha ufficializzato di aver sospeso la prossima tappa a Macao che doveva avere un garantito di 5.000.000HK$. Si può dire che anche in Cina il poker stia vivendo un altro black friday e per i prossimi anni difficilmente si potrà parlare di sogno cinese nel texas hold’em.

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